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India

Iniziamo subito a dire che l’appuntamento di questo fine settimana si farà. Sia perché l’immensa macchina organizzativa è ormai pronta ad affrontare il fine settimana (con tanto di piloti tutti presenti), sia perché il presidente della Federazione Indiana Vicky Chandhok non teme assolutamente la decisione della Corte Suprema in merito ad una richiesta di annullamento presentata da un gruppo di avvocati che recriminano il mancato pagamento di alcune tasse risalenti al 2012: “Non è niente di nuovo per l’India. Non credo che i giudici si prendano la responsabilità di cancellare un evento sportivo così importante, specialmente alla vigilia. Tutto andrà avanti come pianificato, perché sono convinto che la corte non terrà in ostaggio l’organizzazione dell’evento. Non sono preoccupato”. L’edizione 2013 di questo appuntamento si farà ma, allo stesso tempo, sarà anche un (triste) addio verso un paese assolutamente non in grado di amare uno sport particolare come quello della F1. Come ci si può  innamorarsi di un circus rinchiuso in una vera e propria bolla d’oro, quando tutt’intorno la gente non ha neppure i soldi per mangiare? Uno stridente paragone colto da tutti, ultimo Luca Filippi che sul suo profilo Twitter ha scritto: “…. se faceste un giro qua intorno vi chiedereste cosa ci faccia la F1 qui“.

Un round fortemente voluto dallo stesso Bernie Ecclestone oggi non più disposto ad accettare le particolare regole di questo paese. Rispetto agli altri paesi, l’India vede la gara di F1 come un evento di intrattenimento e quindi vi sono da pagare speciale tasse burocratiche, proprio quelle che hanno costretto gli organizzatori ad alzare bandiera bianca in vista del 2014. L’anno prossimo la massima formula non correrà al Buddh International Circuit e:”… una volta che si abbandona un Paese è difficile che avvenga un reinserimento” ammette Monisha Kaltenborn, team-manager della Sauber: “Qui non siamo riusciti a farci conoscere, a pubblicizzarci come si deve e neppure a convincere le aziende del posto ad investire. Probabilmente ora sapendo che non si tornerà la prossima stagione l’interesse è calato ulteriormente” Tutto confermato dai numeri con meno di 30mila biglietti venduti, rispetto ai 65mila di un anno fa e i 95mila della prima edizione, quando l’effetto novità aveva decisamente aiutato un evento sbagliato nel principio. E’ giusto che la F1 cerchi nuovi orizzonti (senza cancellare le sue origini), evitando però di trasformarsi in una triste barzelletta.

Riccardo Cangini 

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1 COMMENT

  1. Oltre che per le regole assurde per entrare nel paese riguardo la dogana…
    E per la questione dei marò fossi la Ferrari saluterei proprio tutti e arrivederci alla prossima gara…

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