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Quel week-end maledetto….

Sabato 30 aprile, ore 13.18, seconda sessione di qualificazione, Ayrton ha il miglior tempo. In quel momento, dalle immagini TV, all’interno del box, vede morire in diretta Roland Ratzenberger. Sulla Simtek del pilota austriaco si stacca lo spoiler anteriore, incrinato da un passaggio sui cordoli in piena velocità nel giro precedente. Ratzenberger sbatte contro il muro della curva Villeneuve a crica 316 km/h. L’austrico muore colpo, per la rottura della terza vertebra, come confermerà dopo l’autopsia, ma per evitare il blocco della manifestazione, come prevederebbe la legge italiana, il cuore viene riattivato e ufficialmente Ratzemberger muore alle 14.15, mentre vola in elicottero verso l’ospedale Maggiore di Bologna.
Senna è stravolto da quelle immagini, piange davanti a tutti, poi si reca sul luogo dell’incidente. Turbato, parla con i commissari della postazione e con il dottor Sid Watkins della FIA. L’anziano medico capisce subito che l’equilibrio di Ayrton è alterato:”lascia questa vita-gli dice-domani non correre, potrebbe succedere qualcosa di molto brutto. Hai vinto tre mondiali, sei il miglior pilota del mondo, non hai bisogno di continuare a rischiare. Andiamo a pescare, dimentichiamoci tutto” Ayrton ascolta a testa bassa, sta vivendo un travaglio sconvolgente, perchè per la prima volta nella sua vita, affronta emozioni che non conosce, che non ha previsto, e che non sa come vincere.
Si chiude nel motor-home della Williams, poi chiede a Frank di farsi portatore, verso l’organizzazione, della richiesta di sospendere la gara, perche ritiene che la maggior parte dei piloti, dopo gli incidenti di Barrichello e Ratzemberger, non siano in condizioni ottiamli per correre. Poco dopo è la direzione gara e la FIA che si fanno sentire, mandando a Senna una nota di biasimo, con la quale lo minacciano di possibili punizioni, per essersi recato sul luogo dell’incidente senza autorizzazione.
Dopo la cena a Castel San Pietro in compagnia del fratello Leonardo e del solito gruppo di amici, Ayrton alle 22.30 si reca nella camera di Frank Williams. La conversazione dura quasi un’ora; nello stesso pomeriggio Senna ha avuto lo stesso tipo di colloquio con Ecclestone. Entrambi temono che Ayrton faccia il grande rifiuto, dia esempio agli altri piloti di non correre. Una situazione che diventerebbe ingovernabile. Ayrton però promette che correrà, come da contratto.
La domenica la gara. Al 7° giro Senna ha 0.675 secondi di vantaggio su Schumacher, ma alla curva del tamburello, la Williams scarta a destra, contro il muro.
Le discussioni che si succederanno in seguito sul fatto che senna sia morto o meno in quel momento, sono pretenziose e finalizzate a dimostrare che quel giorno, a Imola la legge non venne violata. Che quando i soccorritori arrivarono, il suo cuore batteva ancora, che si fermò sull’elicottero, ma che venne riattivato con un fibrillatore. In realtà Ayrton cessa di vivere in quell’istante, con la testa traforata da una componenete della sospensione, che come un proiettile, oltrepassa la visiera e si infila dentro la fronte, poco sopra il sopracciglio destro, causando un taglio di circa 3 cm e provocando devastanti effetti sul cervello. I soccorsi sono tempestivi ma inutili. C’è sangue dappertutto, la testa di Ayrton, deformata dall’emoraggia cerebrale in atto, è cresciuta a dismisura. mentre l’unita di soccorso gli pratica una tracheotomia per aiutare la respirazione, lo sottopone a trasfusione iniettando 4 litri di sangue, dalle orecchie di Ayrton esce materia cerebrale. 17 minuti dopo l’incidente, un elicottero decolla dalla curva del tamburello verso l’ospedale di bologna. In elicottero il sangue continua ad uscire copioso, soprattutto dietro la base cranica. La prima tomografia rivela che non c’è nulla da fare, per l’assenza di qualsiasi attività cerebrale. Alle 16.30 il primo bollettino medico parla di “trauma cranico, choc emorragico dovuto alla rottura della arteria temporale superficiale e coma profondo”. Alle 18.05 il secondo bollettino annuncia la morte di Senna. Ayrton continua ad essere legato alle macchine per la rianimazione che mantengono il cuore in funzione. Alle 19.05 la dottoressa Fiandri appare per l’ultima volta. Con emozione annuncia: “alle 18.40 Senna non presentava più attività cardiaca, ed è dichiarato morto”.
Mercoledì 3 maggio, ore 17.15: un corteo funebre abbandona l’istituto di medicina legale di Bologna, destinazione aeroporto di Borgo Panigale. La, un DC9 decolla verso l’aeroporto di Parigi col feretro di Ayrton. Là è imbarcato su un volo di linea Varig RG 723, con destinazione San Paolo, dove arriva alle 6.12 del giorno dopo.
I funerali di Senna rappresentano un momento di commozione per il Brasile.
Il corteo funebre percorre 30 km, attraverso le principali strade di San Paolo. Nel tragitto, una muraglia di persone piange, si dispera, applaude, lanciano fiori, bandiere del Brasile, le macchine e camion suonano i clacson. I cori da stadio si mischiano ai coriandoli, gettati dai cavalcavia “Senna morto a Imola, il terzo mondo ringrazia il primo mondo” una scritta che delinea la rabbia di un Paese che capisce di aver perso l’eroe più rappresentativo, che lo aiutava a sognare, ad affrontare meglio i problemi della vita quotidiana.
Alle 12 comincia la cerimonia della sepoltura che dura 40 minuti. Vivianne Senna legge alcuni brani della Bibbia, poi conclude il discorso con la frase simbolo che aveva ideato per celebrare i tanti trionfi di Senna: “Valeu Senna”
Sulla sua lapide poche parole
“Ayrton Senna da Silva, 21/03/1960 – 1-05-1994, niente mi può separare dall’amore di Dio”

Valeu Senna: lo chiamano cosi, ma lui non risponde. Sta già correndo da un’altra parte…..

Alessio Mazzocco
Alessio Mazzoccohttps://www.giornalemotori.com
Appassionato di fotografia e di motori

5 Commenti

  1. Vi capisco perfettamente. Io ne commetto a milioni di sviste, complici anche due o tre capocciate di troppo 🙂
    Però sono grato quando me le fanno notare, quindi mi sento in dovere di segnalarle (sempre se me ne accorgo) 😉

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