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In una recente intervista, Luca Cordero di Montezemolo ha rilasciato una dichiarazazione che certamente non farà piacere a Fernando Alonso: ai piloti sarà vietato parlare della Ferrari su Twitter nel 2014. Nell’era in cui un tweet può portare in termini di pubblicità più soldi di quanti se ne potesse prevedere prima dell’avvento dei Social Network, vietare ai piloti Ferrari di utilizzare Twitter per parlare della propria scuderia all’interno del dialogo con i tifosi, sembra un grosso e anacronistico controsenso. Questo tenendo conto che quando si parla di “piloti” al plurale, ci si riferisce al solo Alonso, visto che Raikkonen Twitter neanche ce l’ha e, un po’ alla Vettel, non gli interessa. Il problema è: davvero si pensa che la risposta più giusta (a una domanda, tra l’altro, mai posta visto che i problemi per la Ferrari non sono mai stati i tweet di Alonso) sia quella della censura? Eppure la dichiarazione del presidente è stata piuttosto lapidaria in tal senso: “Sull’abitudine di Alonso di comunicare via Twitter? Lo vieteremo. Lui come tutti può scrivere su Twitter quello che vuole, ma ciò che riguarda la Ferrari lo dice la Ferrari“.

Per cui, o si vuole continuare a indispettire l’unico elemento che ha tenuto a galla quest’anno la Ferrari, oppure il divieto è in realtà già arrivato da qualche tempo ed è stato esternato solo ora. In effetti se si sbircia un po’ la cronologia dei messaggi di Alonso ci si rende conto che i suoi tweet sono diventati meno frequenti (uno al giorno, in due lingue, spagnolo e inglese) e che Fernando non usa più l’hashtag istituzionale (#ForzaFerrari) dal Gran Premio d’India. Che il divieto già ci sia o ci sarà poco importa. Il fatto è che, se si vuol mettere il campione spagnolo nella miglior condizione psicologica per vincere nel 2014, intervenire con proibizioni che suonano come una punizione inflitta a un ragazzino potrebbe produrre esattamente l’effetto opposto.

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