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Nella prima gara svoltasi sull’improbabile tracciato cittadino di Jeddah, valido come Gp di Arabia Saudita, almeno per i moderni criteri della F1 è andato in scena il peggior spettacolo politico, umano e tecnico che la massima serie del motorismo mondiale potesse mostrare.

Il fastidio maggiore è venuto dalla politica. Michael Masi, direttore di gara, ha fatto letteralmente di tutto per diventare protagonista di un mondiale che non gli appartiene. Ogni decisione presa, aveva il chiaro scopo di spostare l’ago della bilancia del risultato finale in un’unica direzione.

Il buon Dott. Marko può lamentarsi come vuole dell’applicazione dei due pesi e due misure nei giudizi, ma a guardare bene ogni decisione presa, penalizzazioni comprese, è andata nella direzione della RedBull. Nessun direttore di gara, nella storia, ha mai effettuato una trattativa con i team per decidere eventuali sanzioni. Nessun direttore di gara usa le bandiere per tornaconto di una sola parte in lotta. Non si usano le virtual safety car per far durare le gomme sbagliate nel team di riferimento. Non si giustifica, fino all’imbarazzo, l’evidenza di una scorrettezza che ha contraddistinto l’atteggiamento di Verstappen per tutta la sua carriera.

I piloti poi hanno messo il carico da novanta. Sia Verstappen in modo esplicito che Hamilton in modo più subdolo, hanno utilizzato ogni sorta di scorrettezza. Delle vere e proprie carognate come non si era mai visto in pista nemmeno nei tempi dove certi atteggiamenti limite erano tollerati. I due in lotta per il mondiale si sono comportati come due pugili, che arrivati alla pari all’ultimo round, hanno sbroccato togliendo la Boxe di mezzo per usare morsi, calci, colpi bassi, trasformando una spettacolare competizione in una rissa da strada della peggiore specie. Nemmeno nelle peggiori gare amatoriali tra scapoli ed ammogliati di fantozziana memoria sui kart a noleggio si arriva a tanto.

Infine, i team. Toto Wolff e Chris Horner, ormai hanno finito i colpi bassi. Non si tratta di leggere ed interpretare le regole a proprio modo, ma vengono riscritte a proprio piacimento con il benestare più o meno esplicito della Fia. L’aria che si respira ai due muretti, o nei box dei due team non è di rivalità accesa ma di odio recondito, quel tipico odio che porta all’annichilimento dell’avversario. Un atteggiamento che va ben oltre i limiti sportivi.

In definitiva l’immagine della F1 dopo il Gp di Arabia Saudita ne esce letteralmente a pezzi. Se la massima formula deve essere un esempio di virtù per tutti, soprattutto i giovani che affollano i social il messaggio che è passato e completamente opposto.

Lewis Hamilton 10: la sua fame di vittoria è inarrestabile. La politica, le scorrettezze, più sono le avversità, più è determinato alla vittoria. Ancora non è il favorito, Verstappen ha ancora tante frecce al suo arco. Ma ormai ha compreso che l’arroganza del rivale e la sua scorrettezza più evidente è anche la sua debolezza. Non perde momento in gara per mettersi nelle condizioni di essere messo fuori. A furia ti tirare la trappola, nonostante tutto e tutti, prima o poi Verstappen verrà punito ed Hamilton otterrà la penalizzazione.

Esteban Ocon 9: Tutte le volte che c’è una gara pazza, lui emerge. Sarà fortuna, sarà che si trova sempre nel posto giusto al momento giusto. Resta il fatto che è andato quasi a podio beffato solo nel finale. Un risultato che meritava per quanto fatto vedere nei momenti importanti della gara.

Daniel Ricciardo 8: In una gara difficile quanto serve avere esperienza e sagacia tattica riemerge dalla zona grigia per raccogliere punti importanti. Non servono per la lotta al terzo posto nel campionato, ormai la distanza è troppa, ma fa morale per la prossima stagione un buon risultato.

Carlos Sainz 7: Una bella gara. Partito da dietro è stato meglio avvantaggiato dalle decisioni controverse della direzione gara. Un bel duello nel finale. Il volemose bene tipico delle ultime gare tra i due piloti della Rossa è andato a farsi benendire, come era plausibile. Resta comunque una correttezza di fondo che ha salvato il team da imbarazzi. Ma siamo sicuri che sarà sempre così quando saranno in lotta per qualcosa di importante?

