Anche se il nome (ancora) non è familiare e guardando la nazionalità d’origine si rimane perplessi e non proprio fiduciosi, stiamo sempre parlando di un colosso automobilistico pronto a investire e tentare nuove strade in un periodo ove la paura ed il timore la fanno da padrone. L’indiana Mahindra, forte del suo potere e ricchezza, dal 2008 ha deciso di allargare i suoi orizzonti, sino a progettare un SUV destinato al mercato globale, comprendendo anche noi, scettici europei, da sempre coccolati e controllati dalla forte presa dei costruttori tedeschi non appena si parla di Veicoli Utilitari Sportivi. L’alternativa non è più solo giapponese, ma stanno arrivando nuove realtà bravissime ad attirare attenzione e ritagliarsi un sufficiente spazio. Puntare sulle debolezze dei rivali, forti del proprio carattere tanto da presentare un modello per davvero inedito nella propria gamma. Nessun restyling di un vecchio nome ma un nuovo arrivato, seguendo fattezze e fascino di un ghepardo.

XUV 500

Eleganza e aggressività. Come un ghepardo.

Ed ecco la regina, o il re, dello stand Mahindra al Motorshow. Il nuovo XUV 500, progettato intorno all’idea di replicare le fattezze e lo spirito del ghepardo attraverso un particolare design, soprattutto per quanto riguardo il muso anteriore. Una griglia che si estende per tutta la lunghezza possibile, interrotta dai due fari muniti delle inedite “luci a visione laterale”, perfette per le curve strette a visione limitata e dal disegno molto aggressivo di parafango e muso. Un apprezzabile tentativo vista l’incredibile somiglianza di tutti gli atri SUV presenti sul mercato, ma di “felino” si vede veramente poco. Meno entusiasmante il corpo macchina e il posteriore, in linea con i canoni europei evitando comunque scopiazzature stupide e superficiali. Lo spazio non manca di certo, sia nel bagaglio che negli interni (sette posti disposti su due file). Ed è proprio sul concetto vivibilità ed eleganza che la Mahindra ha riservato un occhi particolare. Cattiva fuori, rilassante dentro. Atmosfera di casa, comfort da salotto con colori (e pelli) a tema oltre che un divertente studio sull’illuminazione, presente sia nei canonici luoghi che nelle maniglie (!). Il cruscotto e consolle centrale si presentano molto bene, mantenendo sempre una certa originalità non eccessiva. Leggermente più difficile il quadro comandi, quasi incastonato l’un l’altro tra contachilometri e contagiri, scomodo ed antipatico al primissimo contatto.

Interni curati e con tutti gli optional del caso.

Non mancano poi i vari accessori come il climatizzatore elettronico, il navigatore “touch screen” e la possibilità del guidatore di regola il suo sedile in otto modi differenti. L’esperienza che questa casa ha accomunata negli anni in materie di Jeep e SUV traspare con forza. In termini di sicurezza abbiamo sei air-bags tra frontali, laterali e a tendina in aggiunta ad una carrozzeria dotata di barre anti intrusione, rispettando gli altissimi standard anche nei controlli elettronici (ABS, ESD, sistema antiribaltamento, controllo trazione, assistenza alle partenze in salita). Un mare di dati e possibilità, tutto per dare sicurezza e tranquillità al cliente alla scoperta di un marchio praticamente assente nella giungla delle nostre strade. Ma i punti dolenti non mancano, ed interessano un caposaldo basilare per appassionati e non solo: il motore. Mentre si può addirittura scegliere tra due allestimenti differenti degli interni, di propulsori vi è solo un 4 cilindri turbodiesel common-rail 2,2 litri da 140 CV, abbinato ad un cambio manuale a 6 marce. Stop. La potenza non manca, ma limitare la scelta ad un solo esemplare non è mai una scelta consigliata. Inoltre tutte queste finiture, optional ed eleganze (oltre a costare) pesano, e tanto. Difficilmente lo sprint sarà bruciante come quello di un ghepardo.

Lo spazio c'è e si vede.

Gamma Goa

Percorsi impervi? Nessun problema.

Di contorno all’inedito XUV 500, la Mahindra ha portato un’altra gamma molto importante nel suo mercato: il Goa. Nessuna novità o particolari innovazioni per questo grosso e forte fuoristrada mossi da un 4 cilindri turbodiesel di 2.2 litri con filtro anti-particolato che sviluppa 120 CV con coppia massima di 290 Nm. Oltre alla versione “GLX” rivolta all’uso di tutti i giorni, vi è anche quello pick-up con singola o doppia cabina, ideali per l’uso lavorativo (tra cui forze dell’ordine). Le dimensioni sono più che generose e lo stile sobrio di muso e disegno portano ad un pubblico di nicchia, con esigenze particolari e lontana dalle strade cittadine. Dal 2012 saranno omologati Euro 5, ma se volete scoprire la bellezza indiana a quattro ruote, la scelta migliore rimane il SUV tutto nuovo descritto sopra, ormai pronto ad iniziare la sua battuta di caccia.

 

 

Riccardo Cangini

2 COMMENTS

  1. Riccardo, bel servizio si parla sempre dei soliti una volta tanto anche di questa casa automobilitica che cerca di spingere in Europa anche se penso che il suo vero mercato sara’ la Russia che e’invasa da automonbili coreane e perche’ no adesso anche indiane.

    Quando sono stato in Russi,a anni fa a Vladivostock, sono rimasto sorpreso di vedere una miriade di pulmini coreani 4×4 mai visti qui, con motori turbo da 4 litri che andavano come missili, sembrava la Prigi Dakkar, anche per via delle buche … mi sono fatto con uno di questi bolidi ( taxi ) Vladivostock – Arseniev circa 500 km, a 180 km/h dentro e fuori dalle buche !!!!!

    Il pilota perche’, quello era un pilota non un taxi-driver, mi ha confermato che anche di inverno con la neve va in quel modo, ovvio che il traffico e’ rarefatto ma comunque e’ un bell’andare.

  2. Vedendole dal vivo questi macchinoni sembrano anche decisamente solidi. Di certo la Mahindra si deve scontrare con la mentalità ancora un po bigotta di noi europei, basti pensare a quanto ci abbiamo messo a capire la potenzialità delle macchine giapponesi

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