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Doveva essere una domenica di passione e la F1 ha risposto con una una gara avvincente come non mai. Incidenti, rimonte, clamorosi ritiri e continue sorprese. Già il nome del vincitore racchiude in parte la pazza edizione del Gp di Abu Dhabi, in barba gli attenti pronostici stilati negli ultimi giorni. Kimi Raikkonen torna finalmente sul gradino più alto del podio, sfruttando con fredda lucidità le vitali occasioni alla base dell’odierno trionfo. La posizione recuperata in griglia tramite la retrocessione di Vettel e, sopratutto, un’altro amaro ritiro del poleman Lewis Hamilton causa guai al cambio. Un successo sicuro per l’inglese negato da una McLaren eccessivamente fragile, spianando di conseguenza la porta ad un Kimi bravo a sopravanzare Webber già dalla prima curva e imponendosi con l’autorità dei tempi migliori. I due anni di lontananza dalla F1 non hanno scalfito l’abilità al volante, controllando nel finale anche il disperato recupero di un Alonso bravissimo nel portare più volte al limite una debole Ferrari. Sesto ai nastri di partenza, lo spagnolo non si è mai perso d’animo e in tutti i modi ha tenuto la scia dei migliori. Una grinta messa in pista anche nei diversi sorpassi effettuati (in primis quello su Webber) per assicurarsi un secondo posto che, nonostante tutto, non basta per affiancare Vettel nella classifica piloti.

In una sfida indiretta tra i due rivali all’iride, anche Sebastian mostra il suo lato più aggressivo e coraggioso tentando già dal primo giro di sorpassare quante più monoposto, addirittura due in una sola staccata. Tattica che sulle prime non ha pagato visto il danneggiamento dell’ala anteriore causa contatto con la ruota posteriore sinistra di Senna. Non è comunque mancata la fortuna al giovane tedesco, sfruttando la doppia entrata della safety car per i decisivi pit-stop. Un spaventoso tamponamento di Rosberg sulla lenta HRT e un triplo-incidente innescato dall’aggressività di Perez le cause dell’intervento della macchina di sicurezza, condizione intelligentemente sfruttata dagli uomini Red Bull per cambiare il musetto (nel frattempo ancora più incidentato per evitare un assurdo tamponamento) e montare le mescole più morbide per un’ultima parte di gara tutta in attacco. Punto più alto della rimonta il bel sorpasso ai danni del corretto Button che gli ha assicurato il gradino più basso del podio, perdendo appena tre punti iridati e concludendo con il sorriso un week-end decisamente più difficoltoso del previsto.

Detto di un Jenson quarto per nulla soddisfatto della sua velocità ed il clamoroso ritiro di Lewis, la quinta piazza è occupata da Pastor Maldonado su Williams. Strenua difensore della posizione ed incline al contatto fisico, il venezuelano trae il meglio anche senza l’utilizzo del Kers rimanendo davanti a Kobayashi ed un Massa settimo ed in affanno. La prova che la Ferrari sia peggiorata rispetto agli ultimi Gp è proprio lui, mai in grado di proteggere le spalle al suo capo-squadra e persino autore di un testacoda durante un duello “maschio” con Webber. Stefano Domenicali minimizza e guarda in avanti, ma il presente vede una F2012 paradossalmente non in grado di tenere passo e forza di un Fernando deciso a vender davvero cara la pelle sino all’ultima curva del campionato. Senna, Di Resta e Ricciardo completano la zona punti ringraziando pasticci e sfortune altrui. Tra questi l’australiano Mark, in grado di dare la matematica certezza del titolo costruttori salvo trovarsi al posto e momento sbagliato dopo sportellate in stile competizioni GT e, sopratutto, una partenza a rallentatore che ha annullato completamente il vantaggio di partire in prima fila. Gli uomini di Horner e  Newey riproveranno a chiudere matematicamente la questione costruttori tra quindici giorni per il penultimo appuntamento ad Austin in America. Luogo ove si rinnoverà anche la sfida mondiale tra due campioni che, assieme a degni co-protagonisti, stanno rendendo questo 2012 un anno davvero indimenticabile per gli appassionati. Segue classifica finale.

1. Kimi Raikkonen – Lotus-Renault – 55 giri
2. Fernando Alonso – Ferrari – +0″8
3. Sebastian Vettel – Red Bull-Renault – +4″1
4. Jenson Button – McLaren-Mercedes – +7″7
5. Pastor Maldonado – Williams-Renault – +13″0
6. Kamui Kobayashi – Sauber-Ferrari – +20″0
7. Felipe Massa – Ferrari – +22″8
8. Bruno Senna – Williams-Renault – +23″5
9. Paul di Resta – Force India-Mercedes – +24″1
10. Daniel Ricciardo – Toro Rosso-Ferrari – +27″4
11. Michael Schumacher – Mercedes – +28″0
12. Jean-Eric Vergne – Toro Rosso-Ferrari – +34″9
13. Heikki Kovalainen – Caterham-Renault – +47″7
14. Timo Glock – Marussia-Cosworth – +56″4
15. Sergio Perez – Sauber-Ferrari – +56″7
16. Vitaly Petrov – Caterham-Renault – +1’04″5
17. Pedro de la Rosa – HRT-Cosworth – +1’11″7

Riccardo Cangini

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