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Dicesi “scultura fluida”. E’ la ferrea regola cui si basa tutto il prodotto targato Hyundai. Armonie delle forme con tono forte, bellezza che evita la debolezza. Il mercato europeo è uno dei più attenti ed esigenti e la casa coreana non vuole nascondere il suo impegno ed intenzione di conquistare altre fette di mercato. D’altronde il suo logo è tornato (più o meno) in pianta stabile nella nostre trafficate strade ed ora è tempo di consolidare quanto fatto in tutti questi anni. Un passo in avanti importante, evitando però rischi inutile e fatali, soprattutto in un momento delicato come questo. Ecco perché le due novità mostrate al Motorshow, saggiamente sottolineate e fatte passare come un vero evento, in realtà non colpiscono più di tanto bensì si intrufolano a bassa voce, sperando che sia la qualità e le opzioni disponibili a far nascere il vitale passaparola tra clienti e non.

I30

Si inizia con la seconda generazione della I30, decisa a divenire una valida alternativa puntando tutto sulla sua versatilità. Bella da guidare sia in città che fuori, look studiato e soprattutto sei interessanti motorizzazioni (tre benzina, tre diesel). Da 90 a 135 cavalli con tanto una coppia robusta che si estende lungo un ampio arco d’erogazione, tutti ovviamente Euro5 e con cambio a scelta tra automatico o manuale. Pecca l’effettiva mancanza di cattiveria anche per il motore più spinto (0-100 in 10 secondi e nove, velocità massima 195 Km/h), ma per una viabilità così intasata di traffico e controlli sono più che sufficienti. Inoltre il tutto si fa ancora più interessante grazie ad un pacchetto unico nel suo genere: 5 anni di garanzia, 5 anni d’assistenza stradale e 5 anni di controlli gratuiti. Sul piano affidabilità quindi zero sorprese e ansie. Purtroppo però, se si và oltre i freddi numeri, il tocco della personalità manca ancora. Rispetto al modello precedente il muso mostra tutta la ricerca compiuta dai tecnici coreani, con una griglia armonica che unisce bene i fari e i fendinebbia. Però poi tutto il resto appare una veloce scopiazzatura della nuova Ford Focus, sorpratutto per quanto riguarda il muso e luci posteriori. Con la differenza che la casa americana ha già immesso sul mercato la sua vettura, mentre questa I30 arriverà a 2012 inoltrato. In una categoria così combattuta anche sbagliare di mezzo passo si può rilevare fatale.

I40

Vi è anche una sorella maggiore nata sulle stesse idee, disegni ed obbiettivi della sopra citata. Con l’unica differenza del nome (I40, tanto per rimanere in tema) e del segmento di appartenenza (il D). Si passa quindi alle berline, dimensioni più grandi ed una disponibilità di motorizzazioni dedicate. Un 1.6 e un 2.0 benzina oppure due 1.7 diesel, senza scordare l’ovvio cambio automatico per non rinunciare a comfort e tocco di eleganza. Nessun risparmio in termini di sicurezza, con tutti i più recenti sistemi elettronici installati per assicurare la massima protezione sia a guidatore che passeggeri. Oltre ai sempre più citati e presenti ESP (Electronic Stability Program) ed ABS (Anti-Bloccaggio dei freni) si potranno installare anche sistemi come Hill Start Assist Control (che aiuta il guidatore nella partenza in salita), Brake Assist System (frenata assistita) e l’Emergency Stop Signal. Zero compromessi anche per gli airbag, saliti a nove e posizionati in tutti i punti più strategici, compresi laterali e zona posteriore. Si vuole impressionare positivamente lasciando commenti e parole solo ai clienti, alla ricerca del perfetto rapporto tra costo e qualità. Se poi l’I40 esteticamente non fosse così uguale alla I30 sarebbe solo un pregio aggiuntivo. Senza il nome presente sulla targa apposita il rischio di confondersi è davvero troppo alto. Almeno finché non ci si fa l’occhio.    

 Veloster

Impossibile non chiudere lo stand Hyundai lasciando un poco di spazio alla Veloster, la risposa più sportiva che la casa coreana offre nel suo listino. Effettivamente il primissimo impatto è più d’effetto rispetto alle due novità presenti proprio affianco. L’I30 e I40 Sono sì delle anteprime, ma le linee più cattive e meno armoniche della Veloster chiedono (ed ottengono) ancora molti sguardi. Si capisce che le rivali sono la DS3 e, soprattutto, la Renault Megane. Dove manca l’esperienza in questo settore arriva il tentativo di emulare, nonostante quell’esperimento della terza porta asimmetrica che fa sembrare una fiancata diversa dall’altra rimane, ancora adesso. una idea molto originale (bella è un altro discorso). Nota dolente ed amara il motore. Ci si aspetta animo race ed un certo atteggiamento tutto pepe non appena superati una creta soglia di giri, ed invece la Hyundai ha sottovalutato questo punto, rendendola tutto fumo e niente arrosto. Una grave lacuna che verrà colmata in primavera, quando sarà montato un propulsore turbo twin-scroll da 207 CV che dovrebbe accontentare le tantissimi richieste di potenza e velocità arrivate non appena la Veloster si è scoperta un tenero micetto vestito da tigre selvaggia. In attesa c’è sempre il cambio doppia frizione DCT pagando un sovraprezzo di 1.490 euro, ma attendere la nuova unità è la scelta più consigliata sotto tutti i punti di vista.

Riccardo Cangini

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