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Fabio mi ha mandato questo pezzo chiedendomi di estrarne  delle informazioni per farne un  articolo sull’avvenimento del prossimo  31 di Marzo, ripreso da Manziana e già  pubblicato oggi.  Mi sono letto e riletto questo pezzo scritto di getto da Fabio a Valencia 2011,  scusatemi ma non ho il coraggio di estrarne assolutamente nulla,  va pubblicato così come lo ha scritto allora sua testimonianza personale di un amico,   oggi ci fa ritornare il cuore e la memoria a quel doloroso momento per noi tutti appassionati e non.

Ero da Gresini ai box ieri poco prima dell’inizio della cerimonia, come concordato con lui il giorno prima, avevo portato uno scritto, quelle due righe vomitate la mattina del disastro di Sepang.

Mentre con Aldo si decideva dove appenderla, da dietro una voce flebile mi chiede cos’era quello che stavo attaccando al muro….

Mi son detto magari è un po preoccupato perchè sto trafficando vicino la moto che avrebbe utilizzato lui da li a poco…oppure per i meccanici che ci stavano lavorando sarei potuto diventare un fastidio…oppure non so, forse stonava quello scritto su quella parete li, vicino a quel viso li, tanto grande da metterti in soggezione e far diventare piccolo anche una persona come quella che avevo al mio fianco in quell’istante.

Avevo cambiato con lui due pensieri anche altre volte, ma questa volta, in questo contesto, tutto è diverso, tutto è più   difficile.

Ha cercato in un misero italiano di leggere cosa c’era scritto su quel posterino, quando ad un certo punto mi chiedeva se era possibile tradurlo.

Ho davvero fatto una fatica bestia, un po perchè quando porti un testo da una lingua ad un altra il significato ed il colore cambiano, un po perchè la voce strozzata da quel nodo maledetto mi rendeva impossibile leggere quanto mi era stato chiesto.

Quando ho terminato lui è rimasto a fissare per qualche istante la foto di Marco che avevo messo nella nota e con un leggero filo di voce lo riporta alla memoria con un “Marco”…

Mi si è bloccato il cuore per la seconda volta in un mese.

Un po perchè ero abituato a vederlo sempre freddo, calcolatore, moderato nelle parole e nelle gesta … insomma uno che non lasciava troppo spazio alle “amare dolcezze” della vita. Un po perchè lo vedevo come un super eroe in mantello capace di distruggersi e ricrearsi come solo uno dei fantastici quattro poteva fare.

Un po perchè dopo una carriera come la sua, farcita dalle mille peripezie fatte, dai primi traversi in 500 e dalle mille rocambolesche cadute… davvero credi di aver a che fare con superman.

Io ho ancora quella sua immagine ad Hockenheim dove passa in mezzo tra due moto distanti da lui pochi centimetri a 250 all’ora…

E lì, commosso chiedo lui cosa stava provando in quell’istante, fissando la moto 58 che avrebbe guidato nel giro d’onore, moto che era quasi pronta.

Diceva che era molto scosso, ma allo stesso tempo molto felice.

Orgoglioso e nervoso nel medesimo istante, proud… con un occhio lucido sulla moto e con l’altro sul mio volto , forse in attesa di una mia nuova domanda, in un walzer di sguardi di entrambi, sguardi che han comunicato e trasmesso più di mille parole.

E piu il discorso si avvicinava a Marco e più quegli occhi azzurri diventavano rosa…poi rossi. E più i suoi diventavano rossi più io non riuscivo a vedere bene, perchè il pianto aveva ormai preso largo tra le centinaia di parole spese in quell’istante di silenzio.

Allora ti rendi conto che anche i super eroi hanno un punto di rottura,  abituato a vederli cadere e poi rialzarsi in quel loop che sa tanto di eterno e indistruttibile. Proprio li ti accorgi che anche l’acciaio più resistente, ad una certa temperatura, fonde.

Ecco, li , in quei momenti in cui concepisci il concetto, ti rendi conto quanto tu sia più “simile al tuo simile.”

E si tolgono i mantelli, cascano le maschere e rimangono le loro essenze, persone di carne ed ossa, con le loro cicatrici, con le loro debolezze, con le loro felicità.

Non mi sentivo più solo, almeno, in quella mezz’ora, mi son sentito parte di un “cosa” grande, forte, indistruttibile…. una coalizione, ecco si, un organizzazione di persone, un club di persone  che hanno un cuore grande come una casa, anzi, direi che hanno il cuore che è una casa, una casa accogliente capace di accoglierti,  quando fuori piove davvero forte e tu sei in giro senza neanche un ombrello per ripararti.

Io mi sentivo un po cosi, a casa. Mi sentivo protetto e compreso.

