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E’ stata la giusta gara conclusiva per una stagione incredibilmente emozionante. L’ultimo atto di un 2012 che resterà negli annali della F1, con il Brasile nuovamente scenografia di un Gp decisamente sopra la norma in grado di tenere aperta la battaglia iridata sino all’ultimo. Non sono bastati i 13 punti di vantaggio a tenere calmi pensieri ed animi. Un duro contatto alla terza curva con Senna, una pioggia ad intermittenza e la ferma convinzione di Alonso stavano facendo sfumare il sogno del terzo iride consecutivo. Persino il problema con la radio causando una sosta inattesa dai meccanici, segno che oggi la buona sorte aveva deciso di voltare le spalle proprio nella giornata decisiva. Tutto questo non è bastato. Sebastian Vettel riesce a vedere la bandiera a scacchi (per giunta sotto regime di Safety causa violento crash di Di Resta al penultimo giro) e compie un’ennesimo record: tre volte campione del mondo consecutivamente, impresa riuscita ai soli Fangio e Schumacher. A rendere possibile tale risultato un sesto posto arpionato con fatica, dovendo più volte recuperare dal fondo del gruppo incontrando avversari poco disposti a lasciar strada. Ma il tedesco è stato impeccabile, nessun errore o tentativo azzardato. Prestazione maiuscola che rende giusto tale risultato, nonostante Fernando Alonso avrebbe meritato in equal misura.

Rispetto al suo rivale lo spagnolo poteva rischiare di più. In fondo non aveva niente da perdere ed è partito all’attacco con una prima parte di gara da puro asso, superando ben due macchine nella staccata della “S di Senna”. Le mutevoli condizioni dell’asfalto ed una F2012 al solito poco reattiva rispetto a McLaren e Red Bull si sino rivelati fattori pesanti in gara ma, principalmente, per il mondiale appena concluso. Fernando ha guidato in maniera impeccabile e quei tre punti di differenza tra lui ed il vincitore mondiale sono da imputare solamente ad episodi sfortunati (due ritiri per colpe altrui) ed un situazione tecnica troppe volte inferiore. Già un miracolo l’aver tenuto tutto aperto fino all’ultimo, eppure il secondo posto non può dare sorrisi. Uno striscione abbraccia tutti i meccanici della rossa assiepeati sotto il podio: “Grazie Fer”. Lui preferisce tenersi le emozioni dentro, quasi confortando a sua volta un fido Massa, eccellente terzo con un passo gara perfettamente in linea con quello del compagno di squadra. Felipe sente di essere tornato in forma e di fronte al suo pubblico si commuove, promettendo battaglia per il 2013. Ma ora Maranello si stringe intorno ad Alonso, nuovamente sconfitto per una minima differenza. Come nel 2007, come nel 2010.

Davanti al duo rosso Jenson Button, perfetto stratega con condizioni in continuo cambiamento e subito pronto ad approfittare del clamoroso ritiro di Hamilton. Alla sua ultima gara in McLaren Lewis voleva ardentemente vincere ed aveva tutte le possibilità per farlo. Nell’ultimo quarto di gara però Hùlkenberg, inebriato da una prestazione superiore a bordo della Force India, non si accontenta e cerca una inattesa vittoria per lui ed il suo team. Sempre la stretta chicane dopo il traguardo, bloccaggio della ruota ed il posteriore della vettura indiana che colpisce duramente la sospensione anteriore della MP4/27. Hamilton a malincuore si ritira mentre Nico ritrova la via dell’asfalto, compiendo una giusta penalità e chiudendo quinto, giusto davanti al neo tri-campione. Stabile gara di Webber quarto e privo di eccessive pressioni con il sedile in Red Bull suo anche per il prossimo anno. 7°, esattamente come i suoi mondiali vinti, Schumacher da ora definitivamente un ex di lusso della massima formula, a precedere i mai resi Vergne, Kobayashi in disperata ricerca di un volante ed un Raikkonen 10° con tanto di giretto “turistico” intorno all’autodromo dopo un dritto. Delude Bruno Senna fautore di una crash con vittima Perez e la monoposto numero uno di Vettel in preoccupante testacoda. Colpaccio di Petrov 11° con la debole Caterham, dando alla sua squadra il permesso di accedere agli aiuti finanziari firmati Ecclestone per le prime 10 squadre in classifica costruttori. E ancora una volta il sipario sulla F1 cala per quest’anno, tra gli scroscianti applausi di tutti gli appassionati. Segue la classifica finale.

1. Jenson Button – McLaren-Mercedes – 71 giri
2. Fernando Alonso – Ferrari – +2″7
3. Felipe Massa – Ferrari – +4″9
4. Mark Webber – Red Bull-Renault – +4″9
5. Nico Hulkenberg – Force India-Mercedes – +5″7
6. Sebastian Vettel – Red Bull-Renault – +9″4
7. Michael Schumacher – Mercedes – +11″9
8. Jean-Eric Vergne – Toro Rosso-Ferrari – +28″6
9. Kamui Kobayashi – Sauber-Ferrari – +31″2
10. Kimi Raikkonen – Lotus-Renault – +1 giro
11. Vitaly Petrov – Caterham-Renault – +1 giro
12. Charles Pic – Marussia-Cosworth – +1 giro
13. Daniel Ricciardo – Toro Rosso-Ferrari – +1 giro
14. Heikki Kovalainen – Caterham-Renault – +1 giro
15. Nico Rosberg – Mercedes – +1 giro
16. Timo Glock – Marussia-Cosworth – +1 giro
17. Pedro de la Rosa – HRT-Cosworth – +2 giri
18. Narain Karthikeyan – HRT-Cosworth – +2 giri
19. Paul di Resta – Force India-Mercedes – +3 giri

Riccardo Cangini

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3 COMMENTS

  1. Bravo VETTEL ma soprattutto le terga che sua madre gli fece. E’ un campionato vinto a quattro: Lui, due tassinari che eliminano Alonso, e la safety car (consente recupero di ben 51″) ancora lui, Vettel, quando sperona a 290 km Alonso. Lui si, Alonso, bravissimo a salvare la pelle e restare in gara! Bravissimo Fernando! In bocca al lupo per il prossimo anno.
    Infine, che cosa stanno a fare a cronometristi? Non dovrebbero essere capaci di stilare una classifica in base ai TEMPI COMPLESSIVI e non a quelli racimolati grazie alla safety car?
    Ecclestone, questo Imperatore della F1, non pensa che sarebbe giusto e doveroso rispettare i vantaggi ACQUISITI?
    Meditate Gente, meditate!

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