Fernando Alonso rincorre da tempo il sogno di conquistare la triplice corona, quella riconoscenza che viene data al pilota che nella sua carriera vince il Gp di Montecarlo, la 24H di Le Mans, e la 500 Miglia di Indinapolis. Purtroppo come molti sanno, proprio il tentativo di conquistare la gara americana è andato a vuoto per la rottura del motore Honda della sua monoposto. Del resto il brutto divorzio con il motorista giapponese da parte di McLaren impediva di fatto di poter dare una macchina al campione spagnolo per la prossima 500 Miglia del 2019.

Questo fin quando non è arrivata in soccorso la Chevrolet, l’altro motorista che si impegna nel campionato Indicar Series. Del resto Alonso sta avendo già rapporti con il motorismo americano. A parte la prova sul tracciato del Bahrain della Nascar motorizzata proprio Chevrolet, ha trovato anche un accordo per correre la prossima 24h di Daytona a bordo di una LMP Cadillac.

Da perte sua Chevrolet non può che essere contenta di annoverare per la una della gare più importanti della storia del motorismo uno dei personaggi pià importanti della Formula 1 recente. Per il motorsport americano avere Alonso ai nastri di partenza significa catalizzare l’attenzione di spettatori sulle tribune, ma anche in tutto davanti alle televisioni di tutto il mondo con un forte richiamo anche per gli sponsor.

Del resto il binomio Chevrolet-McLaren non è una novità assoltuta. Negli anni 60 del secolo scorso e fino all’unizio della decade successiva, grazie alle vetture nate dal genio del suo fondatore Bruce McLaren, le arancioni potentissime Can-Am battevano mostri sacri come Porsche per la conquista della stragrande maggioranze delle gare di uno dei campionati più spettacolari di sempre. Inoltre la scelta di puntare su Chevolet pare l’idea più sensata. Fin da quando nel 2012 ci sono due motoristi in Formula Indycar, il costruttore americano ha conquistato la maggioranza delle affermazioni e di titoli, compresa l’ultima 500 Miglia quella dle 2018.

Il problema vero, è che nel 2018, anche se il campionato piloti è andato ad un pilota della Penskee motorizzata americana, il titolo costruttori è andato invece alla Honda. Quindi senza fare del facile sarcasmo, Alonso potrebbe essere ancora vittima di se stesso e delle sue scelte sbagliate in carriera. La Honda non solo non si rompe più come succede anche da qualche tempo in F1, ma vince anche. Quindi c’è il rischio che diventi il motore da battere per il 2019. Poi c’è da mettere il carico da novanta dettato dal dente avvelenato che i giapponesi si portano appresso per essere stati additati in maniera frettolosa ed erronea di essere il male della McLaren. Qualche tam radio particolarmente sgradevole di Alonso è la ciliegina sulla torta di un malessere che possiamo scommeterci porterà il costruttore giapponese a dare più del massimo per provare a rovinare la festa al campione asturiano.

Daniele Amore