Antonio Giovinazzi 7: Punti pesantissimi che conferma l’errore del team svizzero di puntare sui soldi del nuovo cinese per la prossima stagione. In punti che potrebbe portare Antonio con la sua esperienza valgono più in soldoni e fine stagione.

Pierre Gasly 6: Gara normale da parte del francese. Non viene penalizzato più di tanto dalle varie condizioni della gara. Non commette errori, non si trova mai veramente nei guai e battaglia quando può con saggezza. Punti importanti che non fanno mai male.

Charles Leclerc 6: Per un pilota che sempre trova la via nelle corse dove regna il caos, un pilota che puntualmente ne fa le spese perdendo posizioni. Leclerc è uno dei più danneggiati dalla bandiera rossa. Alla ripartenza perde posizioni a causa di Perez. Alla fine riesce a vincere un duello, leggero con il compagno, magra consolazione.

Valtteri Bottas 5: Stava svolgendo il suo compito di maggiordomo proteggi spalle nel migliore dei modi. Si comporta da Signore in una gara dove tutti fanno scorrettezze di ogni tipo evitando il tamponamento a Verstappen e rientrando in pista esattamente come si deve fare per regolamento. Perde posizioni nelle fasi di ripartenza e riagguanta un podio normale per la macchina che guida nel finale.

Lando Norris 5: Sparisce letteralmente dopo la bandiera rossa. Una gara anonima, senza passo, senza grinta. Una pista che forse non ha digerito e dove non ha saputo fare la differenza.

Sergio Perez 5: Perde la posizione su Leclerc alla prima partenza. Gli finisce addosso alla seconda partenza. Insomma, si rovina la gara da solo. Un’utilità per team pari a zero.

Yiki Tsunoda 5: Una pista difficile, condizioni folli, non erano certamente l’ambiente ideale per il debuttante giapponese. Una gara anonima ma non poteva fare molto di meglio se fosse stata una gara normale.

Max Verstappen 3: Ne ha fatte letteralmente di tutti i colori. La sua solita scorrettezza di spingere l’avversario che sorpassa all’esterno ormai è diventata uno boomerang. Per quanto la politica e la direzione gara non lo voglia punire non può rinnegare l’imbarazzo che provoca certi atteggiamenti troppo palesi. La frenata in faccia ad Hamilton quando doveva ridare non è solo scorretta, ma anche pericolosa. Il mondiale è nelle sue mani e lo può perdere solo lui se continua così.

Michael Masi 1: La sua carica di direttore di pista non giustifica il delirio di onnipotenza da cui si è fatto prendere durante la gara di Jeddah. Nessuna delle decisioni prese hanno senso, se non per favorire deliberatamente una delle due parti in lotta. In questo caso si tratta di mala fede. In sostanza deve tenere le sue mani lontane dalla lotta per il titolo. Una lotta che non gli riguarda!

I crucchi 6: L’idea di perdere fa decisamente emergere il peggio di Toto Wolff. La reazione al tamponamento di Hamilton a Verstappen è segno di una chiara reazione con “calma, dignità e classe!” Alla RedBull hanno un problema ben più grosso che la voglia di vincere di Hamilton, è l’intero team che ha una sola ossessione ormai.

I bibitari 5: Hanno puntato tutto sul loro favoritismo politico. Ogni scelta è stata fatta in funzione delle decisioni che puntualmente sono arrivate dalla direzione gara. Ora devono far comprendere a Verstappen che nell’ultima gara non può continuare con questo atteggiamento o perderà un titolo che aveva già vinto.

Il tracciato di Jeddah 5: Un tracciato tipico dei videogame automobilistici arcade dove ci sono tracciati cittadini improbabili che si percorrono a velocità immense. Vanno modificate un paio di cosette sia nella gestione che nel tracciato per avere senso correre a Jeddah.

Daniele Amore

Si ringrazia per la foto il gruppo facebook

Le cordiali gufate di Gianfranco Mazzoni

@lecordialigufate  · Campionato sportivo

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