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Domenica Max Versteppen ha confermato che, nonostante le critiche di inizio anno, il sangue da pilota ce l’ha. Anche meglio del padre Jos. Di sicuro con il vecchio condivide la passione sfegatata di distruggere le macchine ma, ormai, Chris Horner lo ha perdonato. Il manager britannico non ha usato parole molto cordiali in quel scombussolato week – end di Monaco. Bhe, era plausibile. Il nostro giovane Max spaccattutto arrivava da cinque gare nelle quali contava due ritiri e un magro terzo posto in Spagna.

A Shangai, per esempio, fu Vettel che ebbe molto da dire dopo il suo contatto con il giovane olandese. Marc Genè lo affermerà: “Verstappen avrebbe tranquillamente potuto sorpassare Vettel alla curva successiva”. Ma questo non era nell’ottica dell’olandese. Se c’erano tre metri per passare lui li ha usati.  E’ andata a buon fine ? Assolutamente no. Però, bisogna ammettere, che se fosse passato lasciando incolume il nostro povero Seb, sarebbe stato osannato come un dio della Formula 1.

Un altro che avrebbe molto da dire è Ricciardo. Uscito vincitore dall’inferno di Shangai, l’australiano con un cuore tutto siciliano si era preparato al meglio per ottenere un buon posizionamento anche nel successivo gran premio di Baku. In fondo al rettilineo del circuito cittadino, Ricciardo ne aveva sicuramente di più ma Max non voleva essere da meno. Come se fosse il suo più acerrimo rivale, Verstappen chiuse la porta in faccia al compagno di squadra. La RBR n°3 impatta quella n°33 ed entrambe le vetture finiscono nella via di fuga in fondo al rettilineo.

A Monaco il primo segno di ripresa di una fetida prestazione nelle libere del venerdì vede Verstappen agguantare la nona posizione dopo essere partito in fondo allo schieramento. “Ho lavorato duramente e alla fine ce l’ho fatta” afferma Verstappen. E i risultati sono giunti. Gare pulite in Canada, Francia e Austria che consegnano a Max tutti e tre i gradini del podio in successione dal più basso al più alto.

Ora, se volessimo calarci nei panni di Verstappen, non so quanto farebbe piacere sentirsi continuamente preso di mira. Certo è ovvio che molte volte la colpa era assolutamente e solo sua ma, ad un certo punto basta. Bisogna rendere merito ad un talento come il suo che, al debutto in una macchina seria, coglie il primo successo in carriera e, soprattutto, che di tutte le critiche è riuscito a fare solo che del materiale su cui lavorare e migliorare. Da Spa in poi ha portato la sua macchina sempre nella top 5 con cinque podi tra cui una vittoria nell’ultimo mirabolante GP del Messico.

Soffermiamoci ora un secondo su Suzuka 2018. Vettel arriva un pò lungo, Verstappen sta seguendo la traiettoria ideale. Ora, non possiamo pretendere che un testa calda come Verstappen lasci passare Vettel (minuto 2 e secondo 05). Non lo farà nemmeno nel gran premio degli USA con un signor Lewis Hamilton, figurarsi. Vettel accusa Verstappen: “non lasci abbastanza spazio per le manovre”. Piuttosto si può argomentare la decisamente troppo arguta operazione di sorpasso ai danni di Raikkonen. Verstappen ne aveva di meno, la prova di motore premiava la Ferrari di Kimi ma, citando i soliti meme, Verstappen non lo sa e lo supera comunque (secondo 0:49).

Versbatten, Verstoppen, ne ho sentite a bizzeffe di storpiature del suo cognome ma se dovessi stabilire se costui è un talento o un fenomeno da baraccone mi schierei sicuramente a favore della prima nomea. Se mai la Red Bull vincerà ancora un mondiale di Formula 1, a meno che Gasly non si riveli un mostro del volante (e le premesse seppure opache ci sono), lo potrebbe vincere con Verstappen Jr. al volante.

Credits photo: Al Volante

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