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KTM boccia la moto unica in MotoGP e apre al budget cap sul modello F1

KTM prende posizione sul futuro della MotoGP e boccia senza mezzi termini l’ipotesi di introdurre una sola moto per pilota durante i weekend di gara. Il costruttore austriaco si dice invece favorevole a un sistema di contenimento dei costi ispirato al budget cap già utilizzato in Formula 1.

A parlare è stato Gottfried Neumeister, amministratore delegato di KTM, che ha ribadito la necessità per la MotoGP di intervenire sulle spese senza però compromettere lo spettacolo offerto in pista. Secondo il manager austriaco, esistono infatti diverse aree nelle quali sarebbe possibile ridurre i costi senza intervenire direttamente sulle dinamiche delle gare.

«Come costruttori dobbiamo fare la nostra parte», ha spiegato Neumeister, sottolineando l’importanza di trovare un equilibrio tra sostenibilità economica e competitività.

Tra gli esempi citati dal dirigente KTM c’è il carburante sostenibile che entrerà nel regolamento MotoGP dal 2027. L’idea è quella di valutare soluzioni comuni tra i costruttori, evitando che ogni squadra debba sostenere individualmente gli elevati costi legati allo sviluppo.

Una possibile standardizzazione di alcuni componenti, secondo Neumeister, permetterebbe quindi di ridurre gli investimenti senza togliere ai costruttori la possibilità di sviluppare le proprie tecnologie negli ambiti realmente determinanti per le prestazioni.

KTM contraria alla moto unica

La posizione di KTM è invece molto netta sulla proposta di eliminare la seconda moto dai box.

Neumeister ha definito la casa austriaca «completamente contraria» a questa soluzione, ritenendo che una riduzione del numero di moto disponibili potrebbe avere conseguenze dirette sullo spettacolo della MotoGP.

Il problema principale riguarda soprattutto le cadute. Con una sola moto a disposizione, un pilota che dovesse danneggiare pesantemente la propria macchina sarebbe costretto ad attendere le riparazioni prima di poter tornare in pista. Nei casi più seri, un incidente potrebbe quindi compromettere un’intera sessione o addirittura il resto del weekend.

«Non mi piace la regola della moto unica, perché i piloti devono poter arrivare al limite, tornare ai box dopo una caduta e salire sulla seconda moto», ha spiegato Neumeister.

Per KTM, la possibilità di avere una seconda moto rappresenta quindi una componente importante del DNA delle corse. Il risparmio ottenuto eliminandola non sarebbe sufficiente, secondo il costruttore, a compensare l’impatto che la misura potrebbe avere sulla competizione.

Il modello Formula 1 per contenere i costi

KTM guarda invece con interesse all’introduzione di un vero e proprio tetto ai costi. Il modello di riferimento è quello adottato dalla Formula 1, dove il budget cap ha l’obiettivo di limitare la spesa delle squadre e ridurre le differenze economiche tra i partecipanti.

Neumeister considera questa strada più coerente con le esigenze della MotoGP, a patto che il sistema venga studiato con attenzione e condiviso da tutti i costruttori.

«Penso che un cost cap sarebbe una buona cosa per la MotoGP», ha dichiarato il CEO di KTM, evidenziando come un limite alla spesa possa offrire ai diversi costruttori opportunità più equilibrate.

Il tema assume particolare importanza in vista del 2027, quando la MotoGP entrerà in una nuova era tecnica con il passaggio ai motori da 850 cc e l’introduzione di un regolamento profondamente rinnovato. Lo sviluppo delle nuove moto potrebbe richiedere investimenti significativi e accentuare le differenze tra i costruttori con maggiori risorse economiche e quelli con budget più contenuti.

Per KTM, dunque, il contenimento dei costi non dovrebbe passare dalla riduzione degli strumenti a disposizione dei piloti, ma da regole capaci di controllare gli investimenti complessivi.

«Bisogna mettere le persone intorno a un tavolo e ascoltare prima di trovare le soluzioni migliori per lo sport», ha concluso Neumeister.

Il confronto sul futuro economico della MotoGP è quindi destinato a proseguire. La posizione di KTM evidenzia una distinzione precisa: ridurre i costi sì, ma senza intervenire su quegli elementi che possono modificare direttamente il modo in cui i piloti affrontano le gare.

Alessio Mazzocco
Alessio Mazzoccohttps://www.giornalemotori.com
Appassionato di fotografia e di motori

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