SBK: la pagella del 2017

Il Mondiale SBK in questo 2017 ha avuto un solo grande dominatore: Jonathan Rea. Il britannico ha fatto il bello e cattivo tempo, ha massacrato la concorrenza vincendo con un calendario di anticipo.

In molti hanno detto che la sua supremazia è data solo dalla sua Kawasaki, ma tolto Rea probabilmente avremmo gridato al miracolo con un campionato combattuto fino alla fine tra Davies e Sykes.

Rea infatti domina con ben 153 punti di vantaggio su Davies che ha chiuso secondo, ma tra il gallese e Sykes invece abbiamo solamente uno scarto di 30 punti dovuti in buona parte dall’infortunio di Tom sul finale di stagione.

Come abbiamo visto nei test, nemmeno la Kawasaki con le nuove (e assurde) restrizioni regolamentari sembra fermare Rea che va come un missile in ogni occasione.

Jonatha Rea – 10 e lode: ha vinto 16 manche su 26, ha fatto altri 8 podi, come lo fermi uno così? Gli devi bucare le gomme, altrimenti questo ti sgomma in testa dovo averti passato all’esterno. Rea ha riscritto la storia della SBK, è l’unico ad aver vinto 3 titoli consecutivi, ha fatto il record di punti e ora può puntare al mostro sacro Sua Maestà Fogarty che ha vinto 4 titoli. Sarebbe fenomenale.

Chaz Davies – 8: come sempre lui ci mette il cuore. Lui è la Ducati, ha tenuto in piedi da solo la baracca, ma le sue sette vittorie non sono bastate contro uno schiacciasassi come Rea. In più si vede che la sua Panigale è al limite, non riesce a tenere il passo della Kawasaki e se lo fa si viaggia sempre sul filo del rasoio.

Tom Sykes – 7: soffre da matti il compagno di squadra, ha vinto due manche e spesso ha faticato mentre Rea volava. Forse nel 2018 inizierà a guardarsi intorno.

Marco Melandri – 6,5: era al rientro dopo un bel po di tempo fermo sul divano quindi è anche giustificato, però da un pilota del suo calibro era lecito aspettarsi qualcosina in più. Una vittoria, tre volte secondo e nove volte terzo, se vuole stare lì davanti deve fare un bel salto di qualità. Forse con un anno di rodaggio può fare meglio, visto il rinnovo nel 2018 non ci saranno più scuse.

Alex Lowes – 6: alla fine è entrato nella top5 della classifica iridata, ma la stagione di Lowes è stata molto simile a quella del gemello in MotoGP: cadute a non finire. La R1M non è una moto semplice e lo sviluppo procede a rilento, però Lowes ci ha messo del suo per incasinarsi la vita spesso e volentieri.

Michael VD Mark – 5/6: doveva essere un mattatore, doveva risollevare la Yamaha dalla crisi, invece ha fatto poco. E’ giovane e può ancora crescere, però serve cambiare metodo di lavoro e mettere ordine, altrimenti si sfasciano moto e basta.

Xavi Forés – 7: è il primo dei piloti privati. Non ha agguantato il podio, vero, però ha fatto delle bellissime gare e ci è sepsso andato vicino. Se seguito bene questo pilota potrebbe fare veramente bene. Complimenti anche al Barni Racing Team per il lavoro che ha fatto, perché rimanere lì in alto senza grossi budget è dura.

Leon Camier – 6,5: ha guidato la moto più vecchia del lotto, eppure ha fatto grandi cose. La MV non ha budget stellari ma lui ci ha dato del gas, ha dato le giuste indicazione e il suo team ha fatto egregiamente il suo lavoro. Peccato per le rotture meccaniche, perché gli hanno tolto punti importanti che lo avrebbero fatto arrivare più avanti. Ma la F4 ormai è al limite in tutto.

Jordi Torres – 5: da lui e la sua BMW ci si aspettava qualcosa in più. Manca l’affiatamento con la moto? Con la squadra? vedremo se nel 2018 riuscirà a migliorarsi.

Aprilia – 3: faccio un discorso generale. Assolutamente insufficienti, gravemente. Non si può mortificare una moto campione del mondo che ha ancora un potenziale enorme. Ci si aspettava molto da Laverty e anche da Savadori, ma evidentemente la squadra non è all’altezza di un progetto complesso come quello della RSV4. Basti pensare che quella vecchia e privatissima di Mercado a volte è andata meglio delle ufficiali. Non esiste al mondo una cosa del genere.

MV Agusta – 6: hanno fatto il possibile, per me meritano la sufficienza. La moto è nata che non c’era ancora l’euro, il prossimo anno la F4 compie 20 anni, il budget è basso perché la casa varesina non dispone di grosse somme. Quando hanno potuto si sono difesi bene, in altre occasioni hanno pagato la fragilità di una moto portata oltre il limite.

Yamaha – 5: la moto non pare rispondere agli sviluppi, il team a volte sembra andare alla cieca, i piloti son ancora troppo acerbi. Serve una svolta tecnica altrimenti si continua a galleggiare.

BMW – 5: il buon team di Genesio Bevilacqua che sa come si vince visto il mondiale vinto con Checa, con la BMW non ne viene fuori. I tedeschi sono da sempre particolari, gestiscono le corse a modo loro e sembra proprio che parlino due lingue totalmente differenti. Serve una scossa tecnica da parte di BMW, non possono pretendere che un team privato porti avanti lo sviluppo da solo.

Honda – 3: praticamente inesistente, hanno fatto scappare persino Bradl che insomma, non sarà un missile, ma è pur sempre un campione del mondo. Forse hanno pagato la prematura scomparsa di Hayden, ma la Honda stessa ha delle responsabilità. La nuova CBR1000RR non è all’altezza delle concorrenti, c’è poco da fare. Nemmeno mettendole un turbo vincerebbe.

Ducati – 7,5: aspettando la V4 in versione SBK si continua con la V2. La Panigale potrebbe essere l’unica Ducati a non vincere un titolo in SBK. Bellissima ma non vincente. Per assurdo, una delle moto più incomprese di borgo Panigale, la 999, ha dominato in lungo e in largo. Hanno lavorato tantissimo ma contro l’armata Kawasaki c’è stato poco da fare.

Kawasaki – 10: che dire, moto perfetta, ben equilibrata, team di livello sensazionale, piloti veloci e vincenti. Non hanno sbagliato nulla, c’è poco da fare. Altro che regolamenti, servirà ben altro per fermare l’armata verde.

One Comments

  1. Post By angelorizzi84

    Assolutamente d accordo con le pagelle,sopratutto su yamaha e aprilia

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