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Dopo la penalizzazione inflitta a Salom per la caduta che ha coinvolto anche Folger, vorrei fare un piccolo discorso di regole e di come vengono giudicati i comportamenti in pista dei vari piloti. Ne emerge un quadro sconfortante: come riportato dai “colleghi” di gpone (mi scuso in anticipo con i giornalisti di gpone.com per l’accostamento visto che ancora non sono un giornalista) in QUESTO ARTICOLO la direzione gara ha dato un cartellino giallo a Marc Marquez per il contatto in prova con Mika Kallio.

Questo è per Marc il terzo cartellino giallo, e qui la domanda: ma dopo due gialli, non c’è il rosso? Marquez si è reso protagonista di manovre decisamente oltre il limite: alla prima gara in Qatar ha buttato fuori l’incolpevole Luthi in staccata in fondo al rettilineo principale. Per chi non lo ricordasse, Marquez ha affiancato lo svizzero e lo ha chiuso pericolosamente portandolo fuori pista.

In seguito ha buttato fuori il suo rivale per la corona Pol Espargaro a Barcellona, nel discusso contatto che ha causato un vero vespaio. Ora, come ciliegina sulla torta, questa manovra.

Perché tanta tolleranza con Marquez mentre appena qualcun altro fa una minima stupidaggine viene punito severamente? Io detesto le dietrologie, ma vedere alla luce del sole un organizzatore spagnolo che protegge un pilota spagnolo per di più benedetto dalla Repsol in questa maniera qualche dubbio lo fa venire.

Vorrei ricordare il trattamento subìto dal nostro povero Marco Simoncelli dopo i vari contatti avuti, mentre qui diamo una “tirata d’orecchie” (per citare l’autore dell’articolo da cui ho preso spunto) e basta? Eh no, senza nulla togliere al talento di Marquez, non si può permettere che un pilota si prenda libertà negate ad altri.

Per non parlare di come Bautista è stato penalizzato per aver centrato in partenza Lorenzo. Insomma, ci sono episodi simili giudicati in maniera totalmente diversa.

Un atto scorretto non è interpretabile, una volta commesso il fatto, questo va punito. E tutti devono subire pari punizione, senza discussioni. Ora più che mai, visti gli interessi in gioco, c’è bisogno di un ente superiore, super partes, che giudichi in autonomia i fatti; il controllato non può fare anche il controllore.

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