E’ dagli inizi degli anni 2000 che la F1 ha deciso di allargare i propri orizzonti, portando il suo unico e famoso circus in posti prima impensabili, tentando di entrare nei cuori di una nuova (e consistente) fetta di pubblico mondiale. Un progetto riuscito per alcuni (in primis Malesia) e fallito in altri. Nonostante questo però il desiderio di asportare la realtà della massima serie in nuovi paesi rimane forte, tutto guidato dalla mente e volere di Bernie Ecclestone, uno dei più accessi sostenitori di tale idea oltre che vero artefice. Già in queste ultime stagione, nonostante il calendario sia arrivato alla soglia massima di venti Gp all’anno, gli appuntamenti nel vecchio continente si sono ridotti soltanto a nove, tra le perplessità del pubblico affezionatissimo ai circuiti oramai definiti “storici” e più che critici nei confronti delle moderne opere firmate tutte dall’architetto Herman Tilke. A quanto pare però questo è solo un passo di un progetto ben più grande.

Credo che l’Europa non abbia futuro in F1. Va bene per il turismo, nient’altro. E’ il passato, in futuro non vi si correranno più di cinque GP” dice Ecclestone in una intervista rilasciata al quotidiano spagnolo Marca. La terra ove è nata e cresciuta la Formula uno quindi è destinata ad avere una minuscola parte nei futuri impegni e date, lasciando completamente il passo a nuove realtà disposte a pagare suon di miliardi pur di ospitare un week-end valevole per l’iride. Il problema infatti non è l’interessa del pubblico, bensì le finanze che i dirigenti dei circuiti possono e vogliono spendere. Cifre molto più basse rispetto a quelle dei ricchi sceicchi oppure dei grandi paesi in via di sviluppo. Ovvio quindi spostare altrove l’attenzione, lasciando solamente le gare davvero storiche e irrinunciabili come Montecarlo, Monza e Silverstone.

“Il prossimo obiettivo? Certamente la Russia, perché abbiamo un contratto, forse il Sudafrica, il Messico. L’Europa è stata l’anima della F1, ma ora non più” Eppure la Spagna continua ad avere due gare del Mondiale a Catalunya e Valencia, anche se: “…per Barcellona è difficile far quadrare i conti. C’è un contratto in vigore. Dipende da Barcellona, se vuole lasciare..” Inoltre adesso vi è l’intenzione di tornare negli Stati Uniti, anche se il Gp di Austin, prima previsto per il prossimo anno. potrebbe seriamente veder slittare la sua data al 2013: “Rispettiamo sempre gli accordi” dichiara Mister E “Ma se Austin viene cancellato, non ci sarà nessun evento sostitutivo” D’altronde le richieste cominciano ad essere davvero tante e si può tranquillamente fare i preziosi. La domanda però rimane sempre la stessa: siamo davvero sicuri che recidere le origini e cancellare tutto quello che è stato sia giusto?  

 

Riccardo Cangini

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