andrea dovizioso

andrea doviziosoContinua la carrellata dei Piloti MotoGP e parliamo di un altro italiano: Andrea Dovizioso, per i ducatisti ormai Desmodovi. In tempi non sospetti scrivemmo una articolo molto significativo: Andrea Dovizioso: l’uomo giusto per Ducati.

Era solo il 2013 e, come accaduto spesso, ci spiace dirlo ma “ve lo avevamo detto” (mi sono antipatico da solo a scriverlo, ma quando ci vuole ci vuole), al contrario di tutta la folla che inveiva contro Ducati per le scelte poco aggressive nel mercato piloti.

Ovviamente la folla però non aveva pensato a due cose fondamentali: la prima, era appena finito il biennio disastroso con Rossi in plancia, la Ducati era al minimo storico come appetibilità e nessun pilota di punta sarebbe andato a guidare la Desmosedici che aveva messo in ginocchio sua Maestà Rossi.

Seconda cosa: la stessa Ducati aveva bisogno di tranquillità e quindi era normale cercare un pilota dal profilo basso ma con grande capacità tecnica, e Dovizioso rispondeva a tali esigenze.

Non dimentichiamoci che Dovizioso ha guidato Honda e Yamaha prima di finire in Ducati, e per Honda si è smazzato tutto il lavoro di sviluppo nel periodo buio che vedeva le Honda in estrema difficoltà.

Con Ducati ha fatto la stessa cosa: con pazienza ha guidato giro dopo giro, cercando di dare indicazioni utili allo sviluppo. Ha attraversato il difficile momento di passaggio di gestione di Ducati Corse, arrivando poi a lavorare con Dall’Igna che pare aver dato al progetto Desmosedici quella competitività che sembrava ormai irrecuperabile.

Dovizioso ha sempre guidato molto bene ed è sempre stato decisamente veloce. Gli è sempre stato rimproverato che gli manca è il guizzo, quel piccolo saltino che ha sempre differenziato i talenti dai piloti normali.

In verità credo che Dovizioso non ami sbagliare e che sia uno che bada al sodo. Forse è una questione caratteriale, il forlivese è sempre molto pragmatico, solido, efficiente.

In pratica, se per fare un sorpasso bisogna rischiare  più di quanto si sta facendo, forse nella sua testa scatta il meccanismo “non ne vale la pena”.

Ma attenzione: non confondiamo questo atteggiamento “protezionistico” con la poca aggressività o con l’arrendevolezza. Questa pragmaticità viene fuori nelle fasi topiche, quando il risultato è lì in bella vista. Meglio cadere cercando di vincere o meglio arrivare secondi? Domanda difficile eh? Forse quello che manca è solo quel pizzico di sicurezza in sé.

Ma chi lo accusa di essere un pilota senza grinta, vada a rivedersi alcuni giri di qualifica con la Ducati che cerca di mandarlo per ortiche mentre lui è li a tirare badilate di gas.

La vittoria di Sepang 2016 è forse l’emblema di cosa Andrea Dovizioso rappresenta: efficienza, calcolo del rischio, capacità di gestire i momenti difficili.

Se la Ducati è arrivata dov’è ora è per molti versi anche merito suo, del suo modo di affrontare le cose, della sua calma e della sua educazione, dote rara di questi tempi.

In questo 2017 potrebbe forse fare il salto, diventare uno di quelli costantemente in lotta per il podio. Non è facile visti i piloti con cui deve confrontarsi, compreso il suo compagno di squadra Lorenzo, ma spero di vedere in questa stagione il miglior Dovizoso di sempre.

4 Commenti

  1. Una cosa che mi piace molto di Dovi, sono le interviste. Sempre molto preciso, quando parla si percepisce che sa di cosa sta parlando.
    Sarà proprio per questo suo carattere calmo, che come Pedrosa, quando li vedi in pista che lottano quando non te lo aspetti, che ti esaltano.

  2. Io ho un debole per Dovizioso così come per Pedrosa….del quale scriverò a breve. Piloti dal profilo basso, che lavorano sodo senza clamori.
    Spero che il Dovi piazzi una bella stagione

  3. apprezzo molto il dovi per la pacatezza e l’ essere dettagliato nelle interviste oltre al sapere indirizzare lo sviluppo secondo me,citavi giustamente la sua esperienza in honda,forse quello che gli manca è la cattiveria del fuoriclasse o un po più coraggio,spero con la vittoria di sepang si sia sbloccato,dai test come tempi e interviste noto un grande ottimismo

  4. Ottimo articolo! Il Dovi mi è piaciuto da quando era in 250. Finalmente un pilota “normale” e non il solito spaccone! Uno che ammette di far fatica a competere con i vari Stoner e Marquez ma che ci mette tutto l’impegno e la dedizione possibile per cogliere il miglior risultato. Veramente troppo sottovalutato il Dovi ahimè.

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