
Binotto, attuale Direttore Sportivo Ferrari e che era presente ai box quando il padre Michael portava in alto la Rossa di Maranello dopo anni difficili, ha detto: “Per uno come me che lo ha conosciuto sin dalla nascita, non c’è dubbio che accogliere Mick in Ferrari abbia uno speciale significato emotivo. Ma lo abbiamo scelto principalmente per il suo talento e le qualità umane e professionali che lo hanno già contraddistinto nonostante la sua giovane età”.
Schumacher ha ammesso di essere entusiasta di unirsi alla Ferrari, complice anche quel legame particolare che lega il suo cognome alla scuderia di Maranello: “E’ ovvio che la Ferrari ha un posto importante nel mio cuore da quando sono nato. Quindi sono lieto anche a livello personale di questa opportunità.”
La mossa probabilmente darà a Schumacher, che si prepara a correre in Formula 2 in questa stagione con il team Prema, il suo primo assaggio in un’auto di F1 contemporanea durante uno dei test stagionali e potrebbe anche essere messo a disposizione delle squadre clienti Haas e Sauber.
Ventanni dopo le gesta del Kaiser, un altro Schumacher è pronto a sbarcare a Maranello: ma occhio a cantare già vittoria, nella FDA si fa presto ad entrare ma si fa tanto presto ad uscire. Spetta a Mick dimostrare, o meglio, confermare quanto ha fatto nelle categorie minori. E se è vero che “tale padre, tale figlio”, non c’è da stupirsi se leggeremo il suo nome nelle parti alte delle classifiche molte volte, ma per questo bisogna aspettare l’inizio della stagione.
Quello che sarà certo, è che i paragoni si sprecheranno nei suoi confronti comparandolo a quello che ha fatto suo padre 20 anni fa. La sua è una eredità pesante e dovrà concentrarsi molto a livello psicologico per contrastare la pressione mediatica che si scatenerà, o meglio che si è già scatenata nei suoi confronti. In bocca al lupo Mick.
