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In una formula 1 ipertecnologica,  padrona delle regole aerodinamiche,  con i tecnici che sudano sette camice per tirare fuori un centesimo da questa o quella appendice,  si assiste al trionfo del pilota sulla macchina. La federazione affannandosi a trovar un modo per far sorpassare i piloti,  creare spettacolo,  ha miseramente fallito,  ma ha avuto il pregio di creare una formula 1 dove la macchine vanno interpretate  non solo guidate. Le moderne vetture da formula 1 sono molto sensibili allo stile o il talento di chi le guida. Nel primo gran premio della stagione abbiamo visto come tutte le squadre,  dalla vittoriosa Mclaren, alla Redbull ma anche le altre come la Ferrari, Mercedes e soprattutto Williams e Lotus i piloti hanno fatto la differenza e le sfortune dei team.

Non bisogna togliere il merito alla Mclaren,  che ha avuto il pregio di rinnegare l’aerodinamica della vettura che unica ha creato problemi alle bibite volanti,  per andare completamente controcorrente, perseverando per la propria strada nonostante tutta la concorrenza, raccogliendone i frutti già dalla prima gara, adottando soluzioni che faranno scuola come da tempo non succedeva a Woking.  Analizzando la gara di Melbourne,  Jenson Button è stato il vero valore aggiunto delle vetture d’argento. Parte bene,  meglio del copagno con la stessa macchina e lo spegne portando un ritmo impossibile per Hamilton, inoltre,  Button legge e sfrutta le bizzarrie delle gomme Pirelli con un consumo minore di quello che ci si aspetta dalla vettura di Woking.

Anche la concorrenza si deve arrendere all’evidenza che sarà il pilota a fare la differenza. La Redbull dopo un iniziale disorientamento nelle qualifiche,  in gara prende le misure alla Mclaren,  ma èVettel che mette fuori tutto il suo talento rimontando con sorpassi spettacolari,  e un passo che il compagno Webber non riesce a tenere nemmeno nei confronti di una recalcitlante Ferrari.  Aiutato da un po di fortuna e dalla solerzia di  Withing con lasafety car,  il campione del mondo soffia il secondo posto a Hamilton incapace di reagire nel week end in cui sembra l’ombra di se stesso.  Che dire della Ferrari, l’esempio più eclatante di quanto un pilota possa fare la differenza su queste vetture. Alonso recupera dannandosi l’anima lottando con tutti e sfruttando appieno le uniche doti che ha la F2012 nello sfruttare le gomme medie, mentre il compagno affonda letteralmente nelle retrovie. Anche la Lotus paga l’inesperienza del veloce Gordjean e si affida ad un combattivo e poco taciturno Raikkonen che lottando come un fossennato porta in zona punti una Lotus partita dalle retrovie. La Williams paga in modo eccessivo la scarsa esperienza e il controllo del mezzo dei suoi piloti dimostrando che mai come quest’anno forse al team di Sir Frank avrebbe fatto comodo uno come Barrichello.

In un campionato del mondo che vede al palo ben sei titolati più un nutrito stuolo di giovanotti che hanno talento e tanta voglia di primeggiare si può essere contenti dello spettacolo offerto perchè anche senza sorpassi mozzafiato e senza imprese leggendarie si è assistito in Australia ad una divisione netta tra chi ha talento e chi invece necessita di avere un mezzo efficacie e competitivo per colmare le lacune e ciò è un ottimo passo verso un elevamento della qualità della formula 1 che porterà come effetto benefico anche i sorpassi e le grandi imprese.

Daniele Amore

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1 COMMENT

  1. Indubbio che queste Formula uno moderne, sopratutto con l’arrivo delle delicate Pirelli, risentino ancora di più del talento del singolo.
    Una ottima notizia in una categoria troppe volte bersaglio di critiche facili e detrattori poco attenti.

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