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F1:GP Australia Pagelle ” E’ durato troppo poco!” di GM

Il campionato di F1 2026 è iniziato in mezzo a mille polemiche. Senza giri di parole, questa stagione nasce troppo simile al 2014, anno in cui le regole sulle motorizzazioni cambiarono in modo talmente radicale da consentire a un solo costruttore di sfruttarne il potenziale al massimo. La Mercedes e Toto Wolff ci sono riusciti ancora una volta. Il peso politico della stella a tre punte — che negli anni aveva lasciato campo libero prima a Red Bull, poi a McLaren — è tornato a dettare legge.

Regole scritte su misura e concorrenza che abdica

Intendiamoci, non c’è nessuna violazione del regolamento da parte del costruttore tedesco. Non si possono violare regole che si sono scritte apposta per essere blindate attorno a ciò che il proprio staff tecnico era in grado di realizzare. Il vero problema resta la concorrenza: sia perché accetta ciò che viene imposto pur avendo un peso politico paragonabile — e il riferimento alla Ferrari non è casuale — sia perché pensa di poter giocare la propria partita sul terreno deciso dall’avversario, in barba alle regole basilari dell’arte della guerra. E anche in questo caso il riferimento alla Honda è più che evidente.

I piloti si adattano: dalla velocità alla gestione

Infine, i piloti. Tutti si lamentano: chi vince perché non ha stravinto, chi perde perché non riesce a spiegarsi come abbia potuto difendersi con un distacco in qualifica così abissale. La verità è che, come ogni automobilista moderno che passa da una motorizzazione tradizionale a una ibrida complessa nella gestione della componente elettrica, anche i piloti di F1 devono imparare a gestire questa nuova criticità. Al pilota moderno non si chiede solo di essere veloce in curva, ma di saper essere gestore, tattico e tecnicamente preparato. Del resto, il gesto tecnico del sorpasso all’esterno nelle curve 10 e 11 un pilota come Leclerc lo compie comunque, al di là delle lamentele di chi non sa fare altrettanto.

George Russell 10: Una vittoria scontata, facilitata dalla scelta tattica della concorrenza. Poteva vincere più facilmente ma non è stato così. Un piccolo neo in un’affermazione comunque netta.

Max Verstappen 8: Una bella rimonta. Il campione olandese non si è divertito come al solito, ha rimontato senza sforzo per poi piantarsi alle spalle della McLaren per un evidente limite di power unit. Non è contento, ma se fosse partito più avanti Russell avrebbe avuto due motivi di preoccupazione, non solo Leclerc.

Oliver Bearman 8: Una bella gara. Il team non fa errori durante le safety car e il giovane britannico ripaga la fiducia del team con un passo gara decisamente buono e qualche battaglia senza timore reverenziale.

Charles Leclerc 7: Una bella partenza e una prima parte di gara dove ha fatto sognare i tifosi con gesti tecnici di pilotaggio commoventi. Una tattica eccessivamente conservativa lo toglie però dalla bagarre. Il sorriso a fine gara mette ottimismo.

Lewis Hamilton 7: Una bella gara anche del sette volte campione del mondo. Una monoposto che risponde al suo modo di guidare. Fallisce la qualifica ma in gara mostra che il passo c’è. La lamentela su una necessità di tattica differenziata era corretta, ma per avere il carisma per decidere le tattiche di gara deve stare davanti a Leclerc. Una cosa tutt’altro che facile.

Lando Norris 7: Una gara onesta. Non ha la stessa monoposto del vincitore nonostante abbia lo stesso motore. Nonostante ciò, riesce a portare a casa punti importanti. Sicuramente meglio della figuraccia del suo compagno di team.

Arvid Lindblad 7: Un bel debutto, migliore di tutti i piloti Red Bull a parte il capitano Verstappen. Una promessa, una garanzia, un ragazzino che farà parlare tanto delle sue prestazioni.

Gabriel Bortoleto 7: Il debutto dell’Audi non poteva essere migliore. Macchina a punti, passo discreto e un pilota giovane che sa come essere solido come la roccia che ha come compagno di team.

Pierre Gasly 7: La cosa migliore che potessero fare all’Alpine è avere la power unit migliore del lotto. Ora devono solo farla funzionare bene con un telaio all’altezza delle prestazioni del pilota francese.

Kimi Antonelli 6: Parte male, ma guida una Mercedes e non deve fare altro che compiere il suo compitino nel migliore dei modi. Per ora è lo scudiero perfetto, come Patrese con Mansell o Trulli con Alonso: un ruolo che si addice bene agli italiani.

Le Frecce d’argento 10: Hanno scritto le regole, nessuno le ha capite e come al solito sono davanti. Non è solo una questione di power unit: sarebbero davanti anche gli altri motorizzati della stella a tre punte.

Chéz Vasseur 7: Un errore tattico toglie a Leclerc e Hamilton la possibilità di continuare la battaglia, ammesso che ci fossero le condizioni di competitività. Una prestazione altalenante. Si deve solo capire se è un disastro come sabato o c’è moderato ottimismo come domenica.

I bibitari 6: Una monoposto si frigge, l’altra si pianta alle spalle della McLaren nonostante il talento immenso di Verstappen.

Papaya team 5: Un pilota non parte. Credo che dovranno chiamare lo psicologo già dalla prima gara.

La FIA 3: Nuove regole, nuovo pasticcio, un work in progress inaccettabile per la categoria più importante del motorsport mondiale. E non finisce qui.

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