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Jonathan Rea e quel talento mai compreso

Sabato vincendo Gara1 a Magny-Cours, Jonathan Rea ha scritto una pagina importante del Mondiale Superbike. Il pilota Kawasaki è infatti il primo pilota nella storia del campionato a vincere tre titoli consecutivi.

Nemmeno sua Maestà King Karl Fogarty fece tanto, e ora un solo titolo divide Rea e Foggy (Fogarty ne ha vinti 4 nel 94,95,98,99) e Johnny raggiunge i tre titoli di un altro idolo della SBK, Troy Bayliss.

E proprio l’australiano è nel mirino di Rea in quanto a numero di vittorie: Troy è a quota 52, Rea proprio in Francia è arrivato a 50.

La svolta di questo pilota è avvenuta a fine 2014, quando decise di lasciare la Honda per approdare in Kawasaki che era diventata vincente grazie a Sykes iridato nel 2013.

Infatti se guardiamo i numeri pare proprio che salendo sulla Kawasaki, Rea abbia potuto dare sfogo  al suo talento fino ad allora stoppato da una Honda mai veramente competitiva: delle 50 vittorie ottenute in nove stagioni in Superbike, 35 le ha ottenute con Kawasaki. Ben 66 podi su 108 gli ha ottenuti sulla “verdona”, così come 9 pole position su 13.

In sole tre stagioni in Kawasaki ha vinto il doppio di quanto fatto in sei anni con Honda. Il doppio nella metà del tempo. Eppure tutto questo non lo ha ancora reso appetibile per la MotoGP.

Sorge allora una domanda: possibile che negli anni in Honda nessuno si sia accorto del talento di questo pilota? Eppure un paio di comparsate in MotoGP le ha fatte, sostituendo Casey Stoner nel 2012 nelle gare di Misano e Aragon.

In quelle due occasioni arrivò anche piazzato bene, ottavo in Italia e settimo in Spagna, su una moto mai praticamente usata se non in un breve test e con gomme totalmente differenti da quelle usate in SBK.

Le gomme erano lo scoglio maggiore per i piloti che si avvicinavano alla MotoGP e in molti ci hanno sbattuto il naso parecchio prima di capirle. Ma non Rea, che fece due gare assolutamente dignitose senza incappare in errori grossolani.

Quindi perché Honda non gli diede mai la possibilità di salire su una MotoGP per una stagione intera? Rea è sempre rimasto fedele alla casa dell’ala dorata, finché probabilmente, stufo delle promesse mai mantenute dai giapponesi, decise di cambiare aria.

Si perché ogni anno la Honda si presentava in SBK con una moto mai competitiva, sempre in fase di sviluppo, con il Team Ten Kate che faceva il possibile ma non aveva i mezzi dei team ufficiali e non era supportata dalla casa madre.

Solo dopo la 8 Ore di Suzuka le CBR iniziavano ad andare un pochino meglio. In pratica a metà stagione già si era capito che si sarebbe dovuto puntare sull’anno successivo, fatto salvo il 2014, anno in cui la Honda pareva davvero aver trovato la quadra.

rea helmet world champOra che Jonathan Rea si trova su una moto equilibrata e competitiva non può fare altro che dominare: nel 2017 ha vinto 12 manche ed è finito in totale 20 volte sul podio (12 vittorie, 7 secondi posti e un terzo).

Lo chiamano “ammazzacampionato”, ma in verità è quello che succede quando il più talentuoso pilota in circolazione sale sulla moto più competitiva.

La Dorna ha provato a dare equilibrio cambiando la griglia di Gara2, ma se uno è più forte non ci si può fare nulla. Se non ci fosse Rea forse parleremmo di un campionato entusiasmante con Sykes e Davies a giocarsi il campionato staccati di soli 9 punti e magari potremmo arrivare ad un finale thriller come quello del 2012 con Biaggi che vinse di mezzo punto su Sykes.

Ora Jonathan Rea, a 30 anni, è nel culmine della sua carriera e delle sue condizioni psico fisiche, ha ancora un anno di contratto con Kawasaki e quindi nel 2018 sarà ancora sulla ZX10R a tentare l’assalto al quarto titolo.

Il 2018 è anche l’anno di scadenza di tutti i piloti ufficiali MotoGP, vedremo se ora che il talento di Rea è conclamato qualcuno in MotoGP lo metterà sotto contratto. Ammesso che Johnny abbia voglia di lasciare il ruolo del dominatore…

One Comments

  1. Post By Sacramen

    Rea fa il paio con Sofuoglu. Sono due leggende del mondiale delle derivate di serie e penso non vogliano bruciarsi la carriera andando a fare i tappabuchi in una categoria come la MotoGP dove conta sempre di più la moto e meno il pilota.
    Rea purtroppo ha sprecato anni su una Honda mai competitiva e che l’anno dopo doveva sempre sfornare una moto vincente. Però a Honda frega poco mettere sul mercato una SBK replica bensì la CBR…

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