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Forse in Italia, l’argomento più trattato è proprio quello del cosìddetto “post Rossi”, si perchè il Dottore promette altri due – tre anni nel motomondiale. Ci sono i Dovizioso, Simoncelli che potrebbero regalarci qualcosa, Melandri che sta avanzando con l’età, Corti, De Rosa, Iannone, tutti però ancora talenti molto acerbi.

Savadori in azione

Diamo uno sguardo ai ragazzini, i giovani che partecipano al mondiale 125: dominato da “bambini spagnoli” sedicenni o poco più grandi, con qualche exploit di Smith, inglesino lentiginoso, Cortese, tedesco che è riuscito a fare qualcosa, ma l’Italia, fatica ad arrivare a punti! Non succedeva da anni e anni. Abbiamo un Lorenzo Savadori, il più promettente, ma non ancora capace di essere competitivo in un contesto mondiale.

Qui si apre un discorso lungo e complicato: Si perchè nel nostro Paese, per un aspirante pilota che voglia prendere parte ad un qualsiasi campionato o trofeo che sia, si apre un percorso lungo e tormentato… Ci vogliono 350€, per ottenere la licenza FMI. Per correre la Premier National Cup ad esempio, un semplicissimo trofeo a livello nazionale, la quota di iscrzione si aggira attorno ai 600€, cifra non indifferente per un campionato con pochissima visibilità e valore. Il problema è che un pilota alle prime armi, entra in un trofeo come ad esempio questo e si ritrova gli “scarti” di qualche mondiale, come SBK, SS, o mondiale 125, seguiti da strutture, con meccanici professionisti che fanno i “bulli” contro le formiche. Capite bene che un novellino non può competere con piloti che hanno una certa esperienza, quindi non hanno la possibilità di esprimersi, di avere soddisfazione che possono portare ad incoraggiare qualche team di livello superiore.

Non è tutto. Il nostro campionato italiano, che comprende 125GP, 600 STK  e SS 1000 STK e SBK è la massima espressione a livello nazionale per quanto riguarda le due ruote. La quota d’iscrizione è assurda. I costi sono spropositati, se si conta che per essere a livello di team del calibro di Lorenzini by Leoni o altri team che partecipano al mondiale, ci vogliono almeno 60000€, che sono quasi impossibili da trovare per un pilota con relativa esperienza. Daltronde, chi sarebbe disposto a spendere una cifra così elevata per sponsorizzare un pilota che non può fornire garanzie?

Nel paddock del CIV, si vedono bilici, camper, strutture di team con persone che lavorano esclusivamente per il loro pilota ma si vedono anche piloti in tenda, che arrivano con la loro macchinina, magari con il carrello e una cassettina degli attrezzi. Potete capire che, può avere tutto il manico del mondo, ma non è immaginabile competere contro strutture così organizzate.

La conseguenza è che, in Italia, corrono i cosìdetti figli di Papà, con grosse potenzialità economiche, ma zero talento. Queste sono solo alcune delle ragioni che stanno portando ad una crisi esponenziale, il motociclismo italiano.

Se non ci sarà una rivoluzione totale, magari prendendo spunto dalle norme spagnole, il movimento italiano a livello internazionale, morirà molto rapidamente!

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2 COMMENTS

  1. In Italia come il solito appena hanno visto il mercato della moto crescere ne hanno approfittato per spennare la gente. Molti “futuri Valentini” (o presunti tali) mollarono la scuola pensando di sfondare e invece sono rimasti senza niente, anzi, coi debiti e magari anche senza titolo di studio e adesso fanno gli operai.

  2. L´unico che sta venendo fuori è Scassa, ma ci ha messo tantissimo e fino a 3 settimane prima del mondiale era praticamente a piedi…se non fosse stato per degli amici appassionati uno dei più veloci giovani italiani sarebbe a casa perchè nessun team gli ha offerto una moto.

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