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Apparsa per la prima volta nel 1981, l’Audi Quattro rivoluzionò il mondo dei rally. E’ stata, infatti, la prima auto ad andare al successo con il nuovo sistema integrale. Una volta che i tecnici Audi riuscirono a fare un paragone con le altre concorrenti, i punti deboli della Quattro vennero a galla: la vettura progettata era troppo lunga e pesante. Specialmente, i costruttori, che misero a punto auto create su misura per rispettare i regolamenti imposti dalla FIA per il Gruppo B, puntarono lo sguardo sul nuovo progetto Audi Quattro. Dopo due evoluzioni, venne presentata la nuova Sport Quattro nel 1984.

Roland Gumpert: il padre dell’Audi Quattro

Proprio allo stesso modo delle altre case, anche Audi creò una vettura che rispettasse al meglio le clementi richieste di omologazione. Tutto quello che veniva richiesto per superare questo step, era che venissero prodotte appena 200 vetture. C’era una differenza distinta, però, nell’approccio che ebbe Audi. L’ingegnere Roland Gumpert, infatti, invitò il resto dei colleghi ad usare l’esistente design “urQuattro” come base per il progetto. Anche le rivali Peugeot e Lancia seguirono il modus operandi di Audi e costruirono le loro nuove vetture Gruppo B a partire da uno chassis costruito su misura.

Uno dei problemi principali che si cercò di risolvere, fin da subito, sulla nuova Quattro fu quello di ridurre l’interasse. Una sezione di 320 mm venne tagliata via dallo chassis giusto dietro le portiere. Con il motore posizionato nuovamente anteriormente sul primo asse, il corto interasse della Sport Quattro portò alla presenza anomala di una grande sporgenza sul davanti dell’auto. Si agì, così, in modo tale da risolvere la questione modificando le proporzioni dello chassis. Peso ulteriore venne tolto grazie all’utilizzo di materiale composito in kevlar, fibra di vetro ed alluminio al posto dei pannelli interamente in metallo.

La nascita del 4WD Audi

Il motore, totalmente in alluminio, da cinque cilindri in linea fu, in realtà, uno sviluppo di un design già esistente. Questo propulsore, infatti, aveva rimpiazzato il motore da 2.1 litri che permetteva alla vettura di gareggiare secondo i regolamenti da 3 litri (per i motori turbo, è stato applicato un fattore di equivalenza ad 1.4). Sul banco di prova, il motore turbo produceva una potenza di 350 cavalli. Come già detto in precedenza, il propulsore era montato interamente sull’asse anteriore. Questa non era, tuttavia, la posizione più ovvia per il motore, ma questo escamotage permise di applicare il sistema 4WD in modo più semplice rispetto alle altre vetture a motore centrale o posteriore.

Quotata – all’epoca – a 203.805 marchi tedeschi, l’omologazione di questo modello Audi da 300 cavalli venne introdotta durante il 1983. Dal 1° maggio 1984, le 200 auto richieste per poter partecipare al mondiale rally vennero costruite e la Sport Quattro risultò completamente in regola.

Il dream team Audi Quattro

La nuova arma di Audi per i rally era stata preparata per un team composto da all – star della disciplina. Troviamo, infatti, Hannu Mikkola, Walter Rohrl, Michele Mouton e Stig Blomqvist. Considerando che il precedente modello della Quattro aveva permesso a Mikkola di vincere il titolo piloti e di sfiorare anche il costruttori, le aspettative per la nuova Audi Quattro erano molto alte.

La guida di Blomqvist, spettacolare e molto “scivolosa” – come la definivano all’epoca i media anglo – sassoni, si adattò alla perfezione alla nuova Sport Quattro. Attraverso un miglioramento dell’alettone, lo svedese riuscì ad evitare il pesante sottosterzo causato dal pesante anteriore dell’Audi. Blomqvist vinse cinque delle dodici prove del campionato, laureandosi campione del mondo 1984.

Mikkola e Rohrl vinsero un round ciascuno, il che permise alla casa tedesca di concludere in prima posizione anche il campionato costruttori. Il nome Audi Sport divenne il più temuto nel circus. Lo capì, per prima, la Peugeot che presentò la 205 T16 a motore centrale con la quale, la casa francese vinse tre delle quattro prove finali.

