Per la prima volta nel 2019 la monoposto omologate Fia, dalla Formula 1 a scendere di categoria hanno adottato tra mille polemiche la soluzione Halo per la protezione della testa dei piloti.

Uno scetticismo iniziale venuto meno davanti ai risultati ottenuti durante la stagione dall’anello di protezione. La meraviglia,  piuttosto, è stato il ritardo con cui la categoria americana della Formula Indy abbia adottato un kit aerodinamico dall’estetica discutibile per evitare che le monoposto volino al contatto una per poi dimenticare la protezione per i piloti.

Una dimenticanza che l’organizzazione ha colmato decidendo di utilizzare la soluzione all’epoca proposta dalla Red Bull anche per la F1. Un anello più snello dell’ Halo ma con uno schermo avvolgente con apertura superiore. Una sorta di cockpit aperto.

Dopo le prime prove, anche l’ente americano, ha riscontrato nel sistema progettato dal team austro/britannico alcune lacune. L’anello di sostegno era troppo piccolo e da sola la protezione avvolgente non era sufficiente ad impedire ad un corpo a forte velocità la potesse perforare.

Preso atto delle criticità, i tecnici europei hanno riprogettato il sistema rinforzando l’anello con un sostegno centrale ed un diverso disegno della parte in materiale plastico.

Dopo i primi test, sia su monoposto Honda che Chevrolet, i piloti hanno riscontrato una buona adattabilità senza grossi problemi. La guida è’ simile ad una vettura LMP1 con abitacolo a parabrezza avvolgente. Inoltre, l’apertura nella parte superiore crea turbolenze accettabili.

Ai soliti detrattori, che anche in America non mancano personaggi che pensano che le monoposto diventano più brutte con questo accorgimento, possiamo dire che le Formula Indy di ultima generazione non brillavano per bellezza e grazia con i nuovi kit aerodinamici, quindi peggiorare la situazione è veramente difficile.

Daniele Amore

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