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Chaz Davies sale sul gradino più alto del podio in Gara2 nella calda Buriram, ritrovando il gusto della vittoria per la prima volta in questo 2018 grazie ad una prestazione di altissima qualità, padrone dell’alto potenziale della sua Ducati riuscendo con efficacia a sfidare il duo tutto Yamaha formato da Michael van der Mark e Alex Lowes, bravi nel balzare in testa sin dalle prime curve ed imporre un ritmo sostenibile solo dai migliori. Una sfida per la prima piazza accettata con gusto dal gallese, uscendone vincitore e raggiungendo così la 28esima affermazione in carriera. Il duo Yamaha comunque può essere contento di un doppio podio, sopratutto van der Mark ritrovatosi finalmente nelle zone nobili della classifica confermando la crescita tecnica della R1. Giù dal podio invece il vincitore di Gara1 Jonathan Rea, alle prese con una Kawasaki ostica e sofferente sopratutto in accelerazione e frenata, come visto dai tanti errori cui si è reso protagonista, dovendo ogni volta ritrovare concentrazione e ritmo. Problemi tecnici patiti anche dall’altra verdona di Tom Sykes ma persino in forma anche più grave tanto da costringerlo al ritiro.

Il campione del mondo in carica invece è riuscito verso il finale a trovare un ritmo interessante, prendendosi almeno il quarto posto e conquistando preziosi punti in ottica iridata, potendo così sfruttare le diverse difficoltà patite da Marco Melandri (7°), oggi non all’altezza del vicino di box Davies e visibilmente penalizzato dal comportamento della sua Panigale alle alte velocità con violentissime oscillazioni sul davanti. Il migliore dei privati resta lo spagnolo Xavi Fores (5°), precedendo il pilota Honda Leon Camier, partito dalla pole position in funzione dell’inversione di griglia ma lentamente costretto alla sesta posizione finale. Buon ottavo posto per il turco Razgatioglu, mentre il rientrante Lorenzo Savadori riesce a chiudere in top-ten nonostante una spalla ancora dolorante. Infine bello spavento per Eugene Laverty sull’altra Aprilia, autore di un duro contatto con la BMW guidata da Torres nel primo quarto di gara, tanto da dover richiedere il soccorso medico in pista non riuscendo ad alzarsi con le proprie gambe. Portato in ospedale per controlli insieme a Torres, per i due si parla di una brutta botta ma fortunatamente senza gravi conseguenze. A seguire la classifica completa di Gara2 a Buriram.

Riccardo Cangini

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6 COMMENTS

  1. Laverty purtroppo sembra averci lasciato il bacino in pista, a quanto pare salterà un bel pò di gare. Spero non faccia lo stesso errore di Sofuoglu che per giocarsi l’ultima gara 2017 ha peggiorato la situazione e rischia la carriera…

    Per quanto riguarda Rea, più che vittima del comportamento della moto è vittima del regolamento. Con le limitazioni al motore non può più permettersi i tagli di traiettoria dello scorso anno per passare gli avversari, infatti ha iniziato a girare più forte dal momento in cui ha potuto fare le sue linee pulite. Il problema è che sulla base dei risultati possono tagliargli altri giri al motore: lo scorso anno passavano i 15000 mentre già adesso stanno a 14100 con al massimo 3 step di 250 giri in meno. Se vince anche il mondiale 2018 la prossima stagione lo faranno correre con la SSP di Sofuoglu… Mettiamoci pure che le Ducati sembra girino senza alcuna limitazione come gli anni precedenti.
    In ogni caso il problema delle staccate sembra essere dovuto ad un eccessivo fading all’anteriore, a fine gara si è visto come abbia mollato del tutto il registro.

  2. Sacramen: però ti dirò…il regolamento impone un limite massimo di giri in base al modello di serie. Cioé: depositata la fiche di omologazione, il motore SBK può girare fino ad un massimo di X giri/min in più. Non mi pare sbagliato come concetto.
    Poi il discorso penalità è un pò discutibile e cervellotico, però l’idea madre non mi pare scorretta.

    Su Laverty che dire…povero…e Sofuoglu rischia di chiudere la carriera…

  3. Mmmmhh….. No.
    Il regolamento PREVEDEVA un limite massimo di giri che era stabilito in 15000 per le 4 cilindri e 12700 per le bicilindriche senza alcun riferimento a fiche di omologazione. Inoltre per le bicilindriche da 1200 cc erano previsti air restrictor.
    Ora gli air restrictor sono scomparsi però sono arrivati limiti di giri imposti dall’organizzatore, una sorta di BOP che tanto fa schifo nel WEC come rischia di far schifo in SBK. Capirai che per Kawasaki passare dai 15000 (anche se in realtà arrivava a 15300) ai 14100 è un bel salto verso il basso mentre per le Ducati passare dai 12700 con A.R. ai 12400 senza A.R. è un bel salto in avanti. Infatti il risultato è sotto gli occhi di tutti, le Ducati Rea le può passare solamente tirando staccate a morte altrimenti fatica a tenere la scia.
    Se riesce a passare in rettilineo è solamente grazie alla sua guida, come dimostra il sorpasso su Fores in gara2 che non è arrivato dal motore bensì dal fatto di essere uscito più forte dalla prima curva…
    Insomma, in Kawasaki stanno belli incazzati. Strano…

    Il problema è che Rea rischia seriamente di trovarsi a girare con il motore di serie. Però voglio vedere se l’organizzatore (che ha l’ultima parola sul limitatore) taglierà di 250 giri le Ducati visto che con gara2 hanno ottenuto le fatidiche 3 vittorie…

  4. Errore mio, non si guardano le vittorie ma ogni 3 round si fa un calcolo cervellotico secondo un algoritmo ancora da definire basato sulle velocità massime, risultati, tempi sul giro ecc… Insomma, Dorna taglierà i giri a chi vorrà così, accazzo.
    Il problema è che se Rea o Davies o Melandri o Sykes vincono vengono penalizzati anche i privati.
    E i privati iniziano ad incazzarsi

    http://www.motorbox.com/moto/sport/superbike/news/sbk-2018-team-go-eleven-siamo-burattini-senza-un-futuro

  5. Ecco, la cosa del penalizzare tutte le moto di quel marchio mi pare una cavolata. Perché effettivamente la moto del GoEleven non è la stessa del KRT che usa Rea…Dovrebbero penalizzare il pilota o al massimo il Team, ma non l’intera Casa….

  6. Però c’è il problema del team Barni che, pur essendo privato, usa materiale ufficiale quasi del tutto simile a Davies e Melandri…
    Si da per scontato che le moto siano le stesse ma è il livello di preparazione che fa la differenza, per quanto inferiore a 10 anni fa un team ufficiale ha maggiori capacità economiche di manovra.

    Dorna sta facendo lo stesso lavoro fatto in MotoGP. Solo che là le moto sono prototipi e devono essere progettate via via di anno in anno secondo le specifiche dettate dall’organizzatore. Alla fine sono riusciti ad eliminare il dominio di 2-3 piloti.
    In SBK però per evitare simili pericoli devono fare regolamenti tecnici ad pilotam perchè le moto sono quelle e non possono riprogettarle ogni all’anno. Nonostante il taglio dei giri Rea è riuscito a vincere una manche su un tracciato dove servono CV, per fermarlo devono dare il meglio…

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