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F1uneza

Ci si continua a domandare quale strada la F1 dovrà seguire per il suo prossimo futuro. Dopo che il consiglio mondiale del motorsport ha chiesto a Bernie Ecclestone e Jean Todt importanti modifiche regolamentari per poter dare una decisa svolta alla massima formula, ecco che diversi personaggi più o meno legati a questo mondo si prodigano in consigli, nella speranza di essere (se non ascoltati) almeno d’aiuto a chi poi cambierà effettivamente le regole del gioco. Tra le tante, una proposta che ha suscitato interesse e curiosità ad Ecclestone è certamente quella firmata Paul Hembery, sino ad oggi vero e proprio uomo immagini Pirelli in F1. Stando a quanto riferisce al Guardian, la sua idea sarebbe quella di spezzare la stagione in tre sezione tutto in base all’aera geografica: prima Australia-Asia, poi Europa e infine America. Questi tre “stint” sarebbero intervallati tra loro da due pause abbastanza significative, ma soprattutto aprirebbero a nuove classifiche con l’introduzione dei “campioni continentali”, anche se alla fine a la corona iridata sarebbe comunque assegnata al pilota che ha totalizzato più punti nell’intero calendario: “Con questa idea regionale dobbiamo aumentare l’interesse e questo aiuterebbe a creare una base solida di fan. Se continuiamo a concepire la Formula 1 solo in funzione delle televisioni europee, rischiamo di avere solamente pubblico europeo” afferma Hembery.

L’audience e gli sponsor asiatici e, sopratutto, americani fanno gola a molti. Ecclestone in primis, ma anche ai grandi costruttori come Ferrari, Mercedes, Renault bisognosi di sponsorizzare il loro marchio nei mercati più floridi ed emergenti. Inoltre una F1 a misura “continentale” andrebbe incontro ai tantissimi appassionati sparsi nei vari paesi del globo: ” Chi si occupa di mercato dice che il problema più grande della Formula 1 sono gli orari. Per esempio, quando si corre in Europa, in America devono svegliarsi prestissimo per guardare le gare. L’idea era già stata suggerita anche in passato, ma non è mai stata presa in considerazione perché gran parte degli eventi hanno i loro slot tradizionali nel calendario”  L’idea oggi invece torna con ancora più forza, considerando le recenti modifiche al calendario 2016 che già segue, in parte, l’idea di suddividere le diverse gare per continenti così da rendere gli spostamenti logistici per le squadre tra una gara e l’altra il meno costosi possibile: “Se non stiamo attenti, rischiamo di ritrovarci con uno sport che non vuole più guardare nessuno. Il rischio è quello di creare noi stessi la nostra rovina. Non fare nulla di fronte a questa situazione è inaccettabile” Ma inaccettabile è anche quello di allontanare eccessivamente un’intera categoria dal suo passato.

Riccardo Cangini

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