suzuki iannoneDopo aver parlato della Ducati, ora è il momento di fare una piccola analisi sulla Suzuki. La più piccola delle Case giapponesi viene da un 2017 semplicemente da incubo.

Da quando è rientrata in MotoGP, la casa di Hamamatsu ha vissuto in crescendo fino all’inizio del 2017. Al suo ritorno nella massima serie nel 2015, dopo 3 anni di stop, si era presentata con un progetto totalmente nuovo e due piloti utili al progetto: un debuttante talentuoso di nome Maverick Vinales, un veterano che si sarebbe dedicato allo sviluppo, Aleix Espargarò.

Il 2016 vede la moto giapponese tornare alla vittoria proprio col giovane pupillo del Team Manager Davide Brivio, anche se il giovane spagnolo aveva già deciso di lasciare la GSX-RR per la Yamaha M1.

L’addio di Vinales ha lasciato la Suzuki in braghe di tela, costretta a veloci sostituzioni in corsa. Si è optato per Andrea Iannone, pilota giudicato esperto, che avrebbe dovuto aiutare nello sviluppo. In seguito a chissà quali ragionamenti, come secondo pilota hanno preso Alex Rins che saliva dalla Moto2 al posto del pluri campione del mondo Johann Zarco, poi accasatosi con Yamaha Tech3.

Questo è stato uno degli errori: Zarco già conosceva l’ambiente Suzuki per aver effettuato dei test con loro (andando forte a quanto si disse), ma venne lasciato libero.

La giustificazione, a detta di Brivio in un’intervista alla stampa italiana, fu che il programma per Zarco era di averlo all’interno di un Team satellite, del quale non se ne fece nulla e che li vide costretti a lasciarlo libero.

Sappiamo poi tutti com’è finita: Zarco ha fatto una stagione pazzesca su una moto clienti, Rins si è infortunato in inverno pagando per mesi le conseguenze della caduta nei test.

Il primo pilota però ha forse fatto peggio: Iannone, che avrebbe dovuto indirizzare lo sviluppo, non solo ha portato confusione sin da subito scegliendo un motore sbagliato, ma anche dal punto di vista ciclistico ha dato indicazioni contrastanti.

Il reparto corse Suzuki non ha il potenziale di fuoco della Yamaha o della Honda e ogni modifica richiede tantissimo tempo. Per di più il processo decisionale all’interno dell’azienda è praticamente patriarcale, quindi è difficile portare avanti uno svilippo o, peggio, correggere gli errori in corsa.

Questo ha portato la Suzuki sull’orlo del baratro, e Iannone non ha aiutato con un comportamento a dir poco menefreghista: la gara di Barcellona è stata l’emblema dell’aria che si respirava nel box.

Per chi se lo fosse scordato, durante la gara a Barcellona Iannone stava girando decisamente piano ma quando gli venne segnalato l’arrivo del ben meno rinomato (ma più titolato) compagno Guintoli, l’italiano ha ripreso a girare quasi due secondi più forte.

Da parte del board è stata vista come l’azione di uno svogliato, e questo ha logorato i rapporti. La presenza del pilota di Vasto più sulle copertine patinate che sui giornali di settore poi di certo non ha aiutato.

Ora, per il 2018, ci vorrebbe il pugno di ferro da parte dell’azienda, perché Rins a fine 2017 ha mostrato un buon potenziale. Altrimenti si deve cercare qualcuno di nuovo per lo sviluppo della Suzuki GSX-RR.

Nel lavoro invernale poi, si deve sperare che i piloti non si infortunino nuovamente, perché lavorare con un solo pilota rallenta moltissimo lo sviluppo della moto e al reparto corse possono arrivare informazioni errate come già successo nel 2017.

Non resta che vedere nei test di Sepang come si comporteranno le due Suzuki in pista.

1 COMMENT

  1. Concordo l’ addio di vinales è stato davvero molto drammatico per suzuki,che hanno colpe come dice l’ articolo di aver lasciato perdere zarco che poteva essere utile nello sviluppo,su iannone no comment 🙂

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