Son stato molto fortunato, perchè non essendo un suo amico, come tale quindi senza diritti per poterlo godere appieno, ho avuto l’onore di accompagnarlo in una discussione che ci ha portati a quesiti sull’esistenza , sulla vita sul perchè di alcuni percorsi piuttosto che altri.

Per una volta, non si è parlato di motori, non si è parlato di piloti.

Si è parlato di vita, di essenza dell’essere e di amore.

Dove io, dopo molto tempo, ero di nuovo io.

E lui,  era Kevin Schwantz.

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6 COMMENTS

  1. SENZA PAROLE……. 🙁 🙁 🙁 🙁 !!!!

    Ancora adesso vado su youtube a guardare il Sic…proprio ieri ne guardavo uno di Lui e Beltramo a controcampo….che ridere, che persona……..

    Mancherà il Sic quest’anno….moltissimo!!!!!

  2. A nome di Phabio Brogini riporto un suo commento su facebook

    Bello grazie a tutti e due per quello che state facendo. Dico sempre che la passione per il medesimo sport e’ da collante per le persone, capace di unirle o riunirle come in un matrimonio, come in una coalizione. Spero tanto che il 31 possiate esserci tutti a quell evento, cosi per un giorno, sentirci tutti vicini e sposare la causa della fondazione. ringrazia Aseb … #58 never forget

  3. Questo è un pezzo che quando lo ho letto, mi è salito un magone.

    Vorrei mandare da qui un messaggio a Fabio: la passione fa fare molte cose, ci unisce o ci divide, fa soffrire come regalare gioia, ma soprattutto regala emozioni incredibili nel bene e sfortunatamente nel male….
    L’unica consolazione che ho, banalmente, è che almeno se ne è andato facendo ciò che amava profondamente.
    Grazie del tuo bellissimo pezzo.

  4. Eccomi, purtroppo non sono riuscito a mantenere la promessa, quella di scrivere subito come avevo detto al telefono a Giorgio, gli impegni sono stati molti in questo periodo, e come sempre accade, le cose che piu ci piace fare o quelle a cui teniamo, vengon sopraffatte da impegni che stravolgono tutti i nostri bei propositi.
    Questo we son stato giu a Cattolica dove ho incontrato Paolo e Rossella, ho consegnato loro un pensiero che alcuni modellisti hanno fatto, una bellissima replica di un automodello con i colori di Marco.
    Inutile descrivere la sorpresa di Paolo e Rossella nel vedere con quanta maestria e attenzione nei particolari, era stata posta in quel bellissimo regalo.
    Ci siam commossi tutti, un po perchè quei colori li, son sempre un coltello dall’affilata lama per il nostro spirito, un po perchè ci si chiedeva quanto l’amore potesse spingere dei beneamati “sconosciuti” ( alla famiglia ovviamente) a fare una cosa del genere. Son situazioni in cui solo la presenza, può render giustizia alle mille parole che si potrebbero spendere, ma che forse non renderebbero l’idea di quanta “roba” per l’anima, a volte, un silenzio ed un pianto posson regalare.
    E’ stata una mattinata particolare anche perchè si è inaugurato un reparto di Biomeccanica all’ospedale di Cattolica, a nome di Marco.
    Ma quello che ancora oggi è in grado di farmi commuovere, oltre ai ricordi di quel fantastico ragazzo, è l’amore che ha sprigionato il dolore della sua morte.
    E’ stato uno tzunami di belle sensazioni, capace di travolgere appassionati e non.
    Anziani e giovani.
    Mamme e Papà.
    Bianchi e gialli, incondizionatamente, ha portato tutti in una danza dell’amore che difficilemnte si puo descrivere a parole.In un mondo dove le persone tendono a seguire solo il loro giardino, Marco ha riaperto una finestra nuova da cui porgersi e guardare il mondo con un differente sguardo. Io ringrazio tutti, ma proprio tutti quelli che oggi, hanno tatuato in maniera indelebile il sorriso di quell’anima che correva in moto, e che oggi, corre nei nostri pensieri.
    Marco non è motogp,velocità e colori… Marco è uno stile di vita, un pensiero ed un modo di approcciarsi alla vita.
    E solo due persone splendide come Rossella e Paolo potevano creare tanta bellezza.
    Ringrasio Giorgio e Aseb e chi ogni giorno, interessato all’evento e alla sua causa, mi chiama per avere informazioni.
    Ringrazio Smeriglio per il suo commento, ma soprattutto ringrazio Marco che ha saputo unire l’italia tutta, dalle piu alte vette della Valle d’Aosta alle spiagge piu remote dell’isola di Lampedusa.
    Cinquantotto è uno stile di vita,positivo.
    Cerchiamo di non dimenticarcelo.
    Buona vita a tutti!
    Fabio

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