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F1: Gp Ungheria, pagelle “incompetenti allo sbaraglio!” fi GM

Il detto reciterebbe: “Dilettanti allo sbaraglio”, ma equivarrebbe a dire che al muretto Ferrari, così come nello staff di progettazione, lavorano persone inesperte che si cimentano per passione. In realtà, la situazione è ben più grave: non si tratta di dilettanti, ma di professionisti lautamente retribuiti che, però, continuano a dimostrare di non essere all’altezza del compito. Dalla progettazione alla gestione della monoposto, il livello di incompetenza appare sistemico

Scuse e fandonie

A peggiorare il quadro, ci sono le dichiarazioni pubbliche, spesso contraddittorie o ridicole, con cui si tenta di giustificare l’ingiustificabile. Nessuno, nemmeno all’interno della squadra, sembra sapere perché la Ferrari, una settimana, riesca a conquistare una pole position e crolli in gara il giorno successivo accumulando venti secondi di distacco in appena venti giri. La verità è che manca una direzione tecnica solida e una comprensione coerente del mezzo. In sostanza, si ha la sensazione che nessuno, tanto a Maranello, che sul muretto in pista capisca veramente di macchine da corsa!

Leclerc, solo contro tutti

Charles Leclerc è l’unico che si salva da questo disastro annunciato. In Ungheria ha reagito con frustrazione, accusando pubblicamente il team, senza ricevere nemmeno un messaggio radio di spiegazione dal muretto. Poche ore dopo, però, è rientrato nei ranghi, raccontando la poco credibile storia del telaio difettoso. Una marcia indietro che ricorda il famoso dito indice di Binotto: un gesto autoritario, più volto al silenziare che al chiarire. Una resa degna di chi sa di lottare contro i mulini a vento.

Hamilton e la stoccata velenosa

Lewis Hamilton, sempre abile nelle dichiarazioni, ha dichiarato che, se fosse in Ferrari, cambierebbe pilota. Ma forse, con un po’ di lettura tra le righe, il senso era un altro: se fosse lui al comando della Rossa, non esiterebbe a licenziare l’intero team tecnico. La nostra visione rappresenta una stoccata amara ma tremendamente realistica.

Lando Norris – 10
Parte male, ma poi il muretto ci mette una pezza e gli confeziona una vittoria che, in futuro, farà perdere i capelli ad Andrea Stella. Ora si trova di nuovo a ridosso di Piastri… fino a quando non sprecherà di nuovo la sua occasione.

George Russell – 7
Ha fatto la sua gara, ha mantenuto il ritmo e, quando il suo avversario è crollato, ha semplicemente raccolto il terzo posto. Se solo smettesse di piagnucolare ogni volta che attacca o si difende, sarebbe anche più simpatico.

Gabriel Bortoleto – 7
Il ragazzo cresce bene, e cresce in fretta. È sempre più veloce e costante. In un team come la Sauber può soltanto migliorare.

Liam Lawson – 7
Non può dichiararlo apertamente, ma finire con la “Red Bull dei poveri” davanti addirittura a Max Verstappen dev’essere motivo di grande soddisfazione.

Oscar Piastri – 6
Ci ha provato, ma ancora una volta si è concentrato sul pilota sbagliato. Stavolta non è colpa sua: il muretto ha deciso, logicamente, di marcare Leclerc. Si è semplicemente trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Se avesse voluto vincere, avrebbe dovuto superare Norris invece di perdere due giri in tentativi inutili.

Fernando Alonso – 6
Una gara solida e priva di errori. Porta a casa punti importanti nella gara dove l’Aston Martin funziona al meglio. Fa ciò che un buon capitano dovrebbe fare.

Andrea Kimi Antonelli – 6
Il ragazzo è in ripresa. C’è ancora da lavorare, ma la direzione è quella giusta.

Charles Leclerc – 5
Una pole spettacolare, una prima parte di gara ottima, poi il disastro annunciato… che conosceva benissimo. Un leader non chiede di essere ascoltato: si impone. Lamentarsi via team radio non serve a nulla.

Lance Stroll – 5
La sua monoposto si trova a proprio agio sulla pista ungherese, ma lui non riesce a confermare la posizione di partenza, chiudendo dietro al debuttante Bortoleto.

Max Verstappen – 5
Anche un grande campione può accettare una strategia fallimentare. Almeno, però, si rimbocca le maniche e, con diversi sorpassi sopra le righe, recupera la zona punti. Peccato solo che sia arrivato dietro alla Racing Bulls.

Team Papaya – 8
Hanno la macchina migliore e possono permettersi di fare la strategia che vogliono. Prima vincono il mondiale, prima potremmo (forse) tornare a divertirci davvero.

Frecce d’Argento – 6
La monoposto non va, ma per loro fortuna c’è chi sta molto peggio. La distanza in campionato non è eccessiva: il secondo posto tra i costruttori è ancora alla portata.

Chez Vasseur – 3
Un disastro. Non solo per il risultato, ma per le “unghie sugli specchi” con cui, a fine gara, tenta di giustificare l’ecatombe. C’è materiale sufficiente per dimettersi con onore e dignità.