Gli americani non sono la sola nazione ad avere un ente che sovraintende ai controlli sulle emissioni dei veicoli. Dopo il dieselgate che ha visto coinvolto il più grande costruttore tedesco con i suoi motori diesel, i costruttori rivali avevano approfittato delle difficoltà del colosso dell’auto mondiale per guadagnare terreno. Uno su tutti la FCA-Fiat, che ha aumentato anche di parecchio le vendite soprattutto sul mercato tedesco. Desta quanto meno qualche sospetto circa l’intervento del Ministero dei Trasporti tedesco sulle emissioni dei motori diesel di alcuni modelli della FCA che avrebbero evidenziato livelli di emissioni irregolari. Il dettaglio riguarderebbe il sistema di trattamento delle emissioni di un modello che ancora non è stato dichiarato, che si disinserisce 22 minuti dopo l’inizio della prova, un sistema simile a quello utilizzato dalla Volkswagen con un software che contiene le “istruzioni” per aggirare i sistemi di filtraggio delle emissioni. Un programma che dura 20 minuti come le prove. La gola profonda che avrebbe informato il ministero sarebbe direttamente riconducibile alla Bosch. Secondo il produttore di componenti, la Fiat utilizzerebbe un meccanismo virtualmente in grado di disabilitare i sistemi di filtraggio delle emissioni.
A dire il vero c’era già una voce riguardante un richiamo per circa 630.000 veicoli in Germania. Secondo la commissione tecnica del ministero la spiegazione circa l’uso di questo softwere da parte della FCA non sarebbe la protezione del motore. Con la confessione della Bosch sono partiti i controlli per le verifiche. Da queste è risultato che non solo la Volkswagen ma anche altri costruttori come la FCA appunto usa un sistema che comprende una “finestra termica”, ovvero l’intervallo durante il quale è ammesso il disinserimento dei sistemi di trattamento delle emissioni per preservare il motore dalla condensa e da altri danni potenziali. L’unico dubbio è sul fatto che ancora non si è capito dai test effettuati se il sistema di FCA sia effettivamente per salvaguardare il motore, oppure per forviare le norme. Intanto è assordante il silenzio che arriva da Torino circa questa vicenda.
Da parte nostra possiamo dire che già nel momento in cui fu fatto uscire lo scandalo Volkswagen in USA, che non sarebbe finita con il costruttore tedesco. Il sistema per ovviare alle norme non era ad appannaggio del solo costruttore tedesco, voler colpire giusto il primo produttore di auto al mondo anche se in palese errore nella violazione delle norme era una volontà politica, la stessa che sembra sia la stessa motivazione che ha portato a questa vicenda in Germania. La Bosch produce i sistemi per il controllo dei motori diesel per quasi tutti i produttori di automobili puntare il dito contro la FCA, quindi è come se un pentito di mafia puntasse il dito su uno dei suoi committenti pensando di uscirne lindo e candido come un angioletto. La Volkswagen, se viene confermato anche la FCA, non sono ne i primi casi ne gli ultimi. Ci saranno altri costruttori che saranno messi sotto accusa a seconda della loro importanza nel mercato dell’auto.
Daniele Amore
