Todt e la pazza idea dello stesso motore per F1 e Mondiale Endurance

Formula 1 e WEC sono l’apice del motorsport mondiale: categorie diverse, campionati diversi ma uniti dalla stessa filosofia, ovvero mettere su pista la tecnologia più avanzata che si possa applicare su un’auto sportiva a ruote scoperte o meno ma con scopi diversi. Se nel Mondiale Endurance è determinante il fattore affidabilità (chiedere a Toyota), in Formula 1 è determinante il fattore prestazionale. O meglio, ERA determinante. L’introduzione dell’ibrido e di regole assurde sulla limitazione del numero di componenti da usare durante una stagione (ridotti a 3 unità per quest’anno), ha mutato il DNA della Formula 1 rendendolo simile a quello del Mondiale Endurance, sovrapponendo quasi le due categorie, con la sola distinzione delle vetture usate. Oggi un’altra idea marchiata FIA/Todt rischia di togliere completamente l’identità dei due campionati: il Presidente francese rispolvera un concetto di Mosley, ovvero quello del motore comune sia per F1 che per Mondiale Endurance (a dire il vero Mosley aveva inserito anche il Mondiale Turismo e WRC nel calderone), visto che entrambe le categorie sono equipaggiate con un costosissimo motore ibrido. Il tutto per cercare di abbassare i costi, schizzati alle stelle per sviluppare tutta la tecnologia ibrida accoppiata ai V6 termici e che hanno costretto Audi e Porsche ad abbandonare il WEC e messo in seria difficoltà in Formula 1 team storici come Sauber e Williams.

Il punto in comune tra le due categorie è il chilometraggio che le attuali Power Unit di F1 sono arrivate, per regolamento, a durare vale a dire lo stesso chilometraggio di una 24 Ore di Le Mans. Ecco che Jean Todt gli si è accesa la lampadina del motore unico. Sulla carta la soluzione non sarebbe male in quanto permetterebbe a un motorista di Formula 1 di equipaggiare anche un team nel WEC e viceversa, aumentando di fatto il numero di fornitori di motori nelle due categorie. Ma di contro segnerebbe la morte della Formula 1, rendendola di fatto una categoria endurance, a ruote scoperte, gettando alle ortiche il vero DNA della Formula 1 che da sempre ha messo in prima fila le prestazioni anche a scapito dell’affidabilità (vedi i motori turbo degli anni 80 che duravano un paio di giri in versione qualifica).

La soluzione per salvare capra e cavoli non è quella di fare un motore che vada bene per 2 o 3 categorie diverse. La stessa FIA aveva provato ad equipaggiare le Gruppo C con i motori V8 aspirati da 3,5 litri: il risultato è stato il totale declino del Campionato Endurance a metà degli anni 90. Se vogliono risollevare le sorti del Mondiale Endurance, o meglio, della categoria LMP1 devono trovare altre strade, in primis togliendo di mezzo questi inutili e costosi ibridi, che da quando sono stati ammessi si sono dimostrati una pietra al collo sia per la Formula 1 che per il WEC.

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