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Le innovative forme della F2012 hanno certamente colto nel segno. I tifosi sperano che questo progetto sia in grado davvero di riportare i due titoli iridati a Maranello, confidando nella scelte estreme prese dai tecnici inglesi (e non solo) seguiti e coordinati da Pat Fry. Ma questa inedita monoposto è davvero così coraggiosa come sembra? In attesa del responso della pista, si può fare un confronto tra le due “scuole di pensiero” del cavallino, semplicemente mettendo a confronto la F2012 e la 150° Italia, vettura del 2011 nata anch’essa per trionfare ma poi sonoramente sconfitta da Red Bull e Mclaren. Pur trattandosi solo di immagini, si può già intuire il grande cambiamento avvenuto nella fabbrica del cavallino, cambiando completamente filosofia costruttiva nel giro di pochi mesi.

La foto qua sopra mostra il muso e la parte frontale. Nonostante l’aspetto estetico sia decisamente a favore della versione 2011, vediamo chiaramente che anche la F2012 mantiene altissima tutta la parte anteriore, non mutando quindi il fine ultimo di questa soluzione: portare quanta più aria possibile sul fondo e nella parte posteriore della vettura. Lo “scalino” è stato aggiunto per rispettare i nuovi limiti voluti dalla Federazione, ma il fine ultimo non muta rispetto al progetto di un anno fa. Le similitudine però si concludono qui. Le pance sono state allargate e maggiormente incavate, completamente differenti rispetto a quelle della 150° Italia, tozze e raccolte. Spicca poi l’utilizzo dei famosi “coni carenati” come un ulteriore appendici aerodinamica, da aggiungersi ai già presenti deviatori di flusso. Entrando nei particolari poi troviamo una diversa posizione dei freni, degli specchietti (ad indicare anche una posizione di guida leggermente più sdraiata) e soprattutto un airscope di derivazione Mclaren. Nel 2011 la Ferrari presentava il classico disegno ad un foro, mentre quest’anno vi sono ben tre fori, uno triangolare e due più piccoli sui lati, esattamente gli stessi utilizzati nella Mclaren MP4/26 (nata anch’essa grazie al lavoro di Pat Fray)

 

Passiamo poi all’analisi del corpo intero, in grado di far scoprire altre grandi differenze. La F2102 è leggermente meno lunga, soprattutto per quanto riguarda il discusso muso. La forma poi delle fiancate differisce completamente, con un disegno più particolare e meno filante a conferma del grande lavoro fatto dai tecnici in questo settore. Si è deciso infatti di rendere più larga la parte conclusiva della scossa, sia a causa del divieto di affogare gli scarichi tra sospensioni e plancia, sia per via delle sospensioni pull-road invece che push-road. Questo comporta un completo cambio di spazi e soprattutto flussi, creando un “canale” ben visibile in questa foto e completamente assente nel modello vecchio. Quasi sicuramente tale soluzione serve per indirizzare i gas caldi degli scarichi verso diffusore ed alettone posteriore, in modo da sfruttare almeno una parte dell’effetto che si otteneva utilizzando gli “scarichi soffiati”. In questo caso quindi di uguaglianze tra i due modelli praticamente non ve ne sono, visto che tutto lo studio sui flussi è stato completamente rivoluzionato, portando ad una vettura leggermente più corta ma allo stesso tempo arretrata.

 

Un taglio deciso e netto con il recente passato, sottolineato da quest’ultima comparazione. Da questa angolazione si nota un corpo vettura scavato e meno lineare, l’esatto opposto del 2011. Un modo per indirizzare al meglio i flussi nel diffusore e fondo vettura, aumentando il più possibile il vitale dowforce. L’adozione delle sospensioni pull-road ha chiesto una completa revisione di tutta la parte finale. In questo caso però il lavoro di sviluppo non è ancora finito visto che, nei prossimi test collettivi, la Ferrari proverà vari soluzioni aerodinamiche alla ricerca del maggior carico aerodinamico possibile. Si trattano quindi di due realtà distinte e differenti, nate entrambe sotto l’insegna del cavallino ma distantissime per concetti e costruzione. Riuscirà la nuova creatura a ridare sorrisi e trofei al team italiano? Per adesso le promesse sono state mantenute ma la pista ancora non ha dato il suo primo giudizio. E soprattutto mancano ancora le risposte degli avversari diretti, in primis i campioni in carica della Red Bull. Le basi per un campionato incerto e  combattuto, per adesso, vi sono tutte.  

Riccardo Cangini

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