Ferrari 312B: l’anti Lotus

Prossimamente, per la precisione il 9-10-11 ottobre, nelle sale cinematografiche verrà proiettato il film della Ferrari 312B, la monoposto di Maranello utilizzata nelle piste di Formula 1 nel 1970 e 1971. Alla presentazione del film a Milano ci saremo anche noi di GiornaleMotori ma prima di fare una recensione del film è giusto conoscere a fondo l’attrice principale.

Con la 312B, che debuttò in gara nel 1970, la Ferrari aprì l’era dei motori a 12 cilindri contrapposti di tre litri. La monoposto ebbe un notevole successo, permettendo a Ickx e Regazzoni di dominare la seconda parte del Campionato, vinto da Jochen Rindt al volante della Lotus. Il pilota austriaco fu purtroppo vittima di un incidente mortale nel corso delle prove di qualificazione del GP d’Italia a Monza, divenendo il primo Campione del Mondo postumo nella storia della Formula 1.

Nel 1970, Ickx vinse tre volte e Regazzoni una alla guida della 312 B. la monoposto consentì ancora a Mario Andretti di aggiudicarsi il primo GP della stagione 1971, a Kyakami in Sudafrica.
Nella classifica del Campionato del Mondo piloti del 1970, Ickx si piazzò secondo e Regazzoni terzo, con la Ferrari seconda nella graduatoria riservata ai costruttori.
La 312 B venne approntata già nel corso del 1969 e avrebbe dovuto debuttare al GP d’Italia di quell’anno. Gravi problemi di affidabilità del motore, che esasperarono Chris Amon, rallentarono invece il programma di sviluppo della monoposto: questa debuttò solo nel GP del Sudafrica del 1970. Nel frattempo Amon, disgustato anche dalla mancanza di risultati e dalle carenze della 312 con motore 12 cilindri a V, aveva lasciato la Ferrari.
Il progetto della 312 B ruotava attorno al nuovo motore 12 cilindri a V di 180°, opera dell’ingegner Mauro Forghieri, che si occupò anche del telaio della vettura.
Non del tutto propriamente, il motore venne comunque definito come boxer e la B nella sigla della monoposto sta proprio a indicare la particolare architettura del propulsore.
Grazie alla forma piatta, il nuovo 12 cilindri garantiva una migliore distribuzione dei pesi. Inoltre, lasciava dello spazio libero nella zona superiore, con l’afflusso di aria meno disturbata da ostacoli verso l’alettone posteriore. La cilindrata effettiva del motore era di 2991,01 cm3, con la corsa molto corta (51m5 mm) rispetto all’alesaggio (78,5 mm) per avere una ridotta velocità media dei pistoni e poter raggiungere regimi di rotazione elevati. Il nuovo propulsore erogò inizialmente una potenza di 460 cavalli a 11600 giri/minuto. Per ridurre gli attriti interni, l’albero a gomiti aveva solo quattro supporti di banco.
L’alimentazione era garantita da un impianto a iniezione indiretta Lucas, con accensione Marelli-Dinoplex. La distribuzione contava quattro valvole per cilindro ed era comandata da quattro alberi a camme in testa, due per ogni bancata. Il telaio della 312 B venne realizzato con l’ormai tradizionale sistema che prevedeva un traliccio in tubi d’acciaio ricoperto da pannelli di alluminio rivettati. La struttura si prolungava superiormente alle spalle del pilota, con il motore sospeso al di sotto di questa parte del telaio. Questa soluzione venne introdotta per la prima volta sulla Honda RA302 del 1968, dotata di un motore a otto cilindri raffreddato ad aria. Come consuetudine, i serbatoi in gomma-tela erano alloggiati lateralmente nell’intercapedine tra i pannelli di alluminio e garantivano una capacità di 240 litri di carburante. Esternamente la 312 B era molto bella e inconfondibile, al di la del colore rosso della vettura e del bianco degli alettoni e degli spoiler.

