
Quando si nasce predestinati tocca semplicemente seguire il proprio cammino, non sprecando il talento immenso caduto dal cielo e non inciampando sui tanti ostacoli che si frappongono fra la propria strada ed il successo. Quella di Marc Marquez è la storia di uno che è nato per vincere, è stato strutturato così persino da madre natura, un metro e sessantotto centimetri di piuma, utili a volare e piegare la due ruote come fosse un bicchiere d’acqua, diventando a soli 25 anni già una preoccupazione per tutte le leggende che hanno attraversato il nobile mondo del motociclismo.
A partire da una, ancora in carriera e prossima ai 40 anni, la stella di Valentino Rossi. Nove titoli in totale, sette in Moto Gp, appena due più dello spagnolo classe ’93. Dieci anni fa l’ultimo titolo del pesarese, tre stagioni fa il maggiore dei rimpianti, l’origine del male, della fine dei rapporti fra i due. Quando a Sepang un Vale imbestialito allarga la traiettoria, un calcetto galeotto spunta e butta a terra Marc: finirà secondo, ma finiranno anche le chance di togliere il titolo a Lorenzo, perché nell’ultima successiva tappa di Valencia partirà a fondo schieramento, per punizione.

Rossi non lo perdonerà mai, credendo fermamente nella volontà dell’iberico di toglierli il decimo mondiale ostacolandolo quando ormai non aveva nulla da chiedere. Eppure, proprio il n.46 di Tavullia, adornava i muri della stanzetta di Marquez da piccolino, prima di impensierirlo al punto tale da essere una minaccia per tutti gli incredibili record scritti in carriera dal pesarese.
Per Marquez quello uscente è stato il terzo titolo negli ultimi quattro anni, il quinto in totale: l’unica eccezione, per l’appunto, l’intrusione di Lorenzo nel 2015. Sette titoli iridati in totale, compresi quelli conquistati in Moto 1 e Moto 2. E il prossimo anno può essere quello giusto per fare tris, ma con un compagno ben più ingombrante dell’ombra placida di Pedrosa, ritirato e che fa posto a Lorenzo.
Il pilota di Maiorca aveva appena cominciato a capire la Ducati, ma ormai era troppo tardi, l’accordo era scritto con la Honda. Sarà curioso capire se questa presenza minacciosa stimolerà o rallenterà il fenomeno 25enne, propendiamo per la prima opzione, conoscendo il carattere combattivo e vincente del Campione del Mondo spagnolo. Anche perché notoriamente Jorge non è uno avvezzo alla battaglia in pista e fuori, così come a facili adattamenti a nuove moto. CI ha messo 1 anno e mezzo con la rossa di Borgo Panigale, vedremo quanto potrà servire con la moto giapponese in quella che si preannuncia come la sfida 2019 della MotoGp.

Nel frattempo, i numeri di Marc spaventano: 186 le gare disputate, 70 quelle vinte. In pratica meno di un terzo delle gare a cui ha preso parte, le ha vinte lui. 116 i podi, ci è salito in più della metà delle occasioni, con la bellezza di 60 giri veloci che corrispondono esattamente a un terzo delle piste calcate in carriera, con 80 pole position. Quasi la metà delle volte, è partito davanti a tutti: a soli 25 anni numeri pazzeschi che possono solo aumentare, mettendo a serissimo rischio i primati dei nostri mitici Rossi ed Agostini.
Difficile pensare che Marquez non possa raggiungerli, soprattutto se dovesse decidere di non separarsi da quella zona di comfort rappresentata dalla Honda Hrc: ma per diventare davvero grande dovrà vincere altrove, provare a dimostrare di essere il più forte sì, ma con una moto diversa. Proprio come Rossi, magari con la Yamaha o perché no, con la Ducati: così da riguadagnarsi le simpatie di quei tifosi italiani perduti in un pomeriggio di tre anni fa, in Malesia.
