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E’ un periodo particolarmente difficile per la Pirelli. Dopo le critiche nel mondo Superbike per delle mescole rain non in grado di assicurare ai piloti sufficiente sicurezza e tenuta, sale anche una piccola critica in Formula uno firmata, ancora una volta, Michael Schumacher. Il tedesco si era già lamentato delle gomme italiane nell’ultimo Gran Premio svoltosi settimane fa, definendole eccessivamente fragili ed importanti ai fini del risultato finale. Parole subito rispedite al mittente da Paul Hembery, con l’impressione che questo sfogo fosse stato dettato da un misto di adrenalina post race e delusione per un piazzamento non certo in grado di accontentare lui e la Mercedes.

Ed invece, a pochi giorni dal Gp di Spagna, il sette volte campione del mondo torna sull’argomento non cambiando minimante idee e parole: “Continuo a pensare che le gomme rivestano un ruolo troppo importante e non permettono di spingere al limite della vettura e del pilota. Guidiamo come se fossimo sulle uova e non voglio mettere troppo pressione le gomme, altrimenti le usuri troppo e non vai da nessuna parte” Michael vorrebbe tornare a spingere la vettura al limite ad ogni giro, proprio come succedeva negli anni ruggenti della sua carriera. Peccato nel frattempo molte cose sono cambiate. Oltre ai cambi regolamentari con il divieto dei rifornimenti, le Bridgestone erano pneumatici molto diversi dalla Pirelli, costruiti per resistere il più possibile sotto qualsiasi sforzo. Eccellente ai fini della guida, ma poco propensi a spettacolo e situazioni incerte.

Se non fosse stato per i cambi gomme, lo stesso Gp del Bahrain si sarebbe tramutato in un interminabile trenino di monoposto, mantenendo praticamente le stesse posizioni dai primi giri sino all’ultimi. E’ una Formula uno certamente molto diversa rispetto a quella che Schumacher conosceva, ma anche gli altri piloti devono guidare con le stesse gomme nelle stesse condizioni. Inoltre le stesse squadre del circus hanno chiesto alla Pirelli di mantenere un livello di degrado alto, avvicinando le diverse prestazioni delle mescole così da poter sfruttare diverse strategie nell’arco dell’ora e mezza di gara. Quindi avanti così, con la certezza che se Schumacher tornerà a casa con un podio o vittoria in più nel suo infinito curriculum allora anche queste sue critiche verranno smorzate dai sorrisi.

Riccardo Cangini

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2 COMMENTS

  1. Ragione o torto, una cosa è ormai chiara: il momogomma costringe i progettisti a uniformare moltissimo le scelte.
    Un monogomma dovrebbe essere garanzia di equità non solo per dare materiale pari a tutti, ma anche per dare a tutti la possibilità di esprimere diverse interpretazioni progettuali.
    Non è sufficiente dare 3 mescole, andrebbero date almeno 2 possibilità di scelta di carcassa con 2 o 3 mescole per carcassa.

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