L’era delle Gruppo B: l’Audi Quattro S1

Il regolamento delle Gruppo B permise che venisse effettuato un nuovo sviluppo dell’auto a patto che venissero prodotti altri 20 esemplari. Questo permise ad Audi di creare la nuova Audi Quattro S1, che venne introdotta al Rally dei Mille Laghi del 1985. Il design era stato completamente stravolto, grazie all’aggiunta dell’enorme paraurti anteriore e la grande ala posteriore. Lo scomodo bilanciamento dei pesi venne risolto attraverso lo spostamento di radiatori, batterie ed altri componenti ausiliari sul retro della vettura.

Ulteriori modifiche furono rappresentate dall’impiego di pannelli in kevlar per concentrare gli sforzi sulla trasmissione. Il nuovo turbo in dotazione alla Quattro portava la potenza a 500 cavalli, il che permise al costruttore tedesco di contenere le spese sui consumi. Si pensi, addirittura, che la Audi Quattro era dotata di un sistema anti – lag che metteva in circolo il carburante ed il turbo anche quando l’acceleratore era alzato. Il rilascio e gli scoppi dalle marmitte furono tutte caratteristiche molto apprezzate dai fan. In alcuni rally, Audi mise a sperimentazione anche un innovativo cambio a doppia frizione denominato “PDK”.

Le rivali della Quattro: Peugeot e Lancia

Mentre l’Audi Quattro S1 faceva il suo debutto, la Peugeot 205 T16 aveva già vinto sei degli otto rally in programma. Alla prima prova disputata dalla nuova S1, il campione in carica Blomqvist ottenne un lodevole secondo posto dietro alla Peugeot ovviamente. Rohrl recuperò punti nel campionato costruttori per Audi vincendo il Rally di San Remo. In quest’occasione, infatti, la potenza e la trazione forte dell’Audi ebbe la meglio sulle più maneggevoli ed agili Peugeot. Nel momento in cui Audi riuscì a raggiungere le prestazioni della rivale Peugeot, Audi venne messa a dura prova da Lancia che presentò una nuova vettura con un turbo sovradimensionato per la prova finale del campionato.

Per tutto l’inverno seguente, gli ingegneri Audi lavorarono a lungo sul motore che, secondo le testimonianze degli stessi tecnici, era in grado di erogare più di 600 cavalli. Il podio ottenuto al primo appuntamento del mondiale a Monte Carlo, la dice lunga sul lavoro di Audi. La Quattro S1 ottenne il terzo posto con Mikkola dietro a Salonen su Peugeot ed allo sfortunato Toivonen su Lancia Delta S4. La presenza di Audi nel mondiale ebbe una fine triste con il Rally del Portogallo. 3 spettatori morirono e 30 vennero feriti dopo che una Ford RS200 perse il controllo e si schiantò sulla folla. Audi annunciò il ritiro dalle competizioni poco tempo dopo.

Le vittorie nella Pikes Peak ed il ritiro dal mondo dello sterrato

Audi si presentò, poi, negli Stati Uniti con la Sport Quattro e la Sport Quattro S1 per l’annuale evento delle cronoscalate Pikes Peak. Nel 1984, Michelle Mouton divenne la prima donna a vincere la “Corsa alle Nuvole”. L’anno successivo, la Mouton ripeté l’impresa a bordo di una Sport Quattro S1. Bobby Unser continuò la striscia vincente di Audi anche nel 1986. Con la cancellazione del Gruppo B nel 1987, la competizione alla Pikes Peak divenne più sentita in quello stesso anno.

A Rohrl venne consegnata una Sport Quattro S1 leggermente modificata con un assetto più aggressivo. Il turbo venne mappato in modo tale da erogare più di 1000 cavalli. La leggenda tedesca vinse la prova al primo tentativo.

L’avventura nei rally di Audi durò appena cinque anni ma la sua influenza si è sentita molto. Con quattro titoli iridati, l’avventura fu proficua in casa Audi. La Sport Quattro e la mostruosa Sport Quattro S1 divennero le evoluzioni finali del progetto “urQuattro” e resteranno le più potenti auto da rally mai costruite. La preziosa lezione imparata nei rally, venne, in seguito, applicata anche nel GT e nel Campionato Turismo ottenendo vittorie nel Trans-Am, nel DTM e nel BTCC negli anni a venire.

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