MUGELLO – Ancora una volta, il pubblico italiano ha fatto sentire forte e chiaro il proprio dissenso verso Marc Marquez. Non sono bastati i colori rosso Ducati e nemmeno la vittoria nella sprint del sabato: il pilota spagnolo, da sempre al centro delle polemiche per il famigerato scontro con Valentino Rossi nel 2015, è stato accolto da una pioggia di fischi sul rettilineo del Mugello. E questa volta, a perdere le staffe non è stato il diretto interessato, ma il team manager della Ducati, Davide Tardozzi.
Davanti alle telecamere di DAZN, il dirigente bolognese ha affrontato la folla, visibilmente infastidito: dita sulle labbra per chiedere silenzio, urla e un’esclamazione che suona più come uno sfogo: “Oh mio Dio, è rosso!”, indicando la maglietta della squadra. Come a dire: “È uno di noi, ora applaudite”.
Ma davvero basta una tuta rossa per cancellare una decennale faida sportiva e personale? Il pubblico italiano, evidentemente, non la pensa così. Per molti tifosi – in particolare quelli fedelissimi a Valentino Rossi – Marquez resta il simbolo di quel 2015 maledetto, l’anno in cui il “Dottore” vide sfumare il suo decimo titolo mondiale in circostanze mai del tutto digerite. Rossi ha sempre sostenuto che Marquez, in combutta con Lorenzo, gli abbia “scippato” il mondiale. E la sua recente dichiarazione nel podcast di Andrea Migno lo conferma: per lui, il conto è ancora aperto.
Non è un caso che Mugello sia da anni un terreno ostile per Marquez. Dal 2016, la sicurezza attorno al box del pilota spagnolo è stata spesso rafforzata per evitare eccessi da parte dei tifosi. Ma ora che corre per Ducati, ci si aspettava un’accoglienza diversa? Forse sì, ma la memoria del tifoso italiano non è così corta – né così facilmente comprabile con una firma su un contratto.
E mentre Tardozzi cerca di educare il pubblico come se fosse un’aula scolastica, Rossi passeggia tranquillo nel paddock, osannato come sempre. Anche lui è al Mugello, stavolta nei panni di team owner della VR46. E anche se ha ridotto gli impegni in auto – lo abbiamo visto sfortunato protagonista alla 24 Ore di Le Mans con la BMW – il suo carisma resta intatto, così come l’amore incondizionato del pubblico tricolore.
Il tentativo di Ducati di “rieducare” i tifosi e riscrivere la narrazione su Marquez si scontra dunque con una realtà ben più radicata. Per molti, il numero 93 potrà anche guidare una Desmosedici, ma non sarà mai apprezzato come pilota. Ma anche se Marc Marquez può essere indigesto a tanti “tifosi” ducatisti, i fischi contro il pilota spagnolo rimangono la cosa più triste, brutta ed orrenda vista in questo fine settimana.
