Riuscirà Raikkonen a tornare il grande pilota che era prima del suo momentaneo addio alla F1? E’ questo il grande quesito che accompagnerà tutto gli appassionati di F1 sino, probabilmente, all’inizio della prossima stagione. D’altronde la voglia e convinzione di credere in certi “miracoli” sono svanite con il casco Schumacher ormai da due anni abbondanti. Persino il pilota, statisticamente, più grande nella storia della Formula uno ha faticato non poco nel ritrovare ritmo e competitività, subendo per la prima volta in carriera le prestazioni del suo compagno di squadra. Inoltre difficilmente “Kaiser” Michael tornerà ad essere il cannibale che era quando vestiva una tuta rossa, sia per via di una monoposto non alla altezza delle mitiche F2002 o F2004, sia perché l’età inevitabilmente fa sentire il suo peso. Volendo quindi si potrebbe trasportare questo discorso anche sull’argomento “Come back Kimi” pur rispettando e considerando le dovute differenze.

Quando Iceman lascio il circus iridato più seguito del mondo era il 2009. Due anni fa il regolamento e le caratteristiche delle monoposto erano, più o meno, molto simili. Vi erano già le particolari forme e dimensione dei due alettoni, una importante perdita di carico rispetto alle vetture precedenti ed addirittura l’uso del Kers. Per quanto riguarda le grandi innovazioni successive non si porrà il problema visto che quasi tutte, in primis il sistema degli scarichi soffiati, sono stati messi al bando da parte della FIA. Lo stesso Kimi ha ammesso di non essere preoccupato a riguardo, eccetto per le gomme Pirelli, unico vero fattore completamente mutato. Il finlandese infatti ha utilizzato e indistruttibile Bridgestone, pneumatici di carcassa e filosofia radicalmente diversa rispetto al prodotto italiano. Comunque un talento del suo calibro non dovrebbe metterci molto a capirne il comportamento e quindi adattare il proprio stile di guida in funzione delle coperture. Anche se i dubbi rimangono.

Il campione del mondo in carica Sebastian Vettel infatti vuole avvisare lui e noi tutti: “Se penso alla macchina che ho guidato due anni f” dice “Vedo che è molto diversa dall’attuale. E’ incredibile il ritmo delle evoluzioni. Anche durante la stagione, nuovi pulsanti appaiono sul volante. Posso immaginare che sia molto difficile tornare subito allo stesso livello di prima” Visivamente le differenze sono minime, ma andando più a fondo due anni è un periodo incredibilmente grande nel frenetico mondo della F1. E l’esempio di Schumacher calza a pennello: “Abbiamo visto cosa è successo con Michael Schumacher. Lui ha lasciato quando era al vertice, ma al rientro nel giro si è reso conto che molte cose erano cambiate, vivendo l’esigenza di avere del tempo a disposizione per adattarsi” E se a dirlo è un manico come Vettel, per giunta molto amico di Raikkonen, vi saranno dei validi motivi. D’altronde si sa che sarà una sfida più che tosta anche per l’iridato 2007. Ma è proprio questa la scintilla che accende la passione e il coraggio.

 

Riccardo Cangini

1 COMMENT

Comments are closed.