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Una super Mercedes esce da Sochi con l’ennesima doppietta stagionale che regala ad Hamilton l’ottava vittoria della stagione. Ad essere onesti, il successo lo avrebbe meritato Bottas: la pole ottenuta ieri e il fatto di essere stato al comando per quasi metà gara, erano dei chiari segnali che il pilota finlandese voleva bissare il successo della passata stagione. Ma si è dovuto arrendere ad un ordine di scuderia che voleva un Lewis Hamilton trionfante, che potesse aggiungere altri 10 punti di vantaggio su Vettel, terzo al traguardo.

La scelta su quest’ordine di scuderia può essere discutibile: sui social abbiamo avuto modo di leggere pareri contrastanti, alcuni anche offensivi nei confronti di Bottas paragonato ad un maggiordomo o ad un cane. Ma da quando esiste la Formula 1 gli ordini di scuderia sono sempre esistiti e negli anni 50 addirittura si consegnare la propria vettura ad uno dei compagni di team, per permettergli di continuare il Gran Premio. Un certo Juan Manuel Fangio è riuscito a vincere 5 titoli iridati anche per questo motivo. E senza andare tanto indietro nel tempo, la Ferrari nell’era Schumacher era la prima a sacrificare le seconde guide (ma anche le prime, come Schummi in Malesia 1999) per permettere a chi era davanti in classifica di poter raccogliere quanti più punti possibili sui rivali.

Tornando alla gara, il Gran Premio non ha offerto grandi emozioni: 53 giri piatti, monotoni, resi allegri solamente dal brivido dello start, dove Bottas ha controllato sia Hamilton, che non ha perso la testa come Vettel a Monza, che la Ferrari di Seb che ha cercato di avere la meglio su Hamilton fin da subito.

Chi ha dato spettacolo è stato Verstappen, che partiva dalle zone remote dello schieramento e che si è ritrovato ben presto nella top 10 grazie ad una straordinaria partenza e a sorpassi di cattiveria, portandosi in quinta posizione già nel corso dell’ottavo giro.  Altro brivido nel corso dei pit stop dove Hamilton entra per ultimo trovandosi poi dietro la Ferrari di Vettel. La gioia del box Ferrari dura poco e tempo un paio di giri, la Mercedes n°44 supera la Ferrari n°5 per riportarsi in seconda posizione.

Al 24 giro l’episodio tanto contestato: Bottas mette la freccia e si fa sfilare da Hamilton come se fosse doppiato suscitando non poche polemiche. Come detto sopra, gli ordini di scuderia sono sempre esistiti e sempre esisteranno, però almeno dal muretto potevano sforzarsi per rendere meno sfacciata questa situazione imbarazzante.

Ai margini del podio un’inesistente Kimi Raikkonen, davanti al duo Red Bull Verstappen e Ricciardo, protagonisti di una rimonta dal retro della griglia. Settimo il futuro ferrarista Leclerc, su Sauber Alfa-Romeo, davanti alla Haas di Magnussen. Chiudono la top ten Ocon e Perez.

In classifica Hamilton porta a 50 le lunghezze di vantaggio su Vettel, che vede ormai come un miraggio l’alloro Iridato.

 

 

 

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1 COMMENT

  1. Scenata plateale.
    Però gli stessi che ieri si lamentavano della “maggiordomata” di Bottas a Monza si chiedevano come mai Raikkonen non si fosse lanciato sugli spalti per far passare Vettel.
    Gli ordini di scuderia ci sono sempre stati (Barrichello chi?) però sono sempre andati bene quand’erano rossi… Fermo restando che ieri Hamilton non ne aveva assolutamente bisogno…

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