La 4C è stata la prima Alfa Romeo dell’epoca recente che ha cambiato il corso della casa del biscione. La vettura a cui è stato dato il compito di togliere tonnellate di polvere dall’immagine sportiva del marchio milanese. Una vettura bellissima sia nelle forme che nelle proporzioni. Bassa, larga, con un impronta a terra tipica delle vetture da corsa. Un mix di linee e curve che le donano dinamismo anche quando è ferma in attesa di essere guidata. La versione Spider con tetto tipo targa asportabile, è ancora più sensuale quando si riesce ad avere il giusto clima per viaggiare con il vento nei capelli. L’Alfa Romeo 4c, consente a chi intende guidarla di provare una sensazione sconosciuta alla stragrande maggioranza delle vetture anche sportive moderne. Nella piccola sportiva del biscione non si sale in macchina, e non si scende in macchina, si cade letteralmente sul sedile ottimamente profilato. Una posizione di guida molto cara a chi ama le ruote piccole a pochi centimetri da terra come quelle di un Go-Kart. Per trovare la giusta posizione di guida, occorrono veramente poche regolazioni per poi sentirsi completamente connessi con la vettura.
Il telaio a vista in carbonio è una chicca che farà il piacere degli appassionati, la plancia per effetto stesso della filosofia che vuole il peso come il nemico numero uno delle prestazioni, non può che essere minimale sia nello stile che nella sua composizione. Alcuni comandi posizionati in basso tradiscono la derivazione da altri modelli del passato FCA, ma sono un piccolo dazio da pagare per avere meno chilogrammi per ogni cavallo che sprigiona il motore. La strumentazione può contare su un navigatore Tom Tom come quelli che si possono acquistare negli ipermercati. Non è molto grande ma fa il suo dovere, così come l’impianto di climatizzazione, non un sistema particolarmente complesso, ma si adatta alla piccola cubatura dell’abitacolo abbastanza facilmente quando il tetto è sulla testa degli occupanti.
Non essendoci una retrocamera, uscire da parcheggio non è una delle cose più facili. La 4C è bassa ma soprattutto larga, il guidatore deve fare molta attenzione a comprendere dove inizia e finisce la sportiva dell’Alfa per evitare danni alla preziosa scocca. Una volta usciti in strada, la 4C fa comprendere che si tratta di una vettura senza il minimo compromesso. Assetto molto duro, con cerchi in lega di 18 pollici avanti e 19 pollici dietro. Considerando che il cliente tipo della 4C si aspetta una taratura dell’assetto di questo tipo, l’unico vero fastidio resta la rumorosità del vento quando ci si avvicina alle velocità autostradali senza tetto. Per quanto piccola, l’abitabilità è abbastanza buona. La 4C abbraccia sia il conducente che il passeggero. Unica condizione per gli occupanti, sarà di avere un bagaglio piccolo e comodo, visto che il poco spazio a disposizione deve anche essere occupato dal tetto ripiegato in un pozzetto ricavato nei pressi del motore centrale.
Il motore posizionato alle spalle del conducente, trasversalmente, è il noto quattro cilindri turbo da 240cv a 6000rpm, della Giulietta Veloce, con 350Nm ad appena 2200Rpm, abbinato al cambio semiautomatico a sei rapporti. Un motore che abbinato al peso contenuto in meno di 970kg della 4c, si esprime al meglio. Potente, regolare quasi senza turbo lag, dimostra quanto il peso sia la vera componente che stravolge la percezione che si ha di un ottimo motore. Con questo propulsore la 4C scatta nello 0-100 in soli 4,5 secondi, un accelerazione meno bruciante che la sorella maggiore Giulia Quadrifoglio, ma che sorprende quasi allo stesso modo per come la piccola sportiva del biscione scatta senza la minima inerzia da ferma. Il peso contenuto fa miracoli anche quando l’andatura di abbassa e bisogna riprendere, basta affondare con decisione l’acceleratore perchè la 4C avanza senza esitazione sfruttando la progressione del motore, il conducente si toglie dagli impicci in ogni condizione facilmente anche se manca un po di allungo agli alti regimi. Assieme al motore, anche il cambio si esalta.
Finalmente una trasmissione che trova la giusta dimensione, con cambi marcia veloci, puntuali, ma soprattutto lasciando ampio spazio alla decisione del pilota, nel momento in cui si usano le palette posizionate dietro il volante. L’impianto frenante è facilmente definibile per una vettura così leggera, ma quello che sorprende è la modulabilità, il pedale è consistente, e consente di gestire lo spostamenti dei carichi soprattutto in frenata con minime pressioni sul pedale. Prima di parlare di comportamento stradale va fatta una considerazione circa il pensiero che una vettura dura e pura, quinta essenza della sportività, debba essere assolutamente senza filtri e per questo senza servosterzo. Una ipotesi che non trova riscontro in chi scrive. Per quanto gli appassionati possono non condividere questa affermazione, uno sterzo duro, ma soprattutto con un fastidioso gioco iniziale non è la cosa migliore che ci si aspetterebbe sulla 4C.
Per inserire in curva la berlinetta del Biscione si deve anticipare di poco l’azione dello sterzo, dopo di che l’avantreno trova la sua traiettoria ideale accompagnato dal posteriore che segue fedelmente l’azione decisa dal conducente. Una volta fatta amicizia con lo sterzo la 4C resta molto divertente in curva, questo finchè le strade sono lisce e perfette dove si esaltando la reattività del telaio. Nel momento in cui la strada prevede ondulazioni e sconnessioni soprattutto percorrenza di curva, allora l’eccessiva durezza dell’assetto crea qualche scompenso che un driver di medio livello non ha difficoltà a controllare soprattutto con i controlli attivi e con il manettino in posizione dynamic. Nel momento in cui però si decide di fare veramente sul serio staccando il controlli cercando il limite della vettura, fa capolino un leggero sottosterzo sotto la spinta del posteriore forte dell’eccellente trazione spinge sulle ruote anteriori. Correggere il fenomeno non è difficile, ma togliere gas innesca il movimento della coda che andrebbe controllato con l’azione dell’acceleratore, cosa non del tutto immediata senza l’azione del differenziale autobloccante e con una spinta del motore che si affievolisce per sua natura agli alti regimi, una condizione non facilmente alla portata di tutti i driver quella di correggere la scodata che ne deriva.
In definitiva, la 4C appare come una stupenda berlinetta leggera, veloce e pungente per un’eventuale giornata in pista, o su strada liscia guidata all’80% delle sue reali possibilità, ma che per andare a cercare il restante 20% necessita di capacità e sensibilità di guida superiori alla media. Parlare di fattori economici su una vettura che punta tutto sull’emotività e la sportività non è certo facile. Il peso leggero, permette oltre che migliorare le prestazioni assolute, di limitare l’uso dell’acceleratore per viaggiare nelle condizioni normali di traffico, consentendo di usare poca benzina attestandosi su un valore di circa 12,5 km/litro. Per quello che riguarda la dotazione, l’Alfa Romeo ha fatto quanto era umanamente possibile per regalare al possessore di questa berlinetta sportiva, pur mantenendo il concetto più leggero è meglio, alcuni dispositivi vitali per il conducente moderno, come appunto un navigatore anche se minimalista. La dotazione di sicurezza è curata. Impensabile avere sistemi di guida autonomi, ma c’è tutto quello che serve per andare veloci e sicuri a cominciare da un sistema di controllo della stabilità veramente ben tarato che consente di giocare con la 4C in piena sicurezza con il massimo divertimento il tutto ad un prezzo considerando alcune chicche appare comunque considerevole di 75 mila euro.
Daniele Amore
