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La Haas vuole evitare una crisi tecnica

La scorsa stagione della Haas rappresenta il punto più basso della scuderia americana da quando è in Formula 1: la quinta posizione nel Mondiale costruttori nel 2018, aveva illuso il team americano di poter essere, a tutti gli effetti, uno dei diretti inseguitori di Ferrari, Mercedes e Red Bull.

L’illusione è proseguita anche a Melbourne dove Magnussen è arrivato quinto sotto la bandiera a scacchi. Ma si è rivelato solamente un fuoco di paglia: per il proseguio della stagione, la Haas ha raccolto solo qualche piazzamento in zona punti, per un totale di 28 punti a fine stagione che le hanno permesso di stare davanti solamente alla Williams.

Per la Haas il 2020 deve essere la stagione del riscatto in assoluto altrimenti si profila una caduta in verticale, emulando la Williams e la McLaren, anche se quest’ultima sembra in ascesa ed è riuscita a ritornare sul podio dopo 5 stagioni di assenza.

Ma il fatto di essere nuovamente “un gambero” in termini di prestazioni non spaventa assolutamente Kevin Magnussen, anche se ammette che la passata stagione ha rappresentato un momento difficile per tutta la Haas:

“I primi tre anni abbiamo fatto grandi passi avanti. Da fuori non sembra, ma passare dall’ottava alla quinta posizione nel Mondiale in tre anni, è un risultato molto buono. Anche la Toro Rosso non si è mai piazzata nel Mondiale nei primi cinque, eppure hanno vinto una gara e ottenuto il podio in un paio di occasioni. La Haas invece alla terza stagione ha concluso quinta ma nessuno sembra accorgersene di questo risultato. Stare in una squadra in crescita è un’esperienza molto più che positiva poichè riesci a vedere i progressi e i miglioramenti. Quest’anno abbiamo fatto un passo indietro e questo ha portato le persone a dubitare di se stesse. E’ difficile aspettarsi di rimanere davanti per tutto il tempo e finchè non entriamo in crisi come la Williams e McLaren, non c’è motivo di allarmarsi. E non penso che possa succedere qui”

Magnussen è molto ottimista per la nuova stagione e pensa che il 2019 sia stato solo un brutto sogno. Ma i problemi della Haas, oltre a quelli di natura tecnica, derivano anche dai piloti. Senza nulla togliere a Grosjean e Magnussen, ma se il team americano vuole fare il salto di qualità deve puntare ad avere anche piloti di qualità, che sappiano prendere per mano il team e portarlo nella giusta direzione. Finchè le sorti della Haas saranno affidate a due piloti che spesso giocano all’autoscontro in pista tra di loro, le speranze di giocarsela costantemente con squadre più titolate rimane un’utopia.

 

 

 

Alessio Mazzocco
Alessio Mazzoccohttps://www.giornalemotori.com
Appassionato di fotografia e di motori

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