Il “caso fisco” agita il paddock della Formula 1 e costringe Valtteri Bottas a correre ai ripari. Nelle ultime ore, il pilota finlandese è finito al centro delle polemiche per alcune frasi pronunciate alla vigilia del weekend di gara, in cui esprimeva il timore dei piloti di correre a Imola — eventuale tappa di riserva per la conclusione del campionato in caso di cancellazione delle gare in Medio Oriente — a causa delle recenti verifiche fiscali avviate in Italia.
La vicenda trae origine dai controlli della Guardia di Finanza, che ha recapitato richieste formali a diversi piloti del Circus affinché presentino le dichiarazioni dei redditi sui compensi percepiti nel Paese. Intercettato dai media, Bottas si era lasciato andare a una battuta sulla preferenza per mete “più economiche” come Abu Dhabi, scatenando immediate reazioni critiche.
Un’interpretazione che il driver ha voluto rispedire al mittente, chiarendo la propria posizione ai microfoni di Sky Sports F1:
“È uno di quei classici esempi in cui ho spiegato una situazione complessa e sono stati estrapolati solo i passaggi per farmi passare in cattiva luce”, ha spiegato Bottas. “Onestamente, noi piloti non abbiamo alcun problema a pagare le tasse, a patto di saperlo in anticipo. Gareggiamo in tantissimi Paesi e in oltre la metà di essi c’è una tassazione specifica; lo accettiamo, purché le regole siano chiare”.
Il vero nodo della questione, secondo Bottas, riguarda la retroattività e la mancanza di comunicazioni precedenti da parte delle autorità:
“È frustrante che in questo caso siano andati a scavare indietro di sette o otto anni. Ci è sempre stato detto che non c’era bisogno di presentare alcuna dichiarazione per l’Italia, altrimenti lo avremmo fatto. La richiesta è arrivata all’improvviso e si tratta di una cifra considerevole. È normale che la cosa dia fastidio, ma la frustrazione nasce dal non essere stati informati per tempo”.
Sulla stessa linea d’onda, ma con toni decisamente più tranchant, si è espresso il quattro volte campione del mondo Max Verstappen, che ha liquidato la polemica con un laconico: “Non c’è alcun problema di tasse. Devi semplicemente pagarle”. Decisamente più ironico, invece, il giovane pilota della Haas Ollie Bearman, che ha stemperato la tensione scherzando sul fatto che, almeno per ora, la complicazione fiscale in Italia sia una preoccupazione «decisamente meno rilevante» per le sue tasche rispetto a quelle dei colleghi più esperti.


In Canada, nel 2016, accadde la stessa cosa. Il fisco locale CRA un bel giorno si svegliò e chiese alle scuderie (che poi si rifecero sui piloti) Ferrari inclusa di pagare le imposte dovute sin dal 2010! Qui è successa la stessa cosa, dopo le mie denunce prima all’Agenzia delle Entrate, poi con gli esposti a firma del legale di cui mi avvalgo – e che coraggiosamente li ha sostenuti- prima alle Procure della Corte dei Conti poi alla Guardia di Finanza di Bologna, che finalmente ha chiuso il cerchio. Cento milioni di Euro incassati (secondo il Carlino). Peccato per quelli andati persi (almeno altrettanti) per la prescrizione di quegli anni…