Spesso discutendo con i nostri collaboratori, soprattutto quelli più giovani, viene fuori una verità che sembra banale ma è inconfutabile. Un pilota campione senza una buona macchina non vincerà, una macchina vincente può far vincere piloti di media bravura e questo è tanto vero anche per i campionati dove si pensa che ci siano vetture tutte uguali, ma gestite da team diversi, con diversa esperienza.  Questa è una cosa che Fernando Alonso ha potuto sperimentare sulla sua pelle, passando da Rokye in grado di vincere la 500 Miglia di Indianapolis alla sua prima partecipazione nel 2018, all’esclusione per non aver passato le qualifiche per l’edizione 2019 al volante di una monoposto gestita dalla McLaren e non  da un team esperto della serie come era accaduto un anno fa.

La 500 Miglia di Indianapolis è una gara a se stante, vive di vita propria ed he le sue regole e leggi. Si inizia molto presto con prove libere e qualifiche che durano pressapoco tutta la settimana. Fin dalle prime prove libere per Alonso la situazione è stata difficile. Il campione spagnolo ha baciato piuttosto intensamente il muro rovinando la sua arancione Formula Indy. Al Sabato non è andata meglio, infatti il passo per accedere ai piloti che prenderanno parte alla gara non c’era. Alonso non ha fatto registrare un tempo per qualificarsi. In ogni caso il due volte campione del mondo di F1 non era ancora fuori dai giochi potendo accedere alla corsa sfruttanto la scappatoia del Bump Day, una sorta di ripescaggio per i quattro migliori esclusi, ma nemmeno in questo caso Alonso si è qualificato.

Le parole di Alonso a seguito dell’esclusione sono classiche di circostanza. Ha ringraziato il team per l’impegno, ma nonostante le direzione diversa intrapresa per la ricerca del set up, comunque non si è riusciti ad essere parte della griglia di partenza. Ormai non resta altro che concentrarsi sul prossimo obiettivo, ovvero il prossimo anno, facendo tesoro delle esperienze di quest’anno.

Daniele Amore