Già Luca Cordero di Montezemolo aveva pubblicamente esposto il problema, ma in questo inizio di week-end a Suzuka Stefano Domenicali ha confermato il tutto. Attualmente la Ferrari non ha una galleria del vento. O meglio ce l’ha ma manca la corrispondenza tra i dati della fabbrica e quelli in pista. Gli ingegneri sviluppano, provano a Maranello le nuove parti per poi scoprire che i risultati sono ben diversi da quelli attesi: “Penso che la nostra struttura non sia la migliore al momento” ha dichiarato Domenicali  “E’ piuttosto vecchia. Stiamo provando a migliorare la qualità degli strumenti a disposizione e dovremmo essere in grado di farlo per la prossima stagione“. Peccato che nel frattempo vi sia un 2012 con un Alonso in testa al mondiale piloti e desideroso di conquistare il terzo iride in carriera. Dopo il Singapore, anche in Giappone (guardando i risultati delle prime due sessioni di libere) la monoposto italiana interpretare la parte della inseguitrice, mentre Red Bull e Mclaren si spartiscono le posizioni più ricche di punti.

Stiamo usando altre strutture e nelle prossime settimane definiremo un programma più specifico, per capire il periodo migliore per fermare la nostra galleria“. L’imperativo è aggiornare, anche se qualcosa di simile era stato già fatto ad inizio anno. Ma non è servito a risolvere completamente il problema: “Quando provavamo a portare nuovi aggiornamenti, non tutti funzionavano in pista. Quindi abbiamo iniziato ad indagare di più e abbiamo scoperto questo problema. Abbiamo pensato che derivasse dagli strumenti, non molto al passo con le tecnologie sul mercato. Questo è il motivo per cui pensiamo di dover migliorare” Il Team Principal del cavallino chiude andando al succo del problema: ” Se non si è in grado di migliorare la vettura è più difficile lottare per il campionato e non si può sempre contare sui problemi degli altri” Bisognerà per forza di cose affidarsi a gallerie del vento esterne (in primis quella di Colonia), per poi tornare pienamente operativi ed “indipendenti” ad inizio 2013. Almeno sulla carta.

Riccardo Cangini