La notizia era nell’aria, o meglio on-line, già da diversi  giorni. Solo oggi però arriva la presentazione della Dakar 2020 con una grossa novità. Il rally più duro al mondo saluta il Sud America che l’ha ospitato per un decennio e si appresta ad una nuova avvincente sfida: l’Arabia Saudita.

Sarà la terza era della corsa più difficile e pazza del mondo. Ospite per tre decenni della meravigliosa Africa, per volontà e sogno di Thierry Sabine, la Dakar, pur mantenendo nome e fascino, si era trasferita nell’altrettanto spettacolare scenario del Sud America. Una scelta dettata da motivi di sicurezza, dopo i rischi di attentati alla vigilia della partenza dell’edizione 2008. In Sud America, la corsa aveva subito trovato una nuova dimensione, aumentando ancora la sua macchina organizzativa e rilanciando anche la sua immagine mediatica, offrendo anche un grande ritorno ai paesi ospitanti. Il meccanismo si è però incrinato, tanto che l’ultima edizione è stata confinata al solo Perù, unico paese a credere ancora nel forte investimento richiesto dagli organizzatori per portare la Dakar all’interno di una nazione.

Troppo poco però per gettare le basi per l’edizione del 2020. Occorreva trovare nuovi scenari e nuovi investimenti. Ed ecco allora una doppia ghiotta possibilità: l’Arabia Saudita. Un paese nuovo, inesplorato dal punto di vista paesaggistico e mediatico, ma anche ricco e desideroso di scrollarsi di dosso vecchi stereotipi per rilanciare il paese verso un futuro dove il motorsport sarà uno degli elementi cardine. Lo abbiamo visto con la prova di Formula E, lo vedremo con la prossima Dakar e lo conosceremo prossimamente quando si realizzerà il sogno di portare la Formula 1 nel regno saudita.

Ed è proprio grazie al giovane principe Mohammad bin Salmān che la Dakar potrà contare su un contratto di 5 anni che farà scoprire le meraviglie di questo paese del Medio Oriente. Per la 42esima edizione ci saranno oltre 9.000 km da percorrere con partenza da Jeddah il 5 gennaio ed arrivo ad Al Qiddiya il 17 gennaio. Una settimana più easy che farà risalire i concorrenti lungo le coste del Mar Rosso per poi risalire le catene montuose ed inoltrarsi sugli altopiani delle regioni centrali di HàIl e Al Qacim. Dopo la giornata di riposo a Riyadh sarà la volta della sabbia e della navigazione pura, inoltrandosi verso il sud del paese prima di risalire nuovamente verso il traguardo di Al Qiddiya.

Un percorso sulla carte affascinante che viene confermato anche da David Castera, Direttore della Dakar, già impegnato a rifinire le note raccolte nelle pre-ricognizioni: “Guardando indietro ai miei primi ricordi della Dakar e alle mie prime esperienze come concorrente, ho sempre considerato che questo rally come nessun altro portava un concetto di scoperta, un viaggio verso l’ignoto. Andando in Arabia Saudita, è ovviamente quell’aspetto che mi affascina. Sono convinto che tale sensazione sarà condivisa da tutti i piloti e copiloti. Come regista dell’evento, è una grande sfida trovarsi di fronte a una pagina vuota con possibilità illimitate. Sono già ispirato e felice di dover progettare un corso in una geografia così monumentale, fatta per gli itinerari più audaci. Abbiamo solo l’imbarazzo della scelta. Sport, navigazione, volontà di superare se stessi: tutti questi aspetti saranno naturalmente glorificati su questo territorio fatto per i rally-raid “.

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