Il circuito di Spa-Francorchamps è il più antico e famoso autodromo del Belgio, situato nelle vicinanze di Francorchamps, una cittadina della municipalità di Stavelot ai confini con la municipalità di Spa, nelle Ardenne. Il circuito è sede del Gran Premio del Belgio di Formula 1, la cui prima edizione si svolse nel 1924, un teatro ideale di imprese eroiche che hanno esaltato i piloti al volante delle loro vetture, lungo le tante trappole che nasconde il tracciato belga.

Dall’idea degli organizzatori risultava un percorso di forma triangolare di circa 14 km, tra i più lunghi del calendario internazionale, e allo stesso tempo per via dei lunghi tratti rettilinei uno dei più veloci e impegnativi. Una pista in cui i campioni facevano la differenza, soprattutto dopo le modifiche al tracciato di fine anni ’30 realizzate allo scopo di farne una delle piste più veloci d’Europa, in cui tra l’altro venne aggirata la lenta e contorta sezione dell’Ancienne Douane mediante una velocissima e ripida combinazione di curve destra-sinistra in salita che sarebbe diventata una delle curve più famose dell’automobilismo mondiale, il Raidillon, che è conosciuta al grande pubblico degli appassionati insieme alla curva sinistrorsa posta in fondo alla valle dell’Eau Rouge e che vi si immette, formando la sezione Eau Rouge-Raidillon. A fine anni ’70 la direzione dell’autodromo decise di costruire un nuovo tracciato che continuava a usare i tratti di viabilità ordinaria dalla curva di Blanchimont sino alla fine del rettilineo del Kemmel, uniti dal vecchio tornante de La Source e da una nuova bretella permanente che collegava le altre due estremità rimaste del vecchio tracciato. La nuova pista lunga poco meno di 7 km venne quindi inaugurata nel 1979 da una travagliatissima edizione del GP motociclistico del Belgio, con l’obiettivo di riportare nelle Ardenne la gara di Formula Uno. Nel 1980 venne inoltre inserita una nuova doppia chicane denominata Bus stop, in quanto situata in prossimità di una fermata degli autobus di linea tra la curva di Blanchimont e il tornante de La Source. In quegli stessi anni, nuovi box per la Formula 1 furono costruiti poco prima di quest’ultima curva, conseguenza della creazione di una linea di partenza per le monoposto della massima categoria automobilistica i cui regolamenti, nel frattempo, richiedevano ai circuiti che la zona di partenza fosse situata in piano (requisito che il vecchio rettilineo dei box di Spa, tuttora in uso per le altre categorie, non possedeva). Il GP del Belgio tornò così a Spa-Francorchamps nel 1983 e poi definitivamente dal 1985.

Tra i primi anni ’70 e la prima metà degli ’80, in attesa della costruzione del “nuovo” circuito di Spa, il Gp belga traslocò a favore di Nivelles e Zolder. La prima alternativa fu proprio Nivelles, autodromo posto a Nord della cittadina che gli dà il nome, nei pressi di Bruxelles. Il tracciato, considerato moderno e sicuro, avrebbe dovuto ospitare la Formula 1 per il Gp del Belgio, a rotazione con Zolder. Ma dopo le edizioni del 1972, 1974 e 1976 dovette rinunciare per problemi economici, tanto che nel 1981 perse l’omologazione per ospitare qualsiasi competizione sportiva. Un destino amaro è stato anche quello del tracciato di Zolder: 1973, prima edizione in questo circuito e l’asfalto si sgretola tanto che la seconda sessione di prove è cancellata; piloti e organizzazione sono ai ferri corti. Si corre ai ripari in fretta e furia, riasfaltando intere porzioni di pista tra il venerdì pomeriggio ed il sabato mattina. Dopo questo esordio disastroso Zolder prese il monopolio del Gp belga a discapito di Nivelles.

Cerchiamo di analizzare quella che era stata la “prima scelta” ovvero Nivelles: questo tracciato era considerato come un Gp noioso e piatto: in un primo momento bisogna tenere in considerazione che era un rimpiazzo al leggendario tracciato di Spa, tracciato pericoloso e alquanto adrenalinico per i piloti (come il Nurburgring, un altro leggendario circuito storico). Un secondo aspetto da analizzare riguardava la lunghezza del circuito, molto breve, che per di più si percorreva ad alte velocità medie; questo, ovviamente, ha reso i tempi di corsa del Gran premio più corti (1 ora circa). A discapito di tutto ciò potremmo dire che questo circuito, di nuova costruzione, era in termini di sicurezza avanti rispetto ai leggendari circuiti in cui i piloti amavano correre; il pubblico, abituato a stare a bordo pista, si ritrova lontano dal circuito. Tutti questi sono i motivi per cui è stato recepito come un Gp noioso e piatto; un appuntamento che, dopo la prima edizione, non ha portato il pubblico a ritornare in massa.

Il problema di fondo resta, comunque, se era davvero necessario considerare il circuito di Spa come “pericoloso”, soprattutto vista la soluzione di utilizzare Nivelles in alternanza con Zolder. Siamo negli anni ’70, periodo in cui le innovazioni tecnologiche erano la novità del giorno, e la Formula 1 era diventata, esponenzialmente, lo sport più pericoloso del pianeta e dove, sovente, la domenica si assisteva a drammi in eurovisione. Proprio in questi anni si iniziarono a fare passi avanti in termini di sicurezza, e proprio qui giungiamo, ancora, alla questione: era davvero necessario “chiudere” Spa (o circuiti storici) per sostituirli con circuiti “noiosi” sia per i piloti che per il pubblico? La risposta ovviamente non possiamo darla con i se e con i ma; sicuramente lavori per mettere in sicurezza il tracciato erano da effettuare, ma la sua chiusura momentanea si poteva evitare. Noi non siamo qui a fare supposizioni vogliamo solo far capire ai lettori che aver spostato la sede del Gp del Belgio in questi anni è stato solo un male più che un bene per lo spettacolo del Circus. I lavori, ovviamente, hanno portato a una rinascita del Gp belga, riportandolo agli albori: si sono mantenute quelle che sono considerate le curve storiche, si è ridotta la lunghezza del tracciato e, soprattutto, si è reso sicuro, parametro oggigiorno necessario per ospitare un Gran premio di Formula 1. È la sua grandezza che ha permesso di far rimanere il Gp del Belgio, qui sulle Ardenne, e non sui “rimpiazzi” che durante i lavori si erano trovati. Sia Nivelles che Zolder non hanno fatto una buona fine: il primo è decaduto ed oggi è sede di un centro commerciale, il secondo è tornato a ospitare una gara del WTCC solamente del 2010, dopo anni in cui era in disuso. Anche oggi, però, possiamo fare delle considerazioni simili, momento storico in cui i tracciati che hanno segnato la storia vengono letteralmente rimpiazzati con i così detti “Tilkodromi”: tracciati poco spettacolari, pieni di curve a novanta gradi. Ovviamente questi tracciati sono decisamente più sicuri di quelli che hanno segnato epoche passate; ma il punto resta se è giusto cancellare ciò che è stato della Formula 1, ciò che ne ha scritto la storia, solo per nuovi noiosissimi tracciati realizzati per business. Parliamoci chiaro, a chi è piaciuto il nuovo circuito di Baku? Ne abbiamo solo parlato per la ruotata tra Vettel e Hamilton, ma nessuno, a parte noi, si è mai degnato di dire che quel tracciato non rispetta le normative imposte dalla FIA; ovviamente quando ci sono di mezzo milioni di euro, allora tutto va bene e tutto si può comprare.  Una considerazione su tutto ciò risiedere quindi nella spettacolarità che un circuito offre sia ai piloti che al pubblico: un circuito categorizzato come noioso, mai e poi mai sarebbe riuscito a restare nel calendario iridato, mentre un circuito come Spa, amato e conosciuto da chiunque, sta scrivendo, ancora, pagine di storia della F1, e continuerà a farlo finche non lo si categorizzerà, ancora una volta, come “pericoloso”.