Dunque alla fine si va. Vi dono state delle incertezze, ma a pochi giorni dall’evento ormai è chiaro che la discussa gare del Bahrain verrà regolarmente svolta evitando la seconda cancellazione di fila dopo i fatti del 2011. Purtroppo il paese continua a vivere una situazione politica/sociale molto instabile, il tutto aggiunto ad una diffusa contrarietà dello stesso popolo al Gp di F1, visto troppo vicino ai discussi poteri forti tra contratti milionari con Bernie Ecclestone e le stesse squadre partecipanti. Da registrare purtroppo una protesta durante un evento collegato alla presentazione della gara della massima serie, con tanto di intervento delle forze militari obbligate a lanciare delle granate stordenti.

Il clima rimane caldo, così come il rischio sicurezza. La forte presenza dei mass media potrebbe essere utilizzato dai protestanti a loro favore, magari invadendo la pista durante il week-end di gara così da lanciare il messaggio addirittura in mondovisione. Più volte organizzatori e autorità competenti hanno negato questo pericolo, ma non è comunque bastato a rassicurare gli animi. Almeno per quanto riguarda la Porsche Supercup, evento di spalla alla massima formula e decisa a non mettere a rischio l’incolumità di piloti ed addetti ai lavori. La loro stagione partirà da Barcellona in poi, saltando la gara araba.

Il circus della F1 si affida alle parole della FIA, anche lei assolutamente non preoccupata del clima infuocato (in tutti i sensi) del Bahrain: “Non sono preoccupato. Mi fido della FIA” Dice l’iridato Jenson Button cercando di rasserenare gli animi: “Loro hanno avuto tutte le informazioni e quindi abbiamo fiducia nella loro decisione. Non credo che ci vogliano mettere a rischio. Hanno fatto tanto per la sicurezza dei piloti a livello di circuiti e vetture, facendola diventare una delle priorità. E’ per questo che credo nella decisione della Federazione”  Certamente l’atmosfera che accompagnerà questa gara sarà particolare e, decisamente, poco festosa. Lo show però deve continuare, anche in questi casi.

Riccardo Cangini