La terza prova speciale del Rally di Monte Carlo 2019 è stata cancellata dal programma. Il motivo ? Gli spettatori si trovavano in punti troppo vicini al tracciato, al di là delle barriere o, addirittura, in curve pericolose.

Portogallo 1986

Ora, il ricordo che viene a tutti gli appassionati di rally in mente è univoco: Portogallo 1986. Quella stagione doveva essere la più memorabile. Vi erano moltissimi piloti in lizza per vincere il mondiale, le auto erano potentissime, i tracciati inediti, la copertura mediatica migliore del solito. Divenne memorabile certo, anzi, alla fine di tutto, avrei preferito fosse finita nel dimenticatoio visti i risvolti.

Dopo un primo appuntamento da cardiopalma, con le Lancia S4 a caccia delle Peugeut 205, arriviamo al rally di Portogallo. Famigerato e famoso per l’incapacità della direzione gara (o la spavalderia degli spettatori) di rischiare la morte in ogni prova. Ci sono immagini di temerari pronti a passare in mezzo alla pista proprio mentre sopraggiungevano i mostri da 600, 700 anche 800 cavalli.

La gente sembra creare un manto che accoglie e lascia passare i piloti, le invasioni di pista sono all’ordine del giorno, i fotografi spesso si spalmano a terra. Nella speciale Lagoa Azul, però, succede quello che molti temevano ma che nessuno si aspettava realmente. Parte Joaquim Santos, pilota di casa, su Ford RS2000. La vettura americana vola sulla rossa terra iberica.

Santos è troppo veloce, perde il controllo dell’auto. Nulla di strano, succede nel mondo dei rally. Quello che poteva essere solo un errore viene trasformato in una carneficina quando il pilota si accorge che i tifosi sono ammassati su ambo i lati della strada. Evitata una zona di massa, la RS2000 sbanda dalla parte opposta. E’ un macello. Tre morti e feriti a decina. Molti piloti si ritirano dopo aver visto le immagini di quel disastro.

LE IMMAGINI POSSONO TURBARE GLI SPETTATORI PIU’ SENSIBILI

Ricordi…

Da giovane padovano una tragedia che toccò la mia terra natia fu quella del rally di Città del Santo del 1989. Ricordo le parole di mio padre: “Poco dopo la curva per andare al Parco dei Tigli vi era un bivio. Da lì un rettilineo dove i piloti aprivano come dannati. Non mi ricordo, mi sembra fosse una Peugeot, decollò sul dosso. Ha tirato sotto tutti quei pori tosi (poveri ragazzi) che erano sul ciglio”.

La vettura era esattamente una Peugeot 205 Gruppo 4. Il pilota era l’allora trentenne Franco Cernoia. I giornali dell’epoca scriveranno: “Questa volta però non si può imputare nulla al pubblico che stava lontano dalla sede stradale, addirittura in posizione rialzata”. A dire il vero, la posizione dei giovani era alla fine di un rettilineo, posizione vietata dalla direzione gara.

I ceppi in ricordo dei tifosi morti in quell’incidente ricorda ancora, a tutti quelli che amano il brivido della velocità, che quella che può essere una giornata all’insegna del divertimento può trasformarsi in una tragedia collettiva. Il rispetto per le autorità, per lo sport e per la propria vita in generale deve essere fondamentale in situazioni come queste.

La beffa non la si fa alla federazione, agli organizzatori in quanto “riesci a vedere le macchine da più vicino”. La beffa la si fa a noi stessi.