Una fusione che doveva avvenire da anni ormai. Finalmente un primo piano di unione tra il DTM ed il SuperGT giapponese ha visto la luce. L’accelerazione in tal senso è stata data proprio dall’abbandono da parte di Mercedes della serie turismo tedesca per la Formula E.
Novembre 2019, sul tracciato del Fuji, le due discipline hanno uniformato il regolamenti dando vita ad un evento comune. A dire il vero gli eventi all’inizio dovevano essere due, uno anche sulla pista di Hockenheim. Dopo il fallimento di quest’ultimo, non era certo che si potesse svolgere quello di novembre in terra giapponese.
Un succsesso di pubblico che ha chiarito una volta per tutte come l’unione funziona. Peccato per qualche team europeo reticente come l’R-Motorsport Aston Martin ha deluso le aspettative con la sua assenza. Una mancanza che non ha tolto la possibilità di vedere in pista i big Rene Rast, Marco Wittmann e Mike Rockenfeller.
Purtroppo, non tutto è filato liscio come ci si aspettava. I soliti dubbi sulla compatibilità delle due serie, infatti sono emersi. I due legislatore hanno ancora tanto da lavorare per ottenere una classe unica competitiva. Al momento sono troppe le differenze a svantaggio della SuperGT. Le vetture giapponesi godono di maggiore potenza e di una veste aerodinamica troppo differente.

La gara ha fatto emergere limiti palesi. Le vetture DTM senza l’uso del Push-To-Pass e l’ala con DRS non avevano molte speranze. Alla vittoria di Nick Cassidy con la Lexus, ha fatto eco una strabiliante prestazione di Karthikeyan in gara 2 con la Honda. Il pilota indiano è apparso imprendibile nonostante le continue bandiere gialle hanno raggruppato più volte le auto.
Un deficit prestazionale che appare come il maggiore ostacolo al momento per unire le due serie. In ogni caso nulla che non si possa risolvere con un pò di buon senso e un buon balance of the performance. I singoli legislatori dovranno trovare un modo per evitare che il regolamento, in via di revisione, si possa discostare troppo uno dall’altro. Un’opportunità sarebbe la prossima adozione da parte delle sue serie di tecnologia Hybrid. Superare le visioni opposte dei due organizzatori sull’utilizzo di tale tecnologia, sarebbe un primo passo.
Il lavoro sul tavolo c’è tanto da fare. Proprio la gara del Fuji autorizza un moderato ottimismo. Nessuno credeva che si potesse correre tutti insieme per un solo evento. Quindi, si può avere un regolamento che consente a tutti i costruttori di rispettare le proprie perogative. Il premio sarebbe una visibilità su due mondi troppo allettante per non essere sfruttata.
Da appassionati non possiamo fare altro che fare il tifo per chi avrà il coraggio di organizzare almeno un altro evento se non due, uno in Europa, e la capacità di modificare il regolamento per salvaguardare il futuro di entrambe le serie per uno spettacolo unico al mondo.
Daniele Amore