La presa d’aria anteriore, bassa e allungata e la carenatura dell’abitacolo davano un aspetto del tutto particolare alla monoposto. Come accennato, la disposizione orizzontale dei cilindri permise di avere una sezione posteriore carenata. Dietro al casco del pilota e al roll bar, l’aria poteva affluire più liberamente verso l’alettone posteriore a tre piani. Il roll bar era rivolto all’indietro, seguendo l’inclinazione della centina del telaio posta direttamente alle spalle del pilota. Lateralmente, si potevano vedere benissimo le testate orizzontali del motore e i relativi cornetti di aspirazione dell’aria, un altro segno distintivo della 312 B.
La sospensione anteriore era a bilanciere superiore con triangolo inferiore mentre quella posteriore prevedeva uno schema con un braccio superiore e un triangolo inferiore invertito. I pneumatici erano forniti dalla Firestone e avevano dimensioni diverse, da 13 pollici anteriori e da 15 pollici posteriori. Molto compatta come dimensioni, la 312B pesava 551 kg con acqua e olio a bordo.
Il belga Jacky Ickx, ritornato dopo un’anno alla Brabham per essere il pilota di punta della Ferrari, portò al debutto la 312 B nel GP del Sudafrica del 1970, conclusosi con un ritiro. Ben più drammatico per Ickx fu il seguente GP di Spagna a Jarama, quando venne tamponato dalla BMR di Oliver. La Ferrari, con i serbatoi squarciati, prese fuoco. Per fortuna, Ickx riportò solo delle leggere ustioni che non gli impedirono di essere presente al GP di Monaco tre settimane dopo. In Belgio, la Ferrari affiancò il debuttante Ignazio Giunti a Ickx e il pilota romano ottenne un più che lusinghiero quarto posto, il primo piazzamento a punti della 312B. Ickx si classificò ottavo. Nel GP di Olanda a Zandvoort, Giunti lasciò la sua monoposto a un altro debuttante, Clay Regazzoni. Il pilota svizzero si era messo in evidenza nelle formule minori e la Ferrari decise di impiegarlo, alternandolo a Giunti, nel Gran Premi di Formula 1. In Olanda Ickx si piazzò terzo e Regazzoni quarto. Il giro più veloce in gara del pilota belga cominciò a far intravedere le notevoli doti della 312 B.

Il punto forte della vettura era rappresentato dal motore boxer che si rivelò ben presto più potente degli altri 12 cilindri Matra e BRM, oltre che della muta di 8 cilindri Ford che equipaggiavano la maggioranza delle vetture impegnate in Formula 1. In occasione della sesta gara, il GP di Francia a Clermont Ferrand, Ickx ottenne la pole position, guidando la corsa per 14 giri prima di fermarsi a causa di un problema alla distribuzione. Da quel momenti, la Ferrari di Ickx occupò in pianta stabile la prima fila dello schieramento, sino al termine della stagione. Ickx ottenne la pole position in Germania e in Italia mentre Regazzoni fu il più veloce in prova a Watkins Glen.
A Hockenheim, Icky e Regazzoni lottarono per la vittoria con Rindt. Dopo il ritiro dello svizzero, Ickx fu comunque secondo. La 312 B era ormai la monoposto più competitiva con la Lotus 72. La vittoria, anzi una suonante doppietta, giunse nel GP d’Austria a Zeltweg, con Ickx e Regazzoni primo e secondo separati da pochi metri l’uno dall’altro. A Monza, il giorno seguente la morte di Rindt, Regazzoni vinse tra la folla in tripudio il suo primo Gran Premio al volante della 312 B, guadagnandosi un posto fisso alla Ferrari. La 312 B permise a Ickx e Regazzoni di terminare primo e secondo altre due volte, nel GP del Canada e in quello del Messico. Negli Stati Uniti, Ickx venne rallentato da noi all’accensione, terminando quarto non senza essere riuscito a segnare il giro più veloce in gara.
Rindt era già diventato matematicamente Campione del Mondo, purtroppo alla memoria, al termine del GP del Canada. La 312 B era comunque riuscita a mostrarsi come la monoposto da battere nel finale di stagione.

Copyright foto: A.L.Photo

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