Avete presente le “maledizioni” che si aggirano secondo il volere popolare su tutto qual si voglia cosa ? Ecco nella Formula 1 ce ne sono due in particolare: chi vince all’Hungaroring non vince il mondiale e chi vince il mondiale non vince la gara seguente. Balle. Hamilton ha sfatato questi miti con una semplicità quasi sospetta.

Vettel e Raikkonen non hanno saputo tenere la botta delle Mercedes che scavalcano i ferraristi e comandano la gara. Sarebbe stata l’ennesima prova di forza monocolore delle Mercedes se non fosse stato per l’intervento di un mio quasi coscritto tanto odiato quanto stimato. Max Verstappen sorpassa agilmente Hamilton nella prima metà di gara e conduce il gran prix portandosi a 5 secondi dall’inglese campione del mondo.

Una Ferrari insipida e un Super Ricciardo

Ma le Ferrari ? L’unico a mostrare un pò di voglia di battagliare ancora per il titolo costruttori è Kimi Raikkonen. Il finlandese infila Bottas e lo sorpassa in fondo al rettilineo aggrappandosi alla terza posizione. E Vettel ? Il tedesco doveva vincere assolutamente la gara del riscatto, una gara che avrebbe dovuto riconfermare la dura scorza da ferrarista e asciugare le lacrime del Messico. Di lacrime, alla fine, ne ha fatte solo piangere di più terminando miseramente in sesta posizione.

Scatenatissimo Daniel Ricciardo. L’australiano era dato per bollito come la sua PU Renault. Con dei tempi da capogiro il pilota è risalito dalla 11esima fino alla quarta posizione bruciando anche Vettel in rettilineo. La sua RBR si è francobollata ai tubi di scarico della Ferrari di Raikkonen e, nell’ultimo frangente, non l’ha più lasciato andare avanti di un metro. Malgrado la prova di forza del sorridente pilota australiano, RIC si è dovuto accontentare della prima posizione ai piedi del podio.

“Botte e sangue…”

Analizziamo ora la posizione di Max Verstappen. L’olandese era in prima posizione pronto a doppiare Esteban Ocon. Il francese Racing Point Force India, per qualche strano motivo, avrebbe deciso di non lasciar passare così facilmente il 21enne della Red Bull. Boom, ala anteriore piantata sulla pancia della RBR di Verstappen e testa coda per i due. Hamilton primo. Verstappen riparte tramortito e indemoniato e, in 10 giri, recupera un distacco di più di cinque secondi. Non basta per andare a conquistare una gara che avrebbe potuto vincere solo lui.

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Il bello di tutto questo ? Ocon accusa Verstappen di non avergli lasciato spazio nella manovra. Il regolamento della FIA dice che un pilota doppiato deve intralciare il meno possibile la corsa dei suoi colleghi. Al massimo può sdoppiarsi in situazioni particolari. Niente, Ocon vuole avere ragione anche nel parco chiuso. Verstappen non è il classico che se la beve e risponde a parole e qualche bello spintone lo assesta al francese futuro terzo pilota, guarda caso, Mercedes. Il comportamento di Verstappen ? Mi ricorda un certo Nannini ad un DTM di metà anni ’90…

Al termine di questo GP la scena forse che più ci ricorderemo è il sincero e violento dito medio che l’olandese manda in mondovisione a Esteban Ocon. Noi, da italiani e sportivi possiamo solo che sorvolare tutto questo scempio consolandoci con il settimo posto di una Alfa Sauber, quella di Leclerc, che ancora una volta dimostra la volontà di Davide di tenere botta a Golia.

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