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Con un terzo posto opaco, il campione del mondo in carica, il giovanissimo Sebastian Vettel si riconferma ancora una volta sul tetto del mondo a soli 24anni. Il tedeschino raggiunge nell’albo d’oro gente del calibro di Ascari, Graham Hill, Fittipaldi, Hakkinen e non ultimo il suo rivale principale nel campionato del mondo Fernando Alonso. Ovviamente dopo la conquista del titolo si sono scatenate le opinioni più svarite. Il grosso degli addetti ai lavori e tifosi si è diviso in chi pensa che Vettel sia talmente forte da inaugurare, e superare l’era Schumacher, e chi pensa che senza una Redbull così competitiva, e imbattibile, il tedesco non avrebbe dominato così facilmente.

Noi vogliamo esaminare la questione da entrambi i punti di vista. E innagabile che il ruolino di marcia di Sebastian Vettel con prestazioni in qualifica che ha lasciato solo le briciole al compagno di squadra, unico con la stessa vettura a sottrargli fino a questo momento solo tre partenze dal palo. Vettel ha dominato le gare partendo davanti e imponendo un ritmo infernale per tutti, dimostrando si saper valorizzare al massimo una vettura già perfetta, annichilendo letteralmente la concorrenza. E’ stato chiaro fin dall’inizio che con queste prestazioni, la conquista del suo secondo mondiale era solo una questione di capire con quante corse di anticipo sarebbe avvenuta. Il campione tedesco non è stato solo veloce, ha anche dimostrato di avere il cosiddetto pelo sullo stomaco, senza timori reverenziali nei confronti di nessuno attaccando dove uno qualunque avrebbe fatto calcoli per evitare rischi. Ma è anche stato vittima di paurosi cali di concentrazione come in Canada 2011, oppure ha subito troppo le scelte strategiche sia di soste che di gomme da parte della squadra senza intervenire per cambiare le cose in corsa come invece ha fatto alla grand uno su tutti Jenson Button che non a caso e il pilota con il maggior numero di vittorie dopo il tedesco proprio quando Vettel e la sua squadra sono venuti meno.

Ma quanto del mondiale di Vettel è merito della Sua RB7?. Iniziamo subito col dire che lo spessore di una vettura non è data dalla prestazione del pilota più forte in classifica, ma da quello più indietro. La differenza di punti tra i due sta tutta nel piede, nella testa e nel coraggio, come nella capacità di settarla di chi conduce la macchina che sta davanti. Sulla base di questo ragionamento possiamo senza ombra di dubbio asserire che Sebastian Vettel ha esaltato la Redbull RB7. Se questa macchina l’avessero condotta due piloti colpiti da una stagione opaca come Mark Webber, adesso staremmo parlando di una stagione bellissima con almeno 5 piloti in lotta per in titolo ristretti in una manciata di punti mentendo sulla reale potenzialità di questa vettura. Invece la realtà dice che c’è un pilota che guida la RB7 vince il titolo con 4 gare di anticipo, mentre il compagno fa fatica a mettersi dietro due aversari che per quanto di tutto rispetto guidano macchine allo stato dei fatti palesamente inferiori. Senza considerare che Vettel ha vinto a Monza 2008 con una Toro Rosso che non era manco l’ombra dell’attuale Redbull RB7 dimostrando di saper valorizzare le situazioni, e le vetture con il suo talento nella guida.

Se questa però sia l’inizio di un’altra era Schumacher non è possibile dirlo. Le carte in regola ci sono, ma le stesse considerazioni si fecero quando a vincere due titoli consecutivi fu Fernando Alonso nel 2005 e 2006 proprio contro il tedesco settevolte campione del mondo. Inoltre sembra che la politica della Federazione spinta da interessi economici della Fota tenda a impedire, anche con continue modifiche regolamentari, il dominio incotrastato di un solo pilota o di una sola macchina per evitare cali di spettacolo paurosamente pericolosi come successe nell’apice della era Ferrari-Shumacher. Sicuramente se il tedesco ha un talento così immenso verrà fuori e i numeri nel futuro ci diranno quanto sarà entrato e meno nella leggenda del motorsport.

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