Il Gran Premio del Giappone ha regalato alla MotoGP una delle sorprese tecniche più interessanti del weekend di Motegi. Protagonista inattesa è stata la gomma posteriore hard portata da Michelin, inizialmente considerata quasi esclusivamente una soluzione di emergenza e poi diventata la scelta dell’intera griglia per la gara della domenica.
Una situazione sulla quale Francesco Bagnaia non ha cercato giustificazioni. Secondo il pilota Ducati, la responsabilità di non aver scoperto prima il potenziale dello pneumatico è stata anche dei piloti, che avevano sostanzialmente escluso la hard dai programmi di lavoro di venerdì e sabato.
La hard Michelin ignorata da tutto il paddock
L’incertezza era legata soprattutto alle caratteristiche del nuovo asfalto di Motegi. In assenza di dati precedenti, Michelin aveva deciso di portare tre differenti opzioni per la gomma posteriore.
Soft e medium utilizzavano costruzioni più tradizionali, mentre la hard disponeva di una carcassa rinforzata, simile alle soluzioni utilizzate nei circuiti particolarmente impegnativi per lo pneumatico posteriore.
Proprio questa caratteristica aveva spinto molti piloti a considerarla soprattutto una gomma di sicurezza, da utilizzare soltanto in circostanze particolari.
Il risultato è stato che nessuno l’ha realmente presa in considerazione nelle prime due giornate del Gran Premio.
Una valutazione che, con il senno di poi, si è rivelata sbagliata.
Il blistering cambia completamente la situazione
La situazione è cambiata dopo la Sprint del sabato.
Le elevate temperature generate dal nuovo asfalto e il ritmo particolarmente sostenuto hanno provocato problemi di blistering su diversi pneumatici posteriori.
Bagnaia era stato uno dei piloti maggiormente penalizzati: le vibrazioni provenienti dalla gomma erano diventate progressivamente più intense, costringendolo infine a rientrare ai box prima della conclusione della Sprint.
Problemi erano emersi anche sulla medium, rendendo evidente che per la gara lunga sarebbe stato necessario valutare una soluzione differente.
Michelin ha quindi ritirato la soft dall’allocazione per il Gran Premio, mantenendo disponibile la medium ma raccomandando l’utilizzo della hard rinforzata.
Una scelta che ha costretto squadre e piloti a rivedere completamente i programmi.
Bagnaia: «È stato un nostro errore»
La MotoGP ha concesso ai piloti un warm-up più lungo per consentire di provare la gomma che fino a quel momento era rimasta praticamente sconosciuta.
Ed è proprio in quel momento che è arrivata la sorpresa.
La hard ha immediatamente mostrato un livello prestazionale decisamente superiore alle aspettative, tanto che diversi piloti sono riusciti a migliorare i propri riferimenti rispetto alla medium.
Bagnaia ha riconosciuto apertamente che sarebbe stato opportuno provarla prima.
Secondo Pecco, il fatto che lo pneumatico fosse stato inizialmente presentato come una soluzione di riserva aveva inevitabilmente spinto i piloti a concentrarsi sulle altre alternative.
Il precedente, però, dovrebbe rappresentare una lezione per il futuro: quando sono disponibili più specifiche, provarle tutte può evitare di scoprire soltanto all’ultimo momento che la soluzione apparentemente meno interessante è in realtà quella più efficace.
Una hard soltanto nel nome
A rendere ancora più particolare la situazione è stata la costruzione dello pneumatico.
La definizione “hard”, infatti, poteva risultare fuorviante.
Michelin aveva utilizzato una carcassa rinforzata abbinata però a una mescola relativamente morbida, creando quindi una soluzione differente rispetto alla tradizionale interpretazione di una gomma dura.
Questa combinazione ha garantito la resistenza necessaria per affrontare le sollecitazioni generate dal nuovo asfalto di Motegi senza rinunciare completamente al grip.
Il risultato è stato convincente al punto che tutti i piloti hanno scelto la hard posteriore per il Gran Premio.
Marc Marquez dimostra il potenziale della gomma
Il risultato della gara ha ulteriormente confermato la bontà della soluzione.
Marc Marquez ha conquistato la vittoria con la Ducati, completando il Gran Premio con un tempo complessivo sensibilmente più rapido rispetto a quello registrato nella precedente edizione.
La hard rinforzata, temuta soprattutto dai piloti Ducati dopo alcune precedenti esperienze poco favorevoli con costruzioni simili, si è quindi trasformata nell’opzione migliore disponibile a Motegi.
Per Bagnaia, tuttavia, la nuova gomma non è stata sufficiente a risolvere i problemi.
Bagnaia solamente ottavo con la Ducati GP26
Il due volte campione del mondo MotoGP ha concluso la gara in ottava posizione, con oltre venti secondi di ritardo dal compagno di squadra Marc Marquez.
Bagnaia è stato comunque il secondo miglior pilota Ducati al traguardo, ma il risultato non può essere considerato soddisfacente.
Il problema, secondo Pecco, non riguarda semplicemente la velocità pura o le sensazioni sulla moto.
L’italiano ha spiegato di non riuscire a replicare alcune delle manovre e delle prestazioni che i piloti più veloci riescono a ottenere con la stessa base tecnica.
Una situazione particolarmente difficile da accettare proprio a Motegi.
Il confronto con il 2025 aumenta la frustrazione
Il circuito giapponese rappresentava infatti un riferimento importante per Bagnaia.
Dodici mesi prima Pecco era stato estremamente competitivo su questa pista, riuscendo a sfruttare perfettamente le caratteristiche della Ducati.
Proprio per questo motivo le difficoltà incontrate nel 2026 assumono un peso ancora maggiore.
Su circuiti dove aveva già faticato in passato, secondo Bagnaia, può diventare più difficile stabilire quanto dipenda dalla moto e quanto dalle caratteristiche della pista. A Motegi, invece, il pilota disponeva di riferimenti molto chiari sulle prestazioni che era stato capace di ottenere.
Il confronto ha quindi reso ancora più evidente la situazione attuale.
Ducati continua a lavorare sulla GP26
Bagnaia ha comunque riconosciuto il lavoro svolto dalla propria squadra durante il fine settimana.
Gli interventi sull’elettronica e sull’assetto hanno permesso di estrarre il massimo possibile dalla GP26, ma secondo il pilota italiano non c’era margine per ottenere molto di più nelle condizioni attuali.
Il weekend giapponese si chiude quindi con due indicazioni completamente differenti per Ducati.
Da una parte Marc Marquez ha portato la Desmosedici alla vittoria, confermando ancora una volta il potenziale tecnico della moto. Dall’altra Bagnaia continua a incontrare difficoltà nel ritrovare le sensazioni e la competitività che lo avevano reso il riferimento della Casa di Borgo Panigale nelle stagioni precedenti.
Bagnaia celebra anche il traguardo di Gigi Dall’Igna
La vittoria di Motegi ha inoltre rappresentato un risultato particolarmente significativo per Ducati e Gigi Dall’Igna, arrivato al traguardo delle 100 vittorie MotoGP sotto la sua guida tecnica.
Bagnaia ha avuto un ruolo fondamentale nella costruzione di questo risultato, essendo uno dei piloti che maggiormente hanno contribuito ai successi Ducati degli ultimi anni.
Pecco ha riconosciuto il valore del lavoro svolto da Dall’Igna, pur ammettendo con rammarico di non essere riuscito nelle ultime stagioni a contribuire al conteggio delle vittorie quanto avrebbe voluto.
Per Bagnaia, però, il problema più urgente rimane un altro: comprendere perché una pista sulla quale dodici mesi prima riusciva a essere estremamente competitivo sia diventata così complicata con la GP26.
La sorprendente gomma hard Michelin ha risolto l’emergenza pneumatici di Motegi. Non è però riuscita a risolvere il rebus più importante del box Ducati: riportare Francesco Bagnaia nelle posizioni che gli competono.

