E’ uno dei talenti del nuovo vivaio italiano, uno che ha fatto un debutto sensazionale e che ora occupa la quarta posizione della neonata categoria Moto3: parliamo di Romano Fenati, e questa volta GiornaleMotori lo ha raggiunto grazie all’amico Roberto Mignanego che ci ha deliziati di questa simpatica intervista esclusiva fatta alla fine di maggio. Buona lettura!

Per rompere il ghiaccio facciamo come a scuola: dimmi un argomento a piacere.

Le moto!

Hai iniziato giovanissimo, qual è l’episodio più divertente che ti ricordi di quel periodo?

Il primo giorno che ho preso in mano una minimoto, sono caduto subito alla seconda/terza curva, e lì mi sono messo in testa l’obiettivo di andare giro dopo giro sempre più forte senza cadere.

Cosa ti ha insegnato il Campionato Europeo Velocità?

Di sicuro a non buttare via le gare, quindi accontentarsi anche di un quarto/quinto posto, invece che degli zero. Sicuramente mi ha insegnato molto a combattere con gli altri piloti in gruppi di dieci e non di 2/3 come eravamo nel CIV. Io e Antonelli ci trovavamo nel CEV intorno al quarto/quinto posto perché le piste non le conoscevamo e quindi era un po’ difficile andare davanti subito. Eravamo quindi in un gruppetto di mezzo e lottavamo un po’ con tutti.

Ti divertivi di più lì o nell’italiano?

All’italiano perché potevamo comunicare di più con gli altri piloti e aiutarci se ce n’era bisogno.

Hai avuto problemi nel passaggio al 250 4t?

Il quattro tempi è un po’ più semplice, è più difficile nella messa a punto.

Ero convinto del contrario…

Di carburazione il due tempi era sicuramente più difficile da ottimizzare, mentre il quattro tempi è più difficile perché richiede la messa a punto dell’elettronica, richiede più tempo. In generale il quattro tempi è comunque un po’ più semplice da guidare.

Consideri correre un gioco o un lavoro?

Un gioco dal punto di vista del ragazzo sedicenne, ma un lavoro dal punto di vista della concentrazione, dell’allenamento, di tutta la vita che faccio al di fuori delle corse, insomma.

Qual è il tuo segreto per sopportare la tensione del weekend di gara?

Non la sento, perché ormai, dopo dodici anni che vado in moto, la gara è come fare una passeggiata al parco…la tensione c’è e non c’è, ma quando il semaforo è verde passa tutto e mi rilasso.

C’è qualche motivo nella scelta del nr 5?

Quando correvo nelle miniGP un mio amico e concittadino non ha potuto più correre per via di un problema fisico e quindi ho messo il cinque in onore suo. E’ una dedica.

Hai scelto la grafica definitiva per il casco?

La mia grafica la lascio così, bianca. Semplice e pura. Come me.

Quale è stata la tua prima impressione sul mondo del motomondiale?

Di sicuro è un campionato molto difficile, dove dal primo all’ultimo vanno forte. Quindi è anche stressante dal punto di vista psicologico, perché ad esempio nelle prove rientri ai box che sei primo, cambi la gomma e ti ritrovi ultimo perché gli altri hanno già abbassato il tempo di due secondi e resti un attimo spiazzato. Però si fa, si fa tutto.

Come fai ad andare così forte su piste che non conosci?

Tutti i piloti hanno un pizzico di follia. Quindi alla fine i primi giri devi imparare, chiudere gli occhi dove devi chiudere gli occhi, e provare a fare in pieno i curvoni dove gli esperti passano pieni. Però sono un ragazzo che ragiona molto.

Ci pensi al mondiale?

No, perché è presto. Ne riparleremo verso la 15/16 gara.

Mi sembra tu sia molto preciso nel dare indicazioni, perché la moto è sempre lì davanti.

Io mi reputo un pilota abbastanza sensibile, quindi se la moto non è a posto ci metto del mio gestendo la moto col gas. Certo la moto non potrà mai essere al 100% quindi mi devo adeguare io, tante piccolezze neanche le comunico ai box.

Cosa vi manca a livello di messa a punto?

Qualcosina a livello della ciclistica, ma stiamo risolvendo anche questo.

Chi è la persona su cui puoi sempre contare?

Tutta la mia famiglia. Mi seguono sempre, sia in pista che fuori.

Ora che sei in motomondiale chissà quante fans avrai…

Normale, niente di che, tutto come prima (ma fa un sorrisino…)

Una cosa che non hai mai confessato?

Non sono sempre andato bene a scuola.

2 COMMENTS

  1. Grazie Roberto e Danny per la simpatica intervista.

    Romano è bravo e molto testardo, ma sembra anche semplice e genuino, e di sicuro un gran manico! 🙂
    Proprio un bel tipo